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Prescrizione, i 5 Stelle pronti alle barricate PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 8 aprile 2021

 

Dopo il Dm sulle intercettazioni tocca agli emendamenti sulla norma cara al Movimento. Che non farà sconti. Ma a giugno il ddl penale sarà in Aula. Dai Cinque Stelle arriva di nuovo una lettura "tranquillizzante" sulla giustizia: le puntualizzazioni accolte nel parere di Montecitorio sul decreto intercettazioni non costituiscono "regole su come realizzare" l'attività investigativa, ricorda il deputato del Movimento Eugenio Saitta.

Il voto di martedì sera in commissione Giustizia, arrivato al termine di una riunione piuttosto vivace, ha riguardato "una norma di tipo secondario", aggiunge il parlamentare. Si è ricordato che le intercettazioni dovrebbero avvenire nel rispetto del codice di procedura penale, e che sarebbe meglio impedire l'acquisizione dei "dati statici" (rubrica telefonica, galleria foto, password) dai cellulari degli inquisiti. A meno che non vi sia l'autorizzazione del gip a perquisire, cosa che però pregiudicherebbe la segretezza dell'indagine.

L'obiezione pentastellata non è peregrina: in teoria il governo, e in particolare la ministra Marta Cartabia potrebbe ignorare il "suggerimento" e rinnovare gli accordi con i gestori privati anche qualora le Procure continuassero a "rubare" i dati con l'uso improprio dei trojan. Eppure: visto che si l'esame del decreto ministeriale sulle tariffe per le intercettazioni non doveva produrre altro che un trascurabile parere, perché nella seduta dell'altro ieri in commissione Giustizia ci sono stati momenti di tensione? Pierantonio Zanettin di Forza Italia parla di "vittoria" per il suo partito.

Enrico Costa (Azione) dice di essersi dovuto "sgolare" per ribadire la necessità delle puntualizzazioni inserite nel documento. Ma proprio il presidente della commissione Mario Perantoni, che è un deputato 5 stelle, fa notare: "La relatrice Giulia Sarti", anche lei del Movimento, "ha operato una mediazione decisiva, ha inserito alcuni rilievi per precisare la portata delle disposizioni e scongiurato ogni possibile interpretazione contraria agli intenti, o ambiguità, sul recupero di dati statici". Perantoni aggiunge: "Il provvedimento ha natura tecnica, è una norma secondaria, non interviene sulla disciplina delle intercettazioni".

Ci vuol poco a trarre le conclusioni: se si discute sul significato di un parere consultivo, cosa avverrà, a breve, quando si dovranno mettere ai voti gli emendamenti sulla riforma del processo penale, e soprattutto quelli sulla prescrizione di Bonafede?

Domanda legittima a maggior ragione dopo che ieri la capigruppo di Montecitorio ha fissato una tappa cruciale per il nuovo percorso sulla giustizia: il ddl penale e la riforma del Csm dovranno andare in Aula a giugno. Forse era prevedibile per il primo dei due dossier, assai meno per la legge delega sui magistrati. Adesso: il 23 aprile scade il termine per gli emendamenti sul penale, dunque anche per modificare la norma sulla prescrizione cara ai 5 stelle. Tra due settimane appena. Si comincia a fare sul serio, insomma. Su materie sensibili e delicate. Dopo una decina di giorni, per i primi di maggio, il gruppo di studio istituito da Cartabia a via Arenula presenterà le proposte di modifica alla riforma del processo. Potrà tenere conto degli emendamenti parlamentari e rimodularli. Ieri il vicepresidente David Ermini ha assicurato a propria volta che a fine aprile il Csm voterà il parere sulla ddl che ridisegna l'autogoverno delle toghe. Anche qui, i risultati dell'altra "commissione agile" di via Arenula, guidata da Massimo Luciani, seguiranno a stretto giro. In poche settimane ci si gioca tutto, salirà la tensione.

E se entro giugno entrambe le riforme dovranno essere pronte per l'Aula, a maggio la commissione presieduta da Perantoni dovrà votare centinaia di emendamenti. Molti soppressivi o correttivi della norma Bonafede sulla prescrizione, altri destinati a modificare l'impostazione sul processo disegnata sempre dall'ex ministro. In un quadro simile, la tensione nel Movimento è destinata a salire. Tra i 5 stelle c'è la consapevolezza di essere isolati dal resto della maggioranza, e di trovarsi costretti a subire una virata netta sulle "conquiste" ottenute nella prima parte della legislatura.

"Ma io credo che debbano arrendersi di fronte alla Costituzione", fa notare un deputato che proprio dal M5S è fuoriuscito e che ora rappresenta Italia viva in commissione Giustizia, il penalista Catello Vitiello. "Forse si sottovaluta il vero punto di svolta toccato sulla giustizia da quanto Cartabia è guardasigilli: non il lodo sulla prescrizione, non il recepimento della direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza e neppure il parere sulle intercettazioni, ma l'ordine del giorno condiviso una settimana fa alla Camera che obbliga i pm a chiedere l'autorizzazione del gip per poter acquisire i tabulati telefonici degli indagati. Una rivoluzione", dice Vitiello, "rispetto alla libertà di cui le Procure hanno goduto finora, ma che in fondo dimostra una cosa: il codice e la Costituzione sono destinati a imporsi".

Poi però c'è la politica. Non la si può ignorare. Gli equilibri di maggioranza vanno mantenuti. Cartabia non intende mortificare nessuno. E se c'è una possibilità di mediazione, è forse nella riforma del Csm. Tutti i partiti, Movimento 5 Stelle incluso, sono favorevoli a un irrigidimento delle norme sulle nomine, già previsto nel testo firmato Bonafede, che è la base di partenza. I pentastellati sono i primi a ritenere necessarie regole più stringenti anche sull'elezione dei togati e sulla presenza degli avvocati nell'autogoverno. Proprio il ddl sulla magistratura può diventare il punto di sintesi. Bonafede, tra l'altro, è sempre stato assai più favorevole del Pd sul "sorteggio temperato" dei magistrati, invocato a gran voce dal centrodestra. Non basterà a placare i malumori del Movimento sulla prescrizione, destinati a un certo punto a trasformarsi in barricate. Ma la giustizia ha preso una strada nuova, e tornare indietro è impossibile.

 

 

 

 

 

 

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