Mondo: pena di morte, Pakistan e Giordania rispolverano il patibolo Stampa

di Chiara Nardinocchi

 

La Repubblica, 6 gennaio 2015

 

I governi di Amman e Islamabad hanno sospeso la moratoria. Mentre Arabia Saudita e Iran segnano il primato in negativo degli ultimi anni circa il numero delle esecuzioni. Un passo nella direzione opposta arriva dal Maryland dove quattro condannati sono stati salvati dalla pena capitale.

Un anno finito male per i sostenitori della moratoria sull'abolizione della pena di morte. A fermare il trend positivo che aveva visto negli ultimi anni sempre più Stati virare perso l'abolizione, sono stati Pakistan e Giordania che il 21 dicembre 2014 hanno ripreso le esecuzioni. Un brutto colpo per le associazioni umanitarie come Nessuno tocchi Caino impegnate nella lotta contro il sistema capitale.

Il ritorno del Pakistan. Dopo sei anni di moratoria de facto, Islamabad è tornata sui suoi passi. Una decisione presa dopo l'attacco alla scuola di Peshawar del 16 dicembre 2014, quando sette appartenenti al gruppo del Tehrik-i-Taliban Pakistan (i talebani pakistani) ha aperto il fuoco uccidendo 141 persone, la maggior parte bambini. Il giorno seguente, il presidente Nawaz Sharif ha annunciato la fine della moratoria per i reati legati al terrorismo. Dal 21 al 31 dicembre sono state giustiziate cinque persone nelle prigioni di Faisalabad e Peshawar, colpevoli di aver preparato e messo in atto l'attentato contro il generale Pervez Musharraf nel 2003.

In Giordania. Ancora più drastica la decisione di Amman, che dopo otto anni di sospensione, il 21 dicembre 2014 ha ripreso le esecuzioni impiccando undici uomini condannati per omicidio nel Centro di correzione e riabilitazione di Swaqa, una prigione a circa 70 chilometri dalla capitale. "Alcuni prigionieri - ha riferito una fonte interna al carcere all'agenzia di stampa Petra - hanno chiesto di dare un ultimo messaggio alle loro famiglie, altri solo di fumare una sigaretta".

Dal 2006, anno dell'ultima esecuzione in Giordania, più di 120 persone sono state condannate alla pena capitale per omicidio, stupro di minori e spionaggio, ma le loro sentenze non sono state eseguite. Un'altra dimostrazione della fermezza della sua decisione Amman l'ha dato sul palcoscenico internazionale. Il 18 dicembre 2014, infatti, il rappresentante giordano all'Assemblea generale delle Nazioni Unite si è astenuto durante la votazione sulla Risoluzione per una moratoria sull'uso della pena di morte.

Iran e Arabia Saudita. Un record in negativo anche per Teheran e Riyad, che nell'anno appena concluso hanno registrato il maggior numero di esecuzioni degli ultimi anni. Una tendenza che non sembra arrestarsi dato che in soli quattro giorni (dal 29 dicembre al 1° gennaio) tre persone sono state decapitate dallo stato saudita per reati di omicidio e traffico di droga, facendo salire così a 86 le esecuzioni del 2014, il numero più alto degli ultimi cinque anni. Mentre, secondo l'Iran Humans Rights Documentation center nel 2014 Teheran ha giustiziato almeno 707 persone, un numero impressionante, che segna un 10% in più rispetto al 2013.

Buone notizie dagli Stati Uniti. Un passo, ma nella direzione opposta, l'ha fatto lo Stato del Maryland, il 18° stato statunitense, nell'aver abolito la pena di morte. Promulgata il 15 marzo 2013, l'abolizione non aveva carattere retroattivo, così il 31 dicembre il governatore Martin O'Malley ha deciso di commutare in ergastoli senza condizionale le condanne a morte degli ultimi quattro detenuti nel braccio della morte. "In un governo rappresentativo - ha detto O'Malley - le esecuzioni di Stato rendono ogni cittadino partecipe di un omicidio legalizzato". Inoltre, dopo l'abolizione in Maryland, non era in vigore nessun protocollo di esecuzione, quindi giustiziare i quattro condannati rimasti nel braccio della morte sarebbe stato "legalmente e di fatto impossibile", ha detto Doug Gasler procuratore generale dello Stato.