Stati Generali sulle carceri: un'occasione per il carcere e anche per la città di Padova Stampa

Il Mattino di Padova, 2 febbraio 2015

 

La vita di un carcere oggi non è facile, neppure per la Casa di reclusione di Padova, sede di importanti esperienze innovative, ma anche luogo di tensioni perché oggi la realtà delle carceri italiane ha bisogno di essere riformata, non è solo una questione di sovraffollamento, è soprattutto una questione di dare un senso alle pene, che non sia quello di rispondere al male con altrettanto male, quanto piuttosto di accompagnare le persone in un percorso di assunzione di responsabilità, unica strada per garantire sicurezza.

La redazione di Ristretti Orizzonti è una delle poche realtà che si occupa di questi temi coinvolgendo le persone detenute, e siccome forse è ora di fare una riforma delle pene ascoltando anche chi la pena la sta scontando, abbiamo "osato" proporre al Ministro di organizzare a Padova gli Stati Generali sulle pene e sul carcere. Un'occasione unica anche per la nostra città di entrare nel cuore di una riforma così importante. (Non dimentichiamo che ci sono stati politici come Mario Gozzini che, prima di varare la riforma penitenziaria, ne discutevano con i detenuti).

 

Lettera aperta al ministro Orlando

 

Gentile Ministro Orlando, siamo la redazione di Ristretti Orizzonti, la rivista realizzata da detenuti e volontari nella Casa di reclusione di Padova. Vorremmo avanzarle una proposta molto concreta: quella di organizzare gli Stati Generali sulle pene e sul carcere qui, in questa Casa di reclusione. Lei forse sa che ogni anno noi organizziamo un Convegno, a cui partecipano circa seicento persone dall'esterno, e 150 persone detenute.

Non pensa che portare gli "addetti ai lavori" a confrontarsi con le persone detenute sul senso che dovrebbero avere le pene avrebbe un valore davvero educativo per tutti, per chi deve essere protagonista di un percorso di rientro nella società, e per chi deve aiutare a costruire quel percorso? Ci sono tante buone ragioni per cui riterremmo utile fare qui nella Casa di reclusione di Padova gli Stati Generali sulle pene e sul carcere, prima fra tutte che in tal modo si eviterebbe di trasformarli in un lungo elenco di interventi di "esperti" senza nessun confronto con chi le pene e il carcere li vive come parte della sua vita.

Abbiamo cercato di immaginare per un attimo una cosa inimmaginabile: di essere noi il ministro della Giustizia in questo difficilissimo periodo per le carceri, con l'Europa che ci sta addosso perché il nostro Paese sta gestendo il sistema della Giustizia in modo ancora pesantemente illegale. La prima cosa che faremmo allora è di provare ad aprire un dialogo con i diretti interessati, quelli che hanno sì commesso reati, ma a loro volta ora subiscono ogni giorno l'illegalità del sistema.

Ecco, se gli Stati Generali si organizzassero nella Casa di reclusione di Padova, ci sarebbe l'occasione per confrontarsi non con il singolo detenuto che porta la sua testimonianza sulla sua condizione personale, né esclusivamente con operatori ed esperti, perché - il confronto avverrebbe con una redazione di detenuti che da anni lavora per cambiare le condizioni di vita in carcere, ma anche per ridare un senso alle pene. Forse è paradossale che a fare questo siano i detenuti stessi, ma in fondo non è neppure così assurdo, perché proprio vivendo pene insensate tante volte le persone hanno accumulato altri anni di carcere e hanno ulteriormente rovinato la loro vita; - gli addetti ai lavori potrebbero sentir raccontare nei particolari più crudi anche quello che patiscono le famiglie da un sistema, che dimostra spesso scarsissima attenzione nei confronti dei famigliari dei detenuti.

Ormai non c'è paese al mondo dove non si discuta di rendere più umane le condizioni delle visite dei famigliari. E noi, con tutta la nostra democrazia, continuiamo a permettere in tutto sei ore al mese di colloquio con controllo visivo, l'equivalente cioè di tre giorni all'anno, e una telefonata di dieci miserabili minuti a settimana; - gli addetti ai lavori potrebbero sentir parlare di come è possibile comunicare in modo efficace con la società e informare sulla realtà delle pene e del carcere, senza suscitare la rabbia dei cittadini: glielo diciamo con assoluta certezza, perché noi incontriamo ogni anno in carcere più di seimila studenti, e le assicuriamo che attraverso le testimonianze delle persone detenute, che parlano dei loro reati per assumersene la responsabilità e per fare prevenzione rispetto ai comportamenti a rischio delle giovani generazioni, le persone cominciano a farsi una idea diversa delle pene e del carcere.

