Giustizia: Massimo Bossetti? lo hanno già condannato, ma per la Costituzione è innocente Stampa

di Angela Azzaro

 

Il Garantista, 3 luglio 2015

 

L'Italia il 17 giugno di un anno fa si è divisa in due: da una parte chi ha goduto nel vedere le manette ai polsi di Massimo Bossetti, un'altra - piccola, minuscola - che ha lanciato un urlo di orrore: un presunto assassino dato in pasto alla pubblica gogna con l'avvallo del ministro dell'Interno. Angelino Alfano, infatti, forse forzando anche il volere della procura di Bergamo, disse con gioia: "Abbiamo preso l'assassino di Yara".

È per questa ragione che il processo, che prende il via oggi contro Bossetti, nasce sotto una cattiva stella. La cattiva stella di chi, fin dal primo momento, ha deciso che lui fosse l'assassino, senza presunzione di innocenza, senza nessun rispetto per lo Stato di diritto. Da quel momento in poi, niente è più stato come doveva essere. La vita di Bossetti è stata racchiusa in quelle manette: manette di condanna, manette che hanno esposto la sua vita nella pubblica piazza. I media, in questi dodici mesi, non hanno risparmiato quasi nessuno o quasi nulla della sua sfera privata, travolgendo la moglie, i figli, la madre, la sorella, la quale - non dimentichiamolo - è finita diverse volte in ospedale perché presa di mira da orde giustizialiste.

Sarà difficile corregge il tiro, trovare quella serenità e obiettività che il giudice deve avere per affrontare un caso così complesso. Gli occhi dell'Italia che esultano per le manette sono lì che aspettano di vedere Bossetti crollare, di vedere la sua esistenza fatta a pezzettini. Ma c'è anche quell'altra Italia, quella che ha lanciato un urlo di orrore. E una parte piccola, minoritaria, che però esiste e che deve vigilare perché il processo si svolga nel migliore dei modi. È l'Italia che non si vuole sostituirsi ai giudici, ma che pretende che tutto venga fatto secondo giustizia. Oggi, la sfida, che si combatte è anche questa. Quella per un giusto processo nei confronti di Bossetti e in generale per una giustizia che non rinneghi i suoi principi fondamentali. Si è innocenti fino al terzo grado di giudizio. Non se ne dimentichi la pubblica accusa, non lo dimentichi l'opinione pubblica, non lo dimentichino i giornalisti.

Ps. Ci piacerebbe che almeno questa volta l'Ordine dei giornalisti vigilasse sul rispetto del codice deontologico da parte dei suoi iscritti.