Giustizia: penalisti; forti timori per la riforma della prescrizione do la sentenza Corte Ue Stampa

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2015

 

Nel dettaglio, un forte allarme sulla prescrizione e per le modifiche in arrivo sul diritto penale sostanziale. Ma più in generale, a preoccupare le Camere penali, il cui congresso si è aperto ieri con la relazione del presidente Beniamino Migliucci, è un clima generale nel quale emerge ancora una volta la debolezza della politica nella difficoltà ad affrontare il tema delle riforme utili al Paese.

Il tutto aggravato da un periodo di crisi economica che favorisce una visione della giustizia che tende a valorizzare il tema dell'efficienza operativa e a rafforzare le politiche repressive al di fuori degli spazi costituzionali del giusto processo sul terreno insidioso delle misure di prevenzione, di quelle patrimoniali, delle confische allargate e per equivalente. Il processo, anche quello penale, diventa allora inutile, o, meglio, utile solo se procede senza troppi impedimenti e garanzie. In questo contesto, sottolinea Migliucci, la stessa magistratura vede spesso concretizzarsi impropriamente quell'aspirazione a essere impropria protagonista delle riforme che ne caratterizza la storia non solo recente.

Dalle procure si moltiplicano così i travasi alla politica, con Pm che passano direttamente ad assessorati da Palermo a Roma. Il che contribuisce allo squilibrio di tutto il sistema, già compromesso dall'insediamento del potere giurisdizionale negli uffici legislativi e nelle commissioni ministeriali.

Sulla prescrizione, il timore dei penalisti corre sulla scia delle conseguenze della sentenza della Corte di giustizia europea, con la Cassazione che ha già stabilito la disapplicazione della norma nei casi controversi, mentre la Corte d'Appello di Milano ha, più correttamente, rinviato alla Corte costituzionale; ma non si nasconde insoddisfazione per la piega che preso l'intervento più generale in discussione in Parlamento, con la previsione del congelamento dei termini, anche se è stato scongiurato il rischio di un intervento più pesante come quello sollecitato dalla magistratura con il blocco anticipato all'esercizio dell'azione penale.

Il disegno di legge che riscrive il processo penale ha rappresentato uno dei temi chiave della relazione di Migliucci. Su questo si addensano ombre, con qualche luce. Tra queste ultime, come ovvio, le misure che meno piacciono alla magistratura, dall'obbligo per il Pm di esercizio dell'azione penale entro 3 mesi dalla conclusione delle indagini (scelta che tra l'altro potrebbe contribuire ad attenuare la criticità del moltiplicarsi delle prescrizioni nella