Forse, se in tanti comunicassero con l'onestà e la consapevolezza con cui lo facciamo noi, non si perderebbero neppure voti a parlare del carcere, perché i cittadini capirebbero che pene più umane sono garanzia di maggiore sicurezza; - le persone detenute, chiamate a partecipare da interlocutori alla pari a un confronto sulla propria condizione, vedrebbero riconosciuta alla propria voce dignità, e questo è un passo importante per imparare ad aprirsi all'ascolto dell'altro e al dialogo; - da ultimo, sarebbe significativo fare gli Stati Generali in un carcere come quello di Padova, descritto dai mass media ora come un carcere modello, ora come un luogo violento e fuori legge: in realtà, non è né l'uno né l'altro, è un carcere che sarebbe dignitoso, con esperienze anche innovative, se non contenesse ancora il doppio dei detenuti che dovrebbero esserci.

A Padova convivono, per forza malamente, due realtà, quella di una detenzione che dà un senso alla pena attraverso lo studio, la cultura, il lavoro, l'apertura e il confronto con il mondo esterno, e quella di un carcere in cui le persone sono costrette ad "ammazzare il tempo" per mancanza di spazi e attività per tutti, e quindi accumulano solo rabbia e rancore. Nella speranza di essere stati convincenti, le porgiamo i nostri saluti e ci auguriamo di poter ospitare gli Stati Generali sulle pene e sul carcere nella Casa di reclusione di Padova. E, per prepararli seriamente, speriamo anche che lei possa al più presto essere ospite della nostra redazione.

 

La redazione di Ristretti Orizzonti


I Garanti delle persone private della libertà a sostegno della proposta

 

Interveniamo per sostenere la proposta della Redazione di "Ristretti Orizzonti" di ospitare l'iniziativa meritoria del Ministro Orlando di aprire un confronto sui temi della pena e del carcere. E spieghiamo le ragioni di sostanza. Con la riduzione del numero delle persone detenute si può aprire una fase nuova per affrontare i temi irrisolti del nostro universo carcerario, dall'affettività al lavoro, agli spazi, al senso della pena, alla sperimentazione di un diverso confronto tra le persone coinvolte a vario titolo dalla commissione di un reato.

La redazione di "Ristretti Orizzonti " è il luogo, forse unico, dove si pratica davvero la volontà di un cambiamento delle persone, dove un'informazione rigorosa e rispettosa di tutte le posizioni è riuscita a creare momenti di approfondimento e di incontro (pensiamo quello tra vittime e autori di reati anche gravi) e soprattutto di ascolto degli altri, chiunque essi siano. Abbiamo sempre colto elementi di riflessione nuovi e profondi.

La presenza costante dei detenuti, e la possibilità di ascoltare le loro storie e quelle dei loro familiari, rende le iniziative reali, e permette l'interazione tra la pratica e la riflessione teorica. Cambiare il carcere vuol dire anche creare nuove forme di comunicazione ed incontro. La redazione di "Ristretti Orizzonti" ha l'esperienza per organizzare gli "Stati Generali" nel carcere di Padova, garantendo la partecipazione anche dei diretti interessati. È un'occasione da non perdere.

Sottoscrivono i Garanti dei detenuti: Desi Bruno (Regione Emilia-Romagna), Sergio Steffenoni (Comune di Venezia), Armando Michelizza (Comune di Ivrea), Francesco Racchetti (Comune di Sondrio), Alberto Gromi (Comune di Piacenza), Margherita Forestan (Comune di Verona), Fabio Nieddu (Comune di Pescara), Ione Toccafondi (Comune di Prato), Carlo Mele (Provincia di Avellino), Angiolo Marroni (Regione Lazio), Roberto Cavalieri (Comune di Parma), Davide Grassi (Comune di Rimini), Piero Rossi (Regione Puglia), Aurea Dissegna (Regione Veneto), Marcello Marighelli (Provincia e Comune di Ferrara), Eros Cruccolini (Comune di Firenze), Antonio Sammartino (Comune di Pistoia), Matteo Civico (Consigliere Provinciale di Trento, promotore dell'istituzione del Garante provinciale), Maria Pia Brunato (Comune di Torino), Emilio Santoro per l’Associazione L’Altro Diritto (Comune di San Gimignano).