Giustizia: la fine dell'affidamento non rende Berlusconi candidabile, la depenalizzazione sì Stampa

di Donatella Stasio

 

Il Sole 24 Ore, 6 gennaio 2015

 

Matteo Renzi, più che una marcia indietro, ha solo deciso di rinviare a marzo il decreto di Natale che all'articolo 19-bis depenalizza i reati fiscali se l'evasione non supera il 3% dell'imponibile. Ma non è detto che a marzo la norma battezzata salva-Silvio abbia perduto il suo potenziale "devastante" rispetto a processi in corso e condanne definitive.

Anzi, se non sarà ritirata o fortemente ridimensionata, sarà comunque un colpo di spugna in netta controtendenza rispetto alle dichiarate politiche antievasione e anticorruzione. E la sua portata "iper-retroattiva" potrebbe dare a Berlusconi una chance in più per "tornare politicamente in campo", oltre quelle derivanti dall'affidamento in prova ai servizi sociali, che finirà proprio nel mese di marzo.

L'esito positivo della prova, infatti, fa cessare anche tutti "gli effetti penali della condanna" e da questo punto di vista produce un risultato analogo a quello della depenalizzazione contenuta nella norma incriminata:?certamente sarà cancellata l'interdizione di due anni dai pubblici uffici mentre per l'incandidabilità bisognerà prima stabilire se rientri o meno tra gli "effetti penali".

In caso affermativo, Berlusconi torna in campo, altrimenti ne resta fuori. Tuttavia, poiché la legge Severino lega a doppio filo l'incandidabilità a una condanna per delitto non colposo, se la condanna viene travolta da una norma che depenalizza il delitto, cade il presupposto stesso dell'incandidabilità. E per questa via Berlusconi potrebbe addirittura chiedere di essere reintegrato in Parlamento, al pari di chi è "riabilitato".

Il condizionale è d'obbligo poiché tutto è affidato all'interpretazione di norme finora mai o poco arate dalla giurisprudenza, come quelle della legge Severino del 2012. Perciò l'articolo 19 bis sembra un segnale di disponibilità a Berlusconi più che una garanzia. Certo è, invece, che è un "regalo" sfacciato a una platea molto vasta di evasori, indagati, imputati, condannati. Eppure, a determinarne il momentaneo stop non è stata tanto la presa d'atto di questo regalo generalizzato quanto le polemiche sul regalo all'ex premier, condannato per frode fiscale, nel processo Mediaset, a 4 anni di carcere (di cui 3 indultati) e a 2 di interdizione dai pubblici uffici.

La norma è certamente retroattiva e quindi, in base all'articolo 2 del Codice penale, fa cessare "l'esecuzione della pena e gli effetti penali" di condanne definitive. Da questo punto di vista, però, non sposta nulla nelle prospettive che Berlusconi avrà alla fine dell'affidamento in prova, poiché l'articolo 47 dell'Ordinamento penitenziario dice che, con l'esito positivo della prova, il giudice dichiara estinta la pena e "ogni altro effetto penale".

Dunque, in entrambi i casi ci sarebbe la prospettiva di non attendere il 2019 per tornare in campo ma di presentarsi come candidato-premier fin dalle prossime elezioni del 2018, o prima, in caso di voto anticipato. Prospettiva che, però, per diventare concreta richiede che l'incandidabilità sia considerata un "effetto penale" della condanna.

E su questo ci sono orientamenti diversi, legati alla natura afflittiva o meno di questa sanzione. L'affidamento è cominciato il 9 maggio 2014 e finirà a marzo, più o meno contestualmente all'entrata in vigore della norma "salva-Silvio", se non fosse stata congelata. Di qui la sua irrilevanza rispetto all'esecuzione della pena, ormai conclusa.

Quanto agli "effetti penali", con una recentissima sentenza del 18 dicembre 2014, la Cassazione ha esplicitato ciò che era implicito in due precedenti delle sezioni unite(7/94 e 5859/2012) e cioè che l'esito positivo della prova estingue anche le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici, confermando così l'interpretazione ampia di "effetto penale".

Ciò significa che se a marzo il Tribunale di sorveglianza riterrà che l'affidamento è andato a buon fine, insieme alla pena si estingueranno anche i 2 anni di interdizione. Per l'incandidabilità, invece, i difensori potrebbero chiedere al Tribunale di pronunciarsi sulla sua natura. Altrimenti la questione sarà risolta alla presentazione della candidatura nelle liste elettorali e poi dalle Camere. La legge Severino stabilisce che solo la "riabilitazione" fa cadere l'incandidabilità e questo è un argomento in più per sostenere che a maggior ragione in caso di depenalizzazione viene recuperato il diritto di elettorato passivo.

La riabilitazione, infatti, non tocca la rilevanza penale del fatto commesso, mentre la depenalizzazione la cancella per cui sarebbe irragionevole sanzionare più severamente chi ha commesso un fatto che non è più reato.

Al di là dell'incandidabilità, la norma incriminata sarebbe invece un regalo certo al premier rispetto all'indulto. In caso di successiva condanna, infatti, i 3 anni ora condonati a Berlusconi rivivrebbero e andrebbero scontati, mentre sparirebbero del tutto con la depenalizzazione del reato.