Lunedì 17 Febbraio 2020
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Dopo 28 anni torna il vento di Mani pulite, ma è una farsa PDF Stampa
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di Piero Sansonetti


Il Riformista, 16 febbraio 2020

 

Il governo ha confermato l'abolizione della prescrizione. Come voleva il partito dei Pm. Ha stabilito che il processo penale può durare un tempo eterno. Rispetto alla prima norma anti-prescrizione (quella del governo Lega-5 Stelle) contenuta nella legge "spazzacorrotti", le novità sono due. La prima è che si introduce (bypassando la Costituzione) una distinzione tra condannato o assolto in primo grado. Il condannato è fregato, finisce nel tunnel dei processi senza fine. L'assolto conserva la prescrizione.

Questo avrà una conseguenza inevitabile: che le Corti d'appello manderanno avanti i processi agli assolti (cioè i ricorsi dei Pm) che altrimenti vanno in prescrizione, e lasceranno languire, magari per dieci anni, o venti, gli appelli dei condannati. I quali però, in uno strano gioco dell'oca, potranno recuperare la prescrizione se riusciranno a ottenere che l'appello si celebri prima della loro morte e riusciranno a essere assolti in appello (statisticamente è una situazione frequente: circa il 40 per cento dei condannati viene assolto in appello).

Solo che a quel punto - vecchi - la prescrizione gli servirà a poco. Il partito del giustizialismo, quello guidato da Travaglio e da Bonafede, e che ha alle spalle la forza prepotente del partito dei Pm, ha vinto una bella battaglia. Lunedì prossimo sarà il ventottesimo anniversario dell'inizio della stagione di Mani Pulite. Qualcuno la ricorda? Qualcosa come 5000 politici finiti nella retata, centinaia e centinaia di arresti, delazioni ottenute col ricatto del carcere, suicidi, interi partiti rasi al suolo, la democrazia politica messa con le spalle al muro, i magistrati e i loro assistenti giornalisti con pieni poteri poi ci furono 4000 assoluzioni. È stato uno dei periodi più foschi della storia della Repubblica.

Beh, l'aria che si sente soffiare, oggi, è molto simile a quella. Il partito dei Pm ha un nemico giurato: la Costituzione. I principi dello stato di Diritto. L'attacco punta lì. E non si fermerà se qualcuno non scenderà per strada a fermarlo. Il compito spetterebbe al Pd, che è un partito che vanta qualche tradizione democratica. E che sta nel governo. Però, se non ci siamo sbagliati, ora è nascosto tra le fila dei 5 Stelle, e sembra passato al servizio dei magistrati. Si sveglierà? Avrà uno scatto di orgoglio? Sperare è sempre legittimo (per ora...).

P.s. La storia, lo sapete, si ripete. La prima volta è una tragedia, la seconda una farsa: speriamo che sia vero, che avesse ragione Marx.

 
Tutte le buone ragioni per "tornare" all'Anac PDF Stampa
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di Antonio Pagliano


ilsussidiario.net, 16 febbraio 2020

 

L'Anac è priva da mesi della sua guida. Ma il governo non è ancora intervenuto. Invece la struttura andrebbe supportata e rafforzata. L'ultima riflessione del nostro ciclo è dedicata alla lotta alla corruzione e alla struttura che nel nostro paese è deputata al preventivo contrasto al fenomeno. Aperta nel 2012 la stagione della prevenzione come necessaria leva di supporto alla repressione affidata alla magistratura, la normativa in tema di anticorruzione ha consentito di varare una particolare autorità indipendente, cui è stato affidato il compito di introdurre, rafforzare, applicare i presidi di prevenzione.

Parliamo dell'Anac, presieduta da Raffaele Cantone fino a pochi mesi fa, quando, prematuramente sulla scadenza prevista, sono giunte le sue dimissioni dall'incarico per la presa d'atto di una sostanziale crescente sfiducia sull'operato da parte dell'allora governo giallo-verde.

Sono stati mesi difficili per l'Anac, attualmente guidata dal professor Francesco Merloni in veste di facente funzioni come consigliere anziano, e sono tempi magri per chi ha creduto nella prevenzione. È un dato di fatto che il governo giallo-verde non abbia creduto, e tanto meno investito, sull'autorità, forse perché la sua primogenitura era marcatamente renziana. Un certo malumore sembra continui a respirarsi nei corridoi dell'agenzia, soprattutto a causa di un emendamento che avrebbe lo scopo di dare sostanza al lavoro dell'Anac anche in questo periodo, ormai decisamente lungo, in cui è priva del suo capo. Ebbene, la cronaca parlamentare racconta che quell'emendamento sia stato dai Cinquestelle prima sventolato, poi, senza spiegazioni, affossato.

