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Niger, il crocevia dei traffici d'Africa nel pugno dei jihadisti PDF Stampa
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di Tanguy Berthemet*


La Repubblica, 7 aprile 2021

 

Il nuovo presidente Mohamed Bazoum, da poco insediatosi come capo di uno degli Stati più poveri del mondo, dovrà prepararsi a numerose sfide; oltre alle contestazioni politiche dovrà confrontarsi con l'aggressiva penetrazione dei gruppi terroristici spesso n lotta tra loro. Mohamed Bazoum, presidente del Niger eletto lo scorso febbraio, non si è insediato fino al 2 aprile, eppure nei mesi intercorsi tra elezione e giuramento è stato vittima di un tentativo di colpo di Stato.

Un episodio più simile a una sommossa bloccata in tempo che a un vero e proprio colpo di mano, ma ciò la dice lunga sulle difficoltà politiche e i problemi di sicurezza che attendono il nuovo capo dello Stato. Questo fatto si somma alle manifestazioni dell'opposizione, che non accetta i risultati delle urne e grida al broglio, e anche alla riapparizione delle violenze islamiste che, dopo un periodo di tregua, hanno causato parecchie decine di morti nelle ultime settimane.

Il tentato colpo di Stato - "Il colpo di Stato" ha preso il via davanti alle cancellate della vasta tenuta presidenziale, a Niamey, nella notte tra il martedì e il mercoledì precedenti l'insediamento. Poco prima delle delle tre di notte, una serie di colpi di arma da fuoco rimbombavano nell'aria. "Per mezz'ora la sparatoria è stata intensa, con armi pesanti e leggere", ha dichiarato a France Presse un abitante del quartiere Plateau, dove si trova la residenza del presidente. Gli assaltanti non sono riusciti a entrare nel palazzo e la situazione, il giovedì, era di calma. Il governo ha immediatamente denunciato "un tentativo di colpo di Stato", "un atto vile", senza precisare altro. Secondo fonti ufficiali, all'origine di questo sommovimento ci sarebbero dei militari e sarebbero stati effettuati "numerosi arresti", mentre prosegue la "frenetica ricerca" di altri golpisti.

Il ruolo dell'esercito - Un ufficiale dell'aeronautica è sospettato di esserne l'organizzatore, insieme a uomini delle Forze speciali d'informazione e sicurezza, un corpo d'élite. "Hanno tra loro vincoli stretti e non accettano la sconfitta", afferma un responsabile nigerino. Il potere accusa una parte dell'esercito di essere vicino all'opposizione, di avere addirittura istigato le violente manifestazioni seguite all'annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali. A fine febbraio, con queste accuse è quindi finito in carcere Moumouni Boureima, ex Capo di Stato Maggiore, insieme a Hama Amadou, uno dei principali oppositori. "Sono note le tensioni che pervadono il tessuto dell'esercito e questo colpo di mano non è del tutto una sorpresa. Lo è invece che siano riusciti a organizzarsi, perché quella frangia inquieta di militari è tenuta sotto attenta osservazione, in questo periodo", afferma uno specialista in sicurezza del Sahel.

Inquietudine non priva di fondamento. L'arrivo al potere di Mohamed Bazoum, che succede a Mahamadou Issoufou e a cui è molto vicino, rappresenta la prima transizione pacifica del potere nella storia del Niger. Un debutto, in un paese segnato dai colpi di Stato; ne ha vissuti infatti quattro - il primo, nel 1974, ebbe come bersaglio Hamani Diori e l'ultimo, nel 2010, rovesciò Hamani Diori - oltre a un numero notevole di tentativi.

L'islamismo armato - Eppure l'agitazione dei militari e le pressioni dell'opposizione non sono le sfide più difficili che il nuovo presidente dovrà affrontare. L'influsso dell'islamismo armato non smette di estendersi nel Niger e sulle sue popolazioni, complici le fragilità di uno degli Stati più poveri del mondo. La prova più evidente la si è avuta il 21 marzo: proprio lo stesso giorno in cui la Corte costituzionale confermava la vittoria di Mohamed Bazoum, almeno 137 persone venivano assassinate in tre villaggi nei dintorni di Tilia, una città a nord di Niamey, vicina alla frontiera con il Mali. In un comunicato il governo ha dichiarato che "banditi armati" hanno assalito i borghi di "Intazayene, Bokorate e degli accampamenti nella zona di Akifakif". Tuareg e, in minor numero, Djerma, ne sarebbero rimasti vittime.

Quando si sono verificati quegli attacchi mortali sono anche avvenuti saccheggi e furti di bestiame nel vicino Mali. Sei giorni prima c'era stato un massacro nella regione delle tre frontiere, una zona a cavallo tra Niger, Mali e Burkina Faso; quasi 60 civili uccisi e, oltretutto, le vittime erano state scelte. "Gruppi di individui armati non ancora identificati hanno scorto quattro veicoli che trasportavano passeggeri di ritorno dal mercato settimanale di Bani Bangou (...). Questi individui hanno vigliaccamente e crudelmente giustiziato i passeggeri, bersagli mirati", spiegava un comunicato del governo. A gennaio, nella stessa zona, un centinaio di persone erano state assassinate.

Tali massacri non sono stati rivendicati ma sono avvenuti in luoghi in cui la presenza dello Stato Islamico del Grande Sahara (SIGS) è forte, soprattutto nella regione di Tahoua. In quest'area estesissima, dove lo Stato è praticamente assente, le popolazioni locali si sono organizzate in milizie. Secondo una fonte che interviene nelle mediazioni locali, nei due mesi precedenti le milizie avevano intensificato i raid contro le comunità di lingua fula e i Daoussak (entrambe popolazioni di lingua ovest-atlantica, particolarmente numerose in Nigeria, Niger, Mali, Guinea, Camerun e Senegal. Sono soprattutto pastori e agricoltori. N.d.T.). "I massacri sono quindi, almeno in parte, una specie di vendetta dopo quei raid oppure un richiamo all'ordine da parte dello SIGS", spiega la nostra fonte.

Uno snodo importante per i traffici - Da mesi il SIGS accresce la pressione in questa zona del Niger e sulla città di Tassara, che è controllata da gruppi armati arabi e rappresenta uno snodo importante per il controllo delle vie del commercio e di vari traffici, molto redditizi, tra il nord -verso l'Algeria, la Libia o il Marocco - e la città di Gao, a sud. Un interesse di tipo strategico, dunque. Gli osservatori temono che se Niamey non interviene le milizie locali, per proteggersi, ricorrano al grande rivale del Sigs, e cioè il Gruppo di sostegno all'Islam e ai musulmani (Gsim), legato ad Al Qaeda e, per il momento, ancora poco attivo nel Niger. Una prospettiva che di certo non facilita l'incarico, già molto arduo, di Mohamed Bazoum.

 

*Traduzione di Monica Rita Bedana)

 

 

 

 

 

 

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