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Padova. Focolaio in carcere, i contagiati sono 113. "Mancano gli spazi per l'isolamento" PDF Stampa
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di Nicola Cesaro

 

Il Mattino di Padova, 8 aprile 2021

 

Oltre cento i detenuti positivi al Covid-19. E poi 11 contagiati tra il personale. Sono numeri drammatici quelli che si trovano a gestire la casa di reclusione e la casa circondariale di Padova. E dal sindacato arriva l'allarme: "Mancano gli spazi per l'isolamento".

Il quadro critico della situazione per il Due Palazzi di Padova è offerto dal report diffuso ieri dal Ministero della Giustizia. Su 149 positivi negli istituti penitenziari del Triveneto, ben 113 si trovano a Padova: 96 detenuti e 8 agenti di polizia penitenziaria in casa di reclusione, 8 detenuti e 3 lavoratori in casa circondariale. Praticamente un ospite ogni cinque del Due Palazzi risulta positivo al Coronavirus.

Vaccini in ritardo e spazi limitati per l'isolamento. Sono le due considerazioni che fa la Cgil Penitenziaria: "Abbiamo chiesto da subito alla Regione che le carceri venissero trattate come le case di riposo, e che dunque i detenuti fossero immunizzati già nella prima fase della campagna vaccinale" denuncia Giampietro Pegoraro della Cgil "Le prime dosi, per una parte di detenuti e per il personale, sono invece arrivate solo a marzo. Troppo tardi, visto il focolaio in atto ormai da settimane". Il carcere oggi non accetta più detenuti, e quelli positivi sono posti in isolamento: "Ma gli spazi per la quarantena sono limitati. D'altra parte, queste strutture non nascono assolutamente con la previsione di questi scenari". Il sindacato chiede inoltre massima attenzione per la sicurezza, fisica e mentale, del personale: "Con questi numeri, e con questi scarsi mezzi, i lavoratori operano con grande scoraggiamento. Va previsto anche un sostegno psicologico".

Don Marco Pozza, cappellano del carcere, racconta così la situazione al Due Palazzi: "Siamo rassegnati: sentiamo alla televisione nomi come AstraZeneca, Pfizer e Moderna, ma sono cose che non arrivano fino a noi. Sono nomi e numeri che qui dentro creano solo una confusione pazzesca. Il ministro Cartabia garantisce che sta sorvegliando sulla vaccinazione dentro al carcere, e questo dà speranza. Ricordiamoci che qui vive una fetta di popolazione: e non penso solo ai detenuti, ma anche ad agenti, amministrazione, volontariato, terzo settore. Realtà che, peraltro, in questa situazione non hanno accesso alla struttura". Chiude don Marco: "La pandemia ci fa sperimentare la mancanza di libertà: in questo modo tutti possiamo capire come l'impotenza porti alla disperazione".

 

 

 

 

 

 

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