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Legale ucciso in strada. E l'Olanda si scopre travolta dai narcos PDF Stampa
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di Alessandra Coppola


Corriere della Sera, 20 settembre 2019

 

Wiersum difendeva il pentito di un processo-chiave. Sono le 7.30 di mercoledì mattina quando Amsterdam, che credeva di essere in Olanda, si risveglia nella Colombia degli anni Ottanta. L'avvocato Derk Wiersum saluta i figli, esce di casa, fa pochi passi e cade riverso sul vialetto, colpito da un ragazzino incappucciato - 16, massimo vent'anni - che dopo aver sparato fugge a piedi.

"Sono scioccato - dice al telefono Wouter Laumans, autore già nel 2014 di Mocro Maffia, libro-inchiesta e poi serie tv -. Derk era semplicemente uno che faceva il suo lavoro. L'avevo incrociato più volte in tribunale...". Il suo lavoro, però, riguardava la difesa di Nabil Bakkali, principale "pentito" al processo del momento: 5 omicidi tra il 2015 e il 2017; 16 imputati tra cui due latitanti considerati "pericolosi". All'annuncio della collaborazione con la giustizia, un anno fa, il fratello di Bakkali era stato assassinato; cionondimeno il ragazzo aveva affidato al legale 1.500 pagine di dichiarazioni contro la gang Distillato della guerra per il narcotraffico che dilaga esattamente in questa porzione di Europa.

Un rapporto di "InSightCrime" indicava a gennaio che i sequestri di cocaina tra il porti di Rotterdam e di Anversa (appena oltre la frontiera belga) sono aumentati di oltre un quarto nell'arco di un anno, fino a raggiungere le 73 mila tonnellate: segnale di una moltiplicazione degli "sbarchi" dall'America Latina (la stima è di 200 mila tonnellate dal valore di 5 miliardi di euro). Appena qualche giorno fa gli inquirenti hanno rintracciato una nuova rotta che collega direttamente la città brasiliana di Santos alla costa olandese. È lo stesso sindacato di polizia ad aver coniato per i Paesi Bassi la definizione di "narco-Stato".

Tanta droga, stoccata tra questi canali come se fosse un gigantesco hub clandestino; distribuita per il resto del Continente grazie a un sistema di assistenza logistica e finanziaria che è nato per il commercio legale, ma che si è rivelato perfetto, a maggior ragione, per quello "sotterraneo". In un clima generale di fiducia ai confini con l'ingenuità. Tanti soldi, che inevitabilmente hanno attirato interessi più o meno organizzati. I vecchi banditi olandesi, specializzati nella produzione di droghe sintetiche; le mafie intercontinentali, dalla 'ndrangheta calabrese ai turchi. Ma anche, sempre di più, un giovane crimine locale, figlio delle Antille olandesi e dell'immigrazione dal Marocco, ormai da tempo uscito allo scoperto. Macchine di grossa cilindrata, musica a tutto volume, AK47 e omicidi tra la folla: non è la prima volta che si spara platealmente ad Amsterdam.

L'inchiesta di Laumans era cominciata nel 2012 con la guerra tra bande innescata dal furto di una grossa partita di cocaina, almeno 16 morti tra Olanda, Belgio e Spagna; agguati all'uscita dei bar dove si fumano narghilè; teste decapitate rinvenute nei bagagliai; un clamoroso scambio di persona: un ignaro trentenne che guidava lo stesso modello di automobile del bersaglio prestabilito. E poi ancora altre vittime. Appena qualche ora prima dell'avvocato, nella notte tra martedì e mercoledì, due uomini in motorino hanno affiancato l'auto del calciatore Kelvin Maynard e l'hanno ucciso a colpi di pistola. Originario del Suriname, 32 anni, aveva giocato nel campionato nazionale e in quello inglese. E forse, in modo contorto, era collegato a questi traffici.

Con una scia così lunga, possibile che politici e inquirenti non fossero preparati? "Chi ha seguito queste vicende - risponde Laumans - sentiva questa escalation arrivare. Non sembri cinico, ma spero che la morte di Derk dia la sveglia". Ora le bandiere sono a mezz'asta, il ministro della Giustizia discute di come intensificare le misure di sicurezza nei processi più delicati, il capo della polizia dice che "una linea è stata superata", il primo ministro Mark Rutte parla di "episodio disturbante" e i giornali titolano su "una nuova fase oscura"."Ma perché - si chiede Laumans - hanno tutti reagito così tardi?".

 
L'Iran dopo quarant'anni apre gli stadi anche alle donne PDF Stampa
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di Vincenzo Nigro


La Repubblica, 20 settembre 2019

 

Un primo passo, in memoria di Sahar. Il governo iraniano ha preso una decisione sicuramente importante: accettando le pressioni molto forti della Fifa, la federazione mondiale del calcio, in Iran le prossime partite internazionali saranno aperte alle donne.

