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I cronisti intercettati? La legge è uguale per tutti PDF Stampa
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di Piercamillo Davigo


Il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2021

 

In questi giorni ci sono state ulteriori polemiche sulle intercettazioni. Per poterne discutere è opportuno avere chiari alcuni termini del problema. Secondo la Costituzione della Repubblica Italiana (art. 15) la limitazione della libertà e della segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione si applica "soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria e con le garanzie stabilite dalla legge".

Questo primo dato spazza via i confronti numerici fra le intercettazioni fatte in Italia e quelle fatte all'estero. Mentre in altri Stati l'esecutivo può disporre intercettazioni, in Italia tutte le intercettazioni devono essere disposte o autorizzate dall'autorità giudiziaria: persino quelle effettuate dai servizi di sicurezza per ragioni diverse da quelle collegate a processi penali devono essere autorizzate da un magistrato (nella specie il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Roma).

Quando si afferma che negli Stati Uniti d'America si fanno meno intercettazioni che in Italia si dice una cosa non vera. Certo che negli Usa ci sono meno autorizzazioni giudiziarie, ma, per esempio, la National Security Agency effettua centinaia di milioni di intercettazioni (fra l'altro intercettò anche i vertici politici europei) senza alcun bisogno di autorizzazioni giudiziarie. Quanto alle garanzie previste dalla legge, in ambito processuale, le intercettazioni devono essere autorizzate dal giudice. In casi di urgenza il pubblico ministero può disporle direttamente, ma immediatamente e comunque entro 24 ore deve chiedere la convalida al giudice e se questa non interviene nelle successive 24 ore, le intercettazioni non possono proseguire e i risultati non sono utilizzabili. Le intercettazioni possono essere disposte solo per determinati reati (quelli puniti con pena superiore nel massimo a cinque anni di reclusione e altri specificati) e l'autorizzazione può essere data solo se è assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini.

Ottenuta l'autorizzazione, il pubblico ministero può disporre le operazioni per non oltre 15 giorni, salvo proroghe del giudice per periodi di pari durata massima (i termini sono maggiori per la criminalità organizzata). Per disporre le intercettazioni è necessario che sussistano gravi indizi di reato (sufficienti anziché gravi per la criminalità organizzata): attenzione non gravi indizi colpevolezza a carico di qualcuno, ma che un reato sia stato commesso.

Questo significa che non deve essere intercettato solo chi è raggiunto da gravi indizi di colpevolezza, ma può esserlo chi è estraneo al reato o ne è vittima. Ad esempio nei sequestri di persona a scopo di estorsione vengono intercettati parenti e amici del sequestrato nella speranza di individuare i sequestratori che chiamano per chiedere il riscatto. Quindi non ha senso lamentare che una persona è stata intercettata anche se estranea al reato.

Ci sono alcuni limiti, ma essendo eccezioni non sono estensibili: così non possono essere intercettate le conversazioni fra imputato (o persona sottoposta a indagini) e il suo difensore. Tale divieto non esiste rispetto ad altri detentori di segreti professionali (un commercialista un medico). I giornalisti possono opporre il segreto sulla identità delle loro fonti, ma non esiste un divieto di scoprire tali fonti. Rimane il fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha affermato che i giornalisti, in un sistema democratico, svolgono una funzione essenziale: quella di informare l'opinione pubblica, sicché indagini troppo invasive su di loro non sono lecite se possono compromettere questa funzione, ma solo per la funzione non per la persona.

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, secondo le agenzie di stampa, ha dichiarato: "La giornalista Nancy Porsia è stata intercettata per alcuni mesi nella seconda metà del 2017, perché alcuni soggetti indagati facevano riferimento a lei che sí trovava a bordo di una delle navi oggetto di investigazioni.

Nessun altro giornalista è stato oggetto di intercettazioni. In ogni caso, voglio sottolineare subito che nella informativa riepilogativa dell'intera indagine depositata nello scorso mese di giugno, non c'è alcuna traccia delle trascrizioni delle intercettazioni della giornalista". Non sembra che in questo caso ricorrano situazioni fra quelle che possono incidere sul diritto-dovere di informare.

Purtroppo le leggi ad personam hanno fatto venire a tanti in Italia la voglia di avere uno status speciale, cioè di non essere chiamati a rispondere indeterminate ipotesi o per particolari reati, o di non poter essere destinatari di atti di indagine. Bisognerebbe, però, ogni tanto ricordare che l'art. 3 della Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.

 

 

 

 

 

 

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