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"I processi veloci sono un falso mito", intervista al professor Orazio Abbamonte PDF Stampa
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di Viviana Lanza

 

Il Riformista, 5 aprile 2021

 

Avvocato e docente universitario, Orazio Abbamonte è uno storico del diritto e tra i più stimati amministrativisti.

 

Il Tar e il Consiglio di Stato veramente costituiscono un problema per l'efficienza degli appalti pubblici?

"Non ho difficoltà a rispondere. Per beneficio del lettore, devo chiarire di farlo da avvocato amministrativista, vale a dire dal lato di chi ha il compito di far valere ragioni di parte davanti ad un giudice. E le ragioni di parte non sono affatto necessariamente 'partigiane'; anzi, sono spesso quelle più genuine (non incrostate di potere), quelle che vengono da aspirazioni frustrate dall'Amministrazione, che troppo di frequente devia dai suoi fini per i motivi più vari, quasi mai difendibili in un aperto confronto. Quelle dell'Amministrazione sono ragioni che si fanno forti del potere".

Dove si annidano le principali criticità del sistema?

"Credo, nella banalizzazione di alcuni seri problemi, in un populistico pregiudizio che ha creato due gravi conseguenze. Anzitutto: è stato introdotto un rito speciale (tutto quanto è speciale è contro la linearità del diritto) a servizio dei contratti pubblici. I processi che li riguardano normalmente s'esauriscono nello spazio di pochi mesi: 'efficientissimi'. Tutti gli altri giudizi, spesso e volentieri s'esauriscono per stanchezza di chi li ha introdotti dopo lustri. Quando arriva la sentenza - se arriva, e non è detto - non interessa più a nessuno. Insomma, avrebbe detto non sbagliando un vetero-marxista, una giustizia borghese, per privilegiati".

 

Almeno garantisce l'efficienza degli appalti?

"E questo è il secondo effetto della banalizzazione populistica. In un certo senso, si realizza efficienza. Ma bisogna intendersi sul concetto di efficienza. Se efficienza è arrivare - come che sia - a un risultato, non posso negare che la giustizia amministrativa (per i soli appalti) a questo giovi. Se nell'area del concetto di efficienza c'immettiamo anche legalità e trasparenza - due valori per i quali si lottò con sangue asperso per lo Stato di diritto - non mi sentirei di dirlo. Tutto questo sciocco correre solo dietro tempi brevi, si risolve in un dato di comune esperienza per chiunque bazzichi le aule della giustizia amministrativa: quando si difende un'aggiudicazione, si vince facile. Quando si cerca di far valere l'illegalità di un'aggiudicazione, è necessario scalare montagne: in genere si precipita in crepacci. Più che efficienza, la definirei diritto tribale: un diritto che si pone a servizio dello stato di fatto. I disincantati napoletani da sempre dicono: "Articolo quinto, chi tiene in mano ha vinto".

 

Quali soluzioni bisognerebbe attuare per migliorare la giustizia amministrativa e snellire le procedure che incidono sulla crescita economica del paese?

"Anzitutto, dovrebbe prevalere molto più la sostanza sulle forme. La gran parte dei giudizi amministrativi si risolvono sull'interpretazione di parole: vale a dire su verbalismi, cui non corrisponde alcunché di vero rispetto a quel che poi si sperimenta nell'esecuzione degli appalti. Lo sanno tutti, le cose vanno da una parte, il diritto dall'altra. In secondo luogo, si dovrebbe capire che la Civiltà - culturale e giuridica - non può risolversi nella sola celerità: gli animali azzannano la preda; gli uomini, che anelino a distinguersi dalle bestie, danno spazio anche ad altro. Altro è rispetto delle regole, valorizzazione dei meriti, cura dell'interesse generale. Vasto programma, avrebbe detto il generale de Gaulle: ne va, appunto, del processo di civilizzazione".

 

 

 

 

 

 

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