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Vasto (Ch). Corleone in visita nella Casa lavoro, per i diritti dei detenuti PDF Stampa
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di Paola Calvano


Il Centro, 20 settembre 2019

 

Ispezione dell'ex sottosegretario alla giustizia nella Casa lavoro di Torre Sinello "Voglio aiutare queste persone a rialzarsi, bisogna prevenire e non rinchiudere". "Buongiorno, sono Franco Corleone". L'ex sottosegretario alla Giustizia e garante dei detenuti si è presentato con estrema semplicità ieri mattina ai detenuti della Casa lavoro di Torre Sinello che si affacciavano curiosi alle sbarre. Con lui il garante dei detenuti nominato dalla Regione, Gianmarco Cifaldi, la direttrice dell'istituto di pena, Giuseppina Ruggero, rappresentanti della Regione, educatori e due ricercatrici dell'università di Firenze che stanno analizzando il fenomeno delle misure di sicurezza.

Le autorità, accompagnate dalla direttrice della Casa lavoro e dalla polizia penitenziaria, hanno visitato l'istituto di pena annotando le richieste dei detenuti e le condizioni della struttura. Tanti quelli che hanno chiesto ascolto. Qualcuno ha preferito restare lontano dalla grata che chiude la cella. Altri hanno ostentato indifferenza. Nel visitare il braccio destinato agli internati che non hanno finito la loro pena ma che conservano una pericolosità sociale e che va eliminata attraverso il lavoro, Corleone ha ribadito che la rieducazione può avvenire anche aprendo le sbarre. "Penso che sia più importante prevenire", ha detto il sottosegretario alla Giustizia. "Prevenire la povertà, per esempio, può evitare tanto disagio.

Prevenire e rieducare piuttosto che richiudere", ha sostenuto il politico ribadendo quanto scritto nel suo libro, "Carcere, giustizia, ripartire dalla Costituzione". "Sono qui per vedere come vivono questi internati", ha spiegato, "di cosa hanno bisogno, come riescono a inserirsi nel mondo del lavoro. La mia visita istituzionale in questa casa lavoro è per aiutare queste persone a risalire la china". Per questo Corleone ha ascoltato diverse storie. "La visita in un carcere", ha proseguito il sottosegretario, "ha anche lo scopo di aprire all'opinione pubblica il mondo del carcere nella speranza che la detenzione possa migliorare".

Accanto a lui il garante dei detenuti, Cifaldi, i consiglieri regionali del M5S Pietro Smargiassi e della Lega Sabrina Bocchino e Manuele Marcovecchio. I rappresentanti delle istituzioni si sono detti pronti a lavorare in modo sinergico. Il comandante di reparto, il commissario Nicola Pellicciaro, insieme al funzionario giuridico pedagogico Lucio Di Blasio, hanno coordinato le operazioni delle due ricercatrici.

A Vasto sono detenute circa 150 persone, 30 detenuti e 120 internati. Una popolazione detenuta estremamente eterogenea che determina anche un duro lavoro da parte degli agenti. Una realtà complessa che ieri è stata esaminata e analizzata con estrema cura. La casa lavoro è strutturata su tre livelli: in ogni piano ci sono 25 camere di pernottamento. La vigilanza è affidata ad un comandante di reparto con la qualifica di commissario, 7 ispettori, 6 sovrintendenti e 104 agenti.

 
Milano. A San Vittore torneo di calcio per solidarietà ai bimbi malati PDF Stampa
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di Gianmarco Aimi


La Repubblica, 20 settembre 2019

 

Un progetto che nasce dal dolore, ma in grado di creare amore diffuso: GrandeAle Onlus non è solo una Fondazione benefica indirizzata a un settore delicato come la cura dei bambini malati. La riprova si è avuta ieri quando è stata in grado di aprire per un giorno le porte del carcere di San Vittore.

Il calcio, aggregatore sociale, come passe-partout ideale per raccogliere fondi. Tutto nel ricordo del piccolo Alessandro, il bambino che a soli dieci anni è scomparso per una rara forma di leucemia. In campo per il torneo erano schierati: la formazione di ragazzi guariti dopo le cure, la squadra della polizia penitenziaria, quella dei detenuti, un'altra dell'Ordine degli avvocati insieme ai magistrati e quella dei The Dab Game, cioè l'associazione che si è occupata della ristrutturazione del campetto del carcere.