E di sicuro la morte drammatica di Sahar Khodayari ha pesato molto: la donna di 29 anni si era travestita per assistere a una partita dell'Esteghlal, la squadra di Teheran. Riconosciuta fra tutti i tifosi maschi, era stata messa sotto processo. Dopo tre giorni di carcere, quando aveva saputo che sarebbe stata condannata a 6 mesi, Sahar si è data fuoco con la benzina. È morta dopo una settimana in ospedale.

Il suo caso ha scosso l'Iran come un terremoto: le donne, i tifosi di calcio, hanno visto il caso di Sahar semplicemente come un caso di ingiustizia suprema, di distanza fra le regole imposte dalla struttura giudiziario- religiosa e il comune sentire del popolo iraniano. Il ministro dello Sport di Teheran, Massud Soltanifar, ieri ha annunciato che il divieto sarebbe caduto dopo l'ennesima nota di protesta di Gianni Infantino, il presidente della Fifa. Da mesi Infantino rivolgeva appelli alla federazione iraniana per spingere l'Iran a dare seguito ai "ripetuti appelli contro una situazione inaccettabile: la nostra posizione è ferma e chiara, alle donne deve essere permesso di entrare negli stadi di calcio in Iran".

Adesso Soltanifar dice che "abbiamo preparato tutto il necessario affinché le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio". Allo stadio Azadi di Teheran, dove la nazionale gioca le sue partite, sono stati creati ingressi riservati e toilette separate. Le donne potranno accedere agli spalti, ma in un settore dedicato, per non mescolarsi a gli uomini.

"Non c'è alcuna legge che proibisca alle donne di entrare allo stadio e spero che in futuro potranno assistere anche ad incontri di campionato", ha detto all'Ansa la deputata Tayyebeh Siavoshi, la presidente della Commissione parlamentare per gli affari femminili. Siavoshi è in prima linea a combattere per i diritti delle donne in Iran: per esempio "si è arenato un progetto di legge contro la violenza sulle donne, che il Parlamento ha inviato alla magistratura per la ratifica. Da mesi non abbiamo ancora ricevuto risposta". Come è stato in altri paesi, in Iran il cammino delle donne è ancora lungo.

 
Papa Francesco parla di carceri, giustizia ed ergastolo PDF Stampa
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di Valter Vecellio

 

lindro.it, 19 settembre 2019

 

Ogni otto ore una persona innocente subisce ingiustamente la custodia cautelare in carcere. Silenziato, come accadeva a Marco Pannella. Ignorato, grido soffocato, senza voce, come il celebre "Urlo" di Edvard Munch.

È quanto accade a Papa Francesco: un paio di giorni fa riceve in udienza i rappresentanti dei cappellani delle carceri italiane, della polizia e del personale dell'amministrazione penitenziaria. Rivolge loro un accorato appello: essere e "costruire" speranza per quell'umanità derelitta che è rinchiusa nelle celle. 'Messaggio' sostanzialmente ignorato dai mezzi di comunicazione. Eppure si tratta di un 'messaggio' forte, meditato; non un estemporaneo, improvvisato parlare a braccio, dove qualche parola può anche, a volte, sfuggire, o essere malamente interpretato.

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In cella non per vendetta, l'antidoto alla "polveriera". Si ascolti il Papa PDF Stampa
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di Mauro Leonardi

 

Avvenire, 19 settembre 2019

 

Nella settimana - quella trascorsa - in cui quasi l'intero Paese esultava per l'ergastolo comminato a Vincenzo Paduano, Papa Francesco, nell'incontro di sabato 14 settembre in piazza San Pietro con chi opera all'interno delle carceri, ha ripetuto: "L'ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere. Perché se si chiude in cella la speranza, non c'è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare! Voi col vostro lavoro e col vostro servizio siete testimoni di questo diritto: diritto alla speranza, diritto di ricominciare".

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Uno sforzo comune per affrontare il dramma carceri PDF Stampa
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di Giorgio Silli*

 

Corriere Fiorentino, 19 settembre 2019

 

In coincidenza della nascita di un nuovo governo e conscio dell'attenzione che il suo giornale pone a questioni di carattere nazionale rispetto al territorio in cui viviamo, vorrei far riflettere i suoi lettori su una questione che percepisco come un'urgenza non rinviabile.

A prescindere dalla presenza territoriale di toscani nel governo del Paese e al netto del fatto che io continui ad essere all'opposizione dell'esecutivo, sento la necessità di condividere la volontà di preoccuparmi seriamente e sistematicamente della condizione disumana che viviamo nelle nostre carceri.

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