Sciatteria, disattenzione o altro? Inevitabile che tornino alla memoria le dichiarazioni formulate dal premier Giuseppe Conte, che ai tempi del suo esordio, nel giugno 2018, aveva rifilato all'Authority di Cantone un giudizio severo, parlando di "risultati deludenti". Poi il Presidente del Consiglio ha fatto un po' retromarcia, ma da allora, nei corridoi dell'Anac, la sensazione di non essere amati a Palazzo Chigi è rimasta. E la sensazione si rafforza adesso, nella fase delicata in cui l'Authority deve continuare a lavorare senza presidente.

Come accennato, in questo periodo l'Anac è diretta dal più anziano tra i consiglieri, Francesco Merloni: un galantuomo, come si diceva una volta, un tecnico, con un corposo curriculum di lavori sui rapporti tra pubblica amministrazione e corruzioni. Allo stato, il professor Merloni dirige l'Anac con pieni poteri, ma unicamente sulla base di un regolamento interno. Per dare solidità al suo operato servirebbe una norma di legge che equiparasse il vicario al presidente effettivo, in particolare per le funzioni che deve svolgere in solitaria: a partire dalla più delicata, il potere di commissariamento degli appalti considerati a rischio corruzione, esercitato, appunto, direttamente dal suo ex presidente oltre 40 volte dall'entrata in servizio di Anac. Inevitabile formulare pensieri tinti. I media hanno dato assai poco spazio a questa vicenda.

Circostanza altrettanto significativa: l'Anac non gode di grande sostegno, non gode di grande simpatia. La sensazione è che il Governo in primis non la ritenga un vanto come invece dovrebbe essere, certo con tutti i limiti di una giovane creatura poggiata su basi non proprio solidissime. Al contrario, quella struttura andrebbe rafforzata, supportata, posta al centro di un progetto di ancor più ampio respiro. Si può dire che la presidenza Cantone, la prima avuta da Anac, sia stata di natura sperimentale. Sarebbe saggio trarre le somme di questo esperimento. Anche qui, dimostrare di avere una visione. Anche qui, l'auspicio resta vivo così come la disponibilità a rimboccarsi le maniche per contribuire a tirare fuori dal fallimento il sistema giustizia di questo paese.

 
Sassari. Tragedia nel carcere di Bancali, detenuta si toglie la vita PDF Stampa
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di Andrea Busia

 

L'Unione Sarda, 16 febbraio 2020

 

Aveva 39 anni ed era sarda la detenuta che si è tolta la vita nel penitenziario di Bancali. Le agenti della Polizia Penitenziaria hanno fatto di tutto per salvarla, ma quando sono entrate nella cella era già troppo tardi. La detenuta si è impiccata, questo emerge dalle indagini interne avviate dopo la tragedia. Giuliana Contini stava scontando la pena per una serie di furti e nei giorni scorsi aveva avuto la notizia della liberazione anticipata, sarebbe uscita dal carcere sassarese a maggio.

Stando agli accertamenti in corso, la sua condizione, almeno in questo momento, non era tale da rendere necessaria una sorveglianza più stretta. Ma questo sarà accertato dalle indagini interne. Nel reparto femminile di Bancali ci sono una quindicina di detenute, seguite dalle poliziotte penitenziarie. Il clima non è quello di tensione della sezione maschile, anche se le problematiche delle persone detenute sono gravi, si parla soprattutto di tossicodipendenza. Nell'istituto, privo di un direttore e di un comandante della Polizia penitenziaria in pianta stabile, ci sono soltanto uno psicologo e due psichiatri per oltre 400 detenuti.

La notizia del suicidio di ieri è stata data dal segretario del sindacato Osapp, Domenico Nicotra, che da tempo denuncia la situazione del penitenziario sassarese. Anche la sigla sindacale Sappe, tramite il delegato Antonio Cannas, ieri era intervenuta sulle aggressioni ai danni degli agenti. Il garante dei detenuti del Comune di Sassari, Antonello Unida, ha commentato così la tragedia: "Una bruttissima triste notizia, una mia sconfitta, una sconfitta per la società intera. Un suicidio è sempre una brutta sconfitta e quando avviene all'interno di una struttura penitenziaria è di tutti noi. È successo nella sezione femminile, è un bruttissimo colpo".