In prima fila mamma Luisa Mondella e papà Giorgio Maria Zancan, i motori di un effetto domino di bontà che nelle loro aspettative non vuole conoscere confini. Cinque i progetti già attivi. Prima di tutto per sostenere la ricerca, poi nell'animazione che si svolge direttamente in reparto, e ancora l'introduzione della psicologa infantile per alleviare le paure di questi "piccoli guerrieri", senza contare un fondo di grande importanza rivolto alle famiglie: "Pensate che il primo anno abbiamo utilizzato questi soldi solo per i funerali dei piccoli malati, visto che in molti non se lo potevano permettere" ha spiegato Luisa, che è un vero vulcano di idee e vitalità che contagiare chiunque le si avvicini.

Anche un campione dello sport come Alessandro "Billy" Costacurta o la cantante e conduttrice Joe Squillo, che non hanno fatto mancare la loro presenza: "È bellissimo sostenere persone che hanno sofferto tanto e ora vederle giocare e tornare alla normalità" hanno dichiarato. Ma la beneficenza potrebbe fare poco se al suo fianco non ci fosse la scienza. Infatti, nel consiglio della Fondazione è presente il dottor Momcilo Jankovic, luminare nella cura della leucemia infantile: "Ricerca non significa sperimentazione, ma progresso nella medicina. Ad oggi le cure consentono la guarigione nell'80% dei casi, perciò non dobbiamo fermarci".

Gli esempi tangibili del suo lavoro erano all'interno del rettangolo verde, con le divise fosforescenti e gli scarpini lucidi, pronti a sfidare qualsiasi avversario. Si trattava di quei bambini un tempo affetti da questa tremenda malattia, che dopo averla superata sono riusciti a diventare genitori e a formare a loro volta famiglie.

Soddisfatta anche Manuela Federico, comandante della polizia penitenziaria, che quando ha conosciuto la mamma di Alessandro ha fatto di tutto per cercare di unire l'esigenza di supporto ai malati a quella di recupero dei detenuti che scontano giornalmente la pena nella casa circondariale milanese: "Siamo contenti di far parte di una storia d'amore così speciale che ha toccato nel profondo i miei agenti, in particolare dopo la visita all'ospedale San Gerardo di Monza".

Tale la forza del messaggio di GrandeAle Onlus, che ha voluto essere in campo anche Fabrizio Corona, recluso a San Vittore per aver violato le regole dell'affidamento terapeutico all'esterno del carcere. L'ex re dei paparazzi è apparso in buona forma, oltre che particolarmente motivavo tra i pali. Unico vezzo, l'aver scelto un completo total black a dispetto della squadra di appartenenza (in arancione). Poco male, visto il sostegno che è sembrato più che convinto a una iniziativa così importante.

 
Minano. Tre birre non filtrate create dai detenuti PDF Stampa
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di Chiara Amati


Sette - Corriere della Sera, 20 settembre 2019

 

In dialetto milanese indica, in maniera affettuosa, chi è "nato male" senza, per questo, cedere alla sventura. Ma oggi il termine "Malnatt" è anche un marchio, quello dell'omonima birra agricola prodotta dai detenuti dei tre istituti penitenziari milanesi, San Vittore, Bollate e Opera. Il progetto - uno dei pochi a coinvolgere insieme le tre carceri - parte due anni or sono dal desiderio, forte e condiviso, di fare economia sostenibile.

A spiegarlo è Filippo Ghidoni, titolare dell'azienda agricola La Morosina, nel parco del Ticino, che è partner dell'iniziativa insieme all'agenzia di comunicazione Take e al distributore Pesce: "Provo soddisfazione emotiva tutte le volte che riesco a offrire un impiego a chi ha una storia meno fortunata della mia.

