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Busto Arsizio. La seconda chance di Max: da detenuto a una nuova vita PDF Stampa
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di Sara Pasino


malpensa24.it, 7 aprile 2021

 

Max fa scorrere le dita su una vecchia fotografia di sua moglie e dei suoi figli, ancora bambini. Gli occhi lucidi scrutano i loro volti nella consapevolezza che ormai quei bambini sono degli adolescenti, se non adulti. Sono ormai quasi 5 anni che Max non vede la sua famiglia a Santo Domingo. Sono ormai quasi 5 anni che Max è stato arrestato a Malpensa perché trasportava degli ovuli di cocaina. Ma ora la sua vita sta prendendo un'altra piega, grazie all'associazione di Busto Arsizio Casaringhio che gli ha dato una seconda opportunità.

Max vive a Gallarate, ma la sua residenza è ancora il carcere di Busto Arsizio, nonostante sia uscito da circa un anno. È stato condannato per aver trasportato della cocaina che aveva ingoiato a Malpensa, dove è stato scoperto proprio perché due di quegli ovuli si erano aperti nella bocca del suo stomaco. "Sentivo che qualcosa non andava, non riuscivo a distinguere i colori, avevo le allucinazioni. Ecco perché mi hanno subito portato in ospedale dove sono stato operato allo stomaco e da lì è iniziato il mio periodo di prigionia per scontare una pena originaria di 4 anni".

L'uomo di origini italiane da anni viveva a Santo Domingo dove lavorava come pescatore, ma tornava spesso in patria per degli impieghi da muratore che gli permettevano di mantenere la moglie e i 5 figli. "Ma il mare aveva iniziato a ribellarsi, poco pesce, tanta plastica. Fiumi di rifiuti che rendevano il nostro lavoro impossibile", racconta Max spiegando come mai si è fatto coinvolgere nel traffico illecito di droga.

"Giravano voci che era un modo facile per fare soldi e ho pensato alla mia famiglia e come mantenerla, quindi ho accettato. Ma ovviamente è stato un grande errore". Uno sbaglio che gli è costato caro, perché, oltre alla pena di 4 anni, che è poi stata ridotta per buona condotta, Max deve pagare una multa da 15 mila euro: è questo il vero ostacolo che gli impedisce di tornare a Santo Domingo.

"Sono passato dalle sbarre di un carcere a una galera più grande perché sono bloccato qui. E quando sono uscito di prigione non avevo né un'occupazione, né soldi, né una casa. Dormivo all'ospedale di Gallarate. Trovare lavoro è stato assolutamente impossibile tra la crisi da Covid e i pregiudizi che le persone hanno nei confronti degli ex detenuti". Ma c'è qualcuno che ha abbattuto le barriere degli stereotipi e ha dato a Max una seconda chance.

È stata l'associazione Casaringhio di Busto Arsizio che lo ha subito coinvolto con delle azioni di volontariato, gli ha fatto fare servizi socialmente utili, aiutandolo a scrivere un curriculum professionale. "Tutti si meritano una seconda opportunità e noi abbiamo subito capito che Max era una persona onesta che aveva solo fatto un errore nella sua vita. Abbiamo chiesto a tutte le persone che conoscevamo se potevano dargli un lavoro, e dopo innumerevoli rifiuti finalmente Gabriele Ohannassian, il proprietario della A & G Group gli ha permesso di fare un colloquio", raccontano i volontari Sara Vega e Federico Riva.

Un primo incontro che è subito andato in porto, tanto che da circa un mese Max ha un contratto a tempo determinato come magazziniere a Cassano Magnago e vede finalmente una luce in fondo al tunnel. "I soldi che mi mancano per tornare dai miei figli sono tanti, ma ora ho una speranza. Il lavoro mi ha restituito la dignità di rimettere in piedi ciò che avevo perso.

L'unica cosa che voglio è riabbracciare la mia famiglia", conclude Max ringraziando di cuore i giovani bustocchi che per primi hanno creduto in lui. E che ora vogliono continuare ad aiutare chi è in difficoltà, soprattutto tramite il lavoro. "Non ci interessa l'assistenzialismo. Noi vogliamo dare occasioni di rinascita. Per questo vorremmo far partire dei progetti con le piccole e medie imprese del territorio che potrebbero beneficiare dall'assumere persone che hanno difficoltà o un passato burrascoso e allo stesso tempo dal loro una seconda chance".

 

 

 

 

 

 

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