Bulgaria: Consiglio d'Europa; le carceri peggio di un girone infernale Stampa

di Luigi Maria Rossiello

 

www.globalist.it, 31 marzo 2015

 

Il Consiglio d'Europa ha criticato la Bulgaria per le condizioni delle sue prigioni che rendono la vita dei detenuti una vera e propria tortura. Essere arrestati qui significa, infatti, correre il serio rischio di essere picchiati dalle forze dell'ordine, mentre se si finisce in galera, si ha la certezza che si vivrà non solo in un luogo dove regna la violenza, ma inadatto a ospitare esseri umani.

Tale terribile situazione è stata descritta dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, che ha, inoltre, pubblicamente invitato le autorità bulgare, colpevoli di non essere intervenute per anni, a risolvere questi problemi al più presto possibile.

Il Comitato ritiene poi che la situazione sia in continuo peggioramento ed è proprio per questo che ha deciso di denunciare quanto notato nel corso di una recente visita in Bulgaria.

Il contenuto del documento sembra il copione di un film horror. Il Cpt rivela un numero crescente, rispetto al 2014, di denunce di maltrattamento, schiaffi, pugni, calci, manganellate, ricevute da persone arrestate. Nelle prigioni bulgare il livello di maltrattamento dei detenuti da parte dei guardiani resta a livelli allarmanti e tali abusi sono spesso inflitti deliberatamente. Si constata, inoltre, una diffusissima violenza tra detenuti, mentre la corruzione nelle prigioni è un fenomeno considerato "endemico".

Le strutture, anche a causa del sovraffollamento carcerario, sono poi del tutto inadeguate e molti detenuti vivono in meno di due metri quadrati, a dispetto dei 6 metri quadrati indicati dalle normative internazionali, come requisito minimo. Le cucine sono infestate da vermi ed insetti e l'acqua delle fogne fuoriesce e cola ovunque. La maggior parte dei muri sono intaccati dalla muffa e il riscaldamento anche nei periodi più freddi è entrato in funzione solo per poche ore. Di notte l'acceso alla toilette non è alla portata di tutti e molti sono costretti a servirsi di secchi per i propri bisogni.

L'assistenza sanitaria quasi inesistente. Le inadempienze delle autorità del Paese, andate avanti per circa 20 anni, emergono adesso tutte insieme attestandosi come un problema estremamente grave. Il Comitato per la prevenzione della tortura lamenta il fatto che le sue ripetute raccomandazioni siano state prevalentemente ignorate dalle istituzioni preposte ad intervenire.

La causa di tutto può essere individuata anche nell'instabilità politica del Paese che dal 1995 ad oggi ha avuto 10 governi di cui tre di transizione che non hanno fatto altro che trascurare il problema facendo sì che si aggravasse sempre di più. Ora la situazione è davvero insostenibile.

Nel corso delle visite in Bulgaria, avvenute nel 2010, 2012, 2014 e in questo 2015, le delegazioni del Comitato non hanno potuto fare altro che constatare la mancanza di un'azione decisa da parte delle autorità che ha portato ad un costante deterioramento della situazione fino alla privazione dei diritti fondamentali degli esseri umani.

Le garanzie giuridiche a favore dei detenuti sembrano davvero un'utopia. I progressi compiuti in questo senso sono stati, infatti, pochissimi. La possibilità di avere accanto un avvocato è rimasta "un'eccezione" nelle prime 24 ore di presa in custodia da parte della polizia. E i legali, una volta nominati, non sono stati messi nella condizioni di svolgere la loro funzione di tutela.

Le prigioni di grandi città del Paese come della capitale Sofia, Burgas e Varna continuano a far registrare numeri altissimi di casi di maltrattamenti e violenze, a volte confermate dai referti medici. Nonostante le ripetute garanzie date dalle autorità bulgare sulle azioni da intraprendere, la situazione rimane all'insegna del degrado. Le condizioni dei detenuti sono inumane.

L'ultima visita, avvenuta a marzo, ha rilevato ancora una volta che poco o nulla è stato fatto. Il rapporto del Cpt evidenzia quindi un fallimento persistente da parte della autorità bulgare che non hanno mai affrontato con serietà e determinazione le carenze fondamentali delle carceri del Paese.

Il Comitato pretende quindi che il governo agisca con massima urgenza anche rispettare gli obblighi che la Bulgaria si è assunta quando è entrata a far parte del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea. Si ricorda poi che dal 1990, ovvero da quando il Comitato anti-tortura ha iniziato la sua attività di monitoraggio delle carceri dei vari Paesi, sono stati solo sei i casi di denuncia pubblica effettuati. Per tre volte è finita nel mirino dell'organizzazione la Russia. La Turchia è stata denunciata due volte e la Grecia una.