Stati Uniti: veto del governatore del Nebraska sulla legislazione per abolire pena di morte Stampa

Askanews, 27 maggio 2015

 

Il Nebraska potrebbe essere il primo stato conservatore in oltre 40 anni ad abolire la pena di morte ma la strada per un tale risultato è tortuosa. Ieri il governatore Pete Ricketts ha infatti posto un veto sulla legislazione approvata la settimana scorsa per appunto rendere illegale la pena capitale. Ora il disegno di legge torna ai legislatori, che tenteranno di scavalcare il veto stesso. Per il cosiddetto Cornhusker State è una seconda volta. L'ultimo tentativo legislativo per abolire la pena di morte risale al 1979, quando i senatori non raccolsero voti sufficienti per avere la meglio sul veto dell'allora governatore Charles Thone.

Per provare a centrare l'obiettivo, adesso serve il voto di 30 senatori ma il governatore repubblicano Ricketts ha già preso contatti per fare cambiare loro idea. Tra chi si dice pronto ad approvare l'abolizione di questa punizione, c'è chi cita motivi religiosi e chi parla di costi ed inefficienze.

È dal 1997 che in Nebraska nessun detenuto percorre il cosiddetto ultimo miglio, quello che figurativamente parlando porta al braccio della morte. Allora fu usata la sedia elettrica ma adesso è richiesto per legge il ricorso a un'inizione letale, mai ordinata fino ad ora.

È il Maryland ad avere abolito per ultimo la pena di morte nel 2013. Negli ultimi anni altri tre Stati, tra il moderato e il liberal, hanno fatto altrettanto: il New Mexico nel 2009, l'Illinois nel 2011 e il Connecticut nel 2012. L'ultimo Stato conservatore a eliminare questa punizione è stato il North Dakota nel 1973.

In totale sono 32 gli Stati americani che permettono la pena di morte. Anche il governo federale la consente, come visto per esempio dal caso di Dzhokhar Tsarnaev: il 21enne che l'8 aprile scorso fu giudicato colpevole di tutti i 30 capi di imputazione per il suo ruolo nell'attentato alla maratona di Boston (Massachusetts) del 15 aprile 2013, lo scorso 15 maggio è stato condannato a morire dalla giuria popolare, così come avevano voluto i procuratori federali.