 
Rovigo. Gli ex consiglieri comunali: "No al carcere minorile. Bergamin doveva fermarlo" PDF Stampa
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di Nicola Astolfi


Il Gazzettino, 16 febbraio 2020

 

"Non è la città adatta ad avere anche un carcere minorile. E la soluzione di trasferirvi quello di Treviso è sbagliata, perché anche l'ex casa circondariale di via Verdi è un carcere per adulti: se la sezione minorile là è incompatibile con gli spazi di un carcere per adulti, perché allora dovrebbe esserlo a Rovigo?".

Gli ex consiglieri comunali Livio Ferrari, Francesco Gennaro e Ivaldo Vernelli sono intervenuti sulla questione con un incontro all'hotel Regina Margherita, per chiedere al Comune di attivarsi con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria affinché sia reso noto qual è l'impegno economico che ha già assunto per trasferire in via Verdi il carcere minorile di Treviso e per sapere le eventuali penali in caso di stop al progetto.

Per fermare il quale, tuttavia, poco è stato fatto: la notizia del trasferimento è del 2016 "ed ero stato il primo a portarla in consiglio comunale", ha ricordato Ferrari. La gara di progettazione è stata aggiudicata nel novembre 2018 per un importo di poco inferiore a 722mila euro.

"La sezione minorile di Treviso può ospitare 17-18 persone ed è uno dei 18 istituti che in Italia - ha aggiunto Ferrari - sono una soluzione residuale alle misure alternative o di comunità. E poi a Treviso e Rovigo ci sono le stesse condizioni strutturali, quindi non serve a nulla. Anzi, non sappiamo se Rovigo riuscirà ad attrezzarsi per fare una comunità esterna di associazioni, imprese e cooperative che possano diventare la motivazione per i giovani in carcere a costruirsi un progetto, una volta finita la detenzione".

Quello che si sa è che "prima di chiudere la casa circondariale di via Verdi, la sezione minorile era stata sistemata: contiene una quindicina di celle ed è a ridosso del Tribunale".

Oltre alla rete di comunità per il reinserimento sociale dei giovani detenuti, l'eventuale carcere minorile a Rovigo richiede nuovi spazi, in particolare aree verdi. Per Ivaldo Vernelli,è evidente l'errore di programmazione da parte del Comune. E risale alle amministrazioni Baratella e Avezzù: "Perché non è stata fatta una variazione della destinazione urbanistica per restituire alla città uno spazio centrale, quando già si era deciso di costruire il nuovo carcere?", ha chiesto. E secondo Francesco Gennaro "le responsabilità dell'ex sindaco Bergamin per non aver fatto il necessario a fermare il progetto, sono evidenti e irrevocabili".

Così, sostiene con Vernelli l'auspicio che il leghismo locale prenda esempio da quello trevigiano nell'opposizione al carcere e possa appoggiare una mozione unitaria che trovi in consiglio comunale "un escamotage" per fermare il progetto che dagli ambienti ministeriali, tuttavia, si dà per certo a Rovigo. Ferrari ha rivelato che nel 2002 c'era stato per il carcere minorile di Treviso il progetto di una nuova collocazione a dieci chilometri da quella attuale, ma trovò molte resistenze, e saltò.

 
Lucca. Una giornata dedicata all'inserimento lavorativo degli ex detenuti PDF Stampa
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loschermo.it, 16 febbraio 2020


Si è svolto mercoledì 12 febbraio un incontro fra la garante per i detenutI, avvocato Alessandra Severi, il sindaco Alessandro Tambellini, l'assessore al sociale Valeria Giglioli e Pilade Ciadetti presidente della commissione consiliare sociale. Il colloquio è stato l'occasione per presentare al primo cittadino un'iniziativa dedicata al reinserimento degli ex detenuti nel circuito lavorativo. Mercoledì 26 febbraio nel complesso di San Micheletto dalle 15.30 si terrà l'incontro "Carcere e Lavoro".

Fra i relatori saranno presenti i rappresentanti del Comune di Lucca, della Camera penale di Lucca, lo studio legale Tirrito, l'associazione Mestieri Toscana, il Garante dei detenuti di Firenze e l'Ufficio di esecuzione penale esterna della Casa circondariale di Lucca. L'obiettivo della giornata sarà quello di far incontrare le aziende del settore agricolo e alimentare con le persone in misura alternativa o giunte al termine del percorso rieducativo penitenziario. Il focus dell'appuntamento sarà particolarmente incentrato sugli sgravi fiscali per le aziende che intendono assumere queste persone.

 
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