Finora sono stati per lo più richiedenti asilo politico. Poi, l'incontro provvidenziale con Massimo Barboni, oggi consulente nel settore del beverage, ha portato a questa esaltante virata. E al coinvolgimento di Giacinto Siciliano, che dirige San Vittore. Il resto è storia di questi giorni". Perché è proprio in questi giorni che un detenuto comincia il suo tirocinio.

"Sei ore al giorno per sei mesi, dentro a un concreto percorso formativo lungo tutte le fasi della lavorazione. Dopodiché, se si sarà dimostrato responsabile e a lui andrà bene, potrà continuare con noi", specifica Ghidoni. "L'obiettivo è quello di assumere dieci detenuti nei prossimi due anni. Il lavoro c'è".

E tutto per la realizzazione delle birre: tre - San Vittore, Opera e Bollate dai nomi delle rispettive case circondariali - non filtrate, non pastorizzate e rifermentate in bottiglia sotto l'occhio vigile di Iens Berthelsen, mastro birraio responsabile della produzione. E tutte preparate con ricette diverse così da avere gusti e caratteristiche inconfondibili. Uno solo, invece, il logo: quattro linee stilizzate verticali trapassate da un volo di rondine che muove verso l'alto.

"Un segno ciclico nell'immaginario carcerario, simbolo di attesa e speranza, che si trasforma in un'ascesa crescente e liberatoria in direzione del proprio riscatto", rimarca Ghidoni. "Realizzare queste birre, dando una seconda opportunità a chi ha sbagliato, e poterle commercializzare da Milano a Pavia, hinterland compresi, è per tutti noi una vittoria di civiltà".

 
Volterra (Pi). Agricoltura inclusiva e birra prodotta in carcere PDF Stampa
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quinewsvolterra.it, 20 settembre 2019


La birra è in preparazione e così il pomodoro per la pizza. Ancora qualche settimana di lavoro e gli ingredienti principali per la cena con menu pizza e birra saranno pronti. Nulla di speciale, se non fosse per le persone e i luoghi che incorniciano questa storia: cinque persone in esecuzione penale, che stanno imparando a produrre birra dentro il carcere di Volterra, e cinque richiedenti asilo, alle prese con la filiera del pomodoro presso l'azienda BioColombini srl.

Si chiama progetto FairMenti ed è nel vivo delle sue attività: promosso e finanziato dalla Regione Toscana con capofila l'Associazione di promozione sociale AGRIcultura sociale - Onlus in collaborazione con l'Associazione Arci - La Staffetta, Arnera Cooperativa sociale onlus, l'azienda agricola BioColombini srl e con il sostegno dell'Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) Coldiretti, CIA e di Federsanità - Anci Toscana, questo progetto si rivolge a persone in situazione di svantaggio che possano trovare nell'agricoltura sociale percorsi di inclusione, formazione ed inserimento lavorativo.

Per questo si lavora con impegno ed entusiasmo, su due percorsi distinti ma connessi: nelle terre di BioColombini si coltivano i pomodori, mentre con La Staffetta, a Volterra, si fa la birra. I dieci protagonisti di questo progetto hanno un unico obiettivo formativo e di integrazione che coinvolge sia la filiera orticola che quella brassicola. Circa 15 ore settimanali, con corsi integrati di HACCP e Sicurezza a cura dell'azienda: una preparazione completa al mondo del lavoro che si chiuderà con una festa, in programma per ottobre.

In questi mesi i cinque richiedenti asilo hanno seguito e imparato ogni fase della coltivazione del pomodoro, dal trapianto delle piantine, passando per la legatura e la pulizia dalle erbe infestanti, fino alla raccolta. Dalla teoria alla pratica dunque, ed il tutto attraverso un metodo di produzione rigorosamente biologico.

La Birra al Coriandolo Bio Toscano è invece il punto di arrivo del percorso brassicolo. Il luppolo viene dalla società agricola Versil Green by Oligea, diretta da Elena Giannini, vice presidente di Coldiretti Lucca, che ha messo a disposizione una selezione di cultivar in sinergia con La Staffetta. Il percorso formativo viene svolto all'interno del Carcere di Volterra e coinvolge cinque persone di cui quattro uomini in esecuzione penale e una ragazza che ha già scontato la pena. Le didattica è cominciata a Maggio ed ha visto, nel mese di Settembre, il culmine del progetto formativo nella cotta didattica di birra artigianale della durata di otto ore, dalla macinatura alla successiva fase di ammostamento, bollitura e successivo inoculo del lievito che fermenterà per altri 15 giorni.

In tempo per la cena finale in programma a ottobre, prevista per un centinaio di persone e il cui ricavato andrà al carcere stesso. "L'importanza di fare la birra in carcere da parte dei detenuti è legata alla possibilità di sfruttare queste competenze nel mondo del lavoro sia durante i permessi premio che dopo il fine pena", commenta Matteo Iannone de La Staffetta. "Infatti La Staffetta si impegnerà anche dopo il progetto Fairmenti a includere con progetti ad hoc nei suoi birrifici alcuni dei detenuti che hanno partecipato al progetto".

"È un onore per noi fa parte di questo progetto - commenta Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Pisa -. L'agricoltura sociale da sempre è un obbiettivo della confederazione e della Fondazione Campagna Amica, che l'anno scorso ha dato vita ad una rete di agricoltura sociale che già conta 937 aziende in tutta Italia. L'agricoltura sociale è lo sviluppo più avanzato della multifunzionalità - conclude - che abbiamo fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale e sociale".

 
Benevento. "Gli ultimi saranno", laboratorio creativo alla Casa circondariale PDF Stampa
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ilvaglio.it, 20 settembre 2019


Il 23 settembre alle ore 9,30 si svolgerà alla Casa circondariale di Benevento il laboratorio creativo "Gli ultimi saranno - Conforto dell'arte, vicinanza delle istituzioni". Raffaele Bruno insieme al gruppo di musicisti, attrici e attori campani, formato da Federica Palo, Maurizio Capone, Massimo De Vita e Enzo Colursi, darà vita ad un rito di improvvisazione che vedrà i detenuti non solo come spettatori, ma anche parte integrante dell'evento.

L'arte come strumento di riavvicinamento tra le persone e di inclusione di chi vive ai margini della società, questo è il proposito del progetto, che vede in prima linea nell'ideazione e nell'organizzazione Raffaele Bruno, direttore artistico del collettivo "Delirio Creativo", è stato assistente di Stefano Benni nei suoi seminari, autore di testi teatrali e canzoni, ha una esperienza decennale nell'insegnamento in contesti diversi (scuole, carceri, comunità, centri per pazienti psichiatrici, aziende e compagnie teatrali). Da marzo 2018 è deputato con il Movimento5stelle.

"È tempo di prendersi cura degli emarginati affinché anche loro abbiano la possibilità di sognare e scegliere cosa fare della loro vita. È compito delle istituzioni comprendere, ascoltando, i bisogni delle persone in condizioni di criticità". Raffaele Bruno precisa, nella nota diffusa alla stampa: "Con questo progetto prestiamo attenzione a quelli che la società tratta da 'ultimi', tenendoli ai margini. Al via, quindi, una serie di attività finalizzate a porre l'attenzione su questo tema, troppo spesso ai margini del dibattito pubblico".

Il progetto "Gli ultimi saranno" prevede una serie di appuntamenti nelle carceri, nelle comunità, negli ospedali e nelle scuole per coinvolgere tutti i destinatari attraverso laboratori creativi, in cui i partecipanti avranno spazio per mostrare il loro talento, interagendo con gli artisti.

L'iniziativa si inserisce in un progetto più ampio di diffusione e valorizzazione dei laboratori creativi attivi nei luoghi di sofferenza, che mira a mettere in evidenza gli straordinari risultati sulle persone che vi partecipano. Numerosi sono gli appuntamenti in programma: 30 settembre, Casa circondariale di Roma Regina Coeli; 4 novembre Casa circondariale femminile di Pozzuoli (Na); 18 novembre, Casa di reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi (Av); 30 novembre, Casa circondariale di Secondigliano (Na); 2 dicembre, Casa circondariale di Salerno; 16 dicembre, Casa di reclusione di Eboli (Sa).

 
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