Giustizia: la Corte d'Appello "Cucchi fu picchiato da altri, ora indagate sui carabinieri" Stampa

di Errico Novi

 

Il Garantista, 14 gennaio 2014

 

 

Dalle motivazioni della sentenza Cucchi, depositate ieri, arriva una svolta clamorosa: la Corte d'Assise che in Appello ha assolto tutti gli imputati spiega perché nessuno di loro può essere condannato per la morte di Stefano, ma chiede nello stesso tempo alla Procura di Roma di riaprire l'inchiesta e valutare le responsabilità dei carabinieri. Finora nessun militare dell'Arma è stato chiamato in giudizio per la morte di Cucchi, eppure secondo i giudici "le lesioni sono necessariamente legate a un'azione di percosse", e l'ipotesi secondo cui a compierla sarebbero stati i carabinieri che hanno avuto in custodia la vittima "non è un'astratta congettura". C'è un passaggio molto esplicito: "Non può essere definita un'astratta congettura l'ipotesi emersa in primo grado secondo cui l'azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che hanno avuto in custodia Cucchi".

Nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 31 ottobre ha assolto tutti gli imputati del processo per la morte di Stefano Cucchi, la Corte d'assise d'Appello di Roma chiede di aprire una nuova inchiesta. Nelle 67 pagine depositate ieri mattina si trovano da una parte le ragioni dell'assoluzione per le tre guardie carcerarie e per medici e paramedici dell'ospedale Sandro Pertini, dall'altra i giudici affermano che un pestaggio vi fu di sicuro, e che i responsabili andrebbero cercati tra i militari dell'Arma. Cioè tra coloro che tennero in custodia la vittima nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009.

I giudici rimettono dunque gli atti alla Procura e di fatto la obbligano a riaprire l'inchiesta. È uno sviluppo clamoroso. Che si ricongiunge con le parole pronunciate due mesi fa dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone: "Rileggeremo gli atti per capire se è possibile riaprire le indagini". Subito dopo, lo scorso 5 novembre, la famiglia di Stefano aveva presentato un esposto contro il professor Paolo Arbarello, perito chiave del processo.

Un atto che ha determinato l'apertura di uno specifico fascicolo da parte della Procura. Adesso i pm romani dovranno avviare un'ulteriore inchiesta sulla scorta delle motivazioni della Corte d'Assise. A questo punto la verità processuale affermata in Appello cambia radicalmente il quadro della vicenda. Perché appunto viene affermata come indiscutibile la circostanza del pestaggio, pur rimasto finora senza colpevoli, perché vengono avanzati pesanti sospetti sui carabinieri e anche per i passaggi con cui viene spiegata l'assoluzione di medici e infermieri.

Secondo il collegio presieduto da Mario Lucio D'Andria - composto dal giudice a latere Agatella Giuffrida e dai membri della giuria popolare - l'attività svolta dal personale dell'ospedale Pertini non è stata di apparente cura del paziente "ma di concreta attenzione nei suoi riguardi". Se il 22 ottobre del 2009 Stefano Cucchi morì fu perché era stato ricoverato in condizioni già gravissime. E "le lesioni subite da Cucchi", si legge nelle motivazioni, "sono necessariamente collegate ad un'azione di percosse e comunque a un'azione volontaria che può essere consistita anche in una semplice spinta che abbia provocato la caduta a terra con l'impatto sia del coccige, sia della testa contro una parete o contro il pavimento".

E che a colpire o spingere Stefano possano essere stati i carabinieri lo lasciano ipotizzare "concrete circostanze testimoniali" dalle quali emerge che "già prima di arrivare in Tribunale Cucchi presentava segni e disturbi che facevano pensare ad un fatto traumatico avvenuto nel corso della notte". L'ipotesi di un coinvolgimento dei militari dell'Arma è stata avanzata tra gli altri anche da uno dei tre agenti di polizia penitenziaria finiti a processo, Nicola Minichini.

In alcune interviste la guardia carceraria invita a indagare proprio sull'intervento dei carabinieri di due diverse caserme di Roma. Nella sua dichiarazione al processo d'Appello, l'ultima prima della camera di consiglio, Minichini però si guardò dal sostenere queste ipotesi e disse che "i lividi sotto gli occhi di Stefano di sicuro non erano segno di percosse".

Dopo quest'ultima clamorosa svolta del caso, il senatore Pd Luigi Manconi, tra i più tenaci nella richiesta di giustizia per Cucchi, dichiara che da quelle motivazioni, tra le righe, si deduce come la Procura di Roma abbia "svolto le indagini in maniera maldestra e inadeguata". Ora, dice Manconi, c'è da augurarsi che le nuove "indagini siano condotte da pubblici ministeri coscienziosi e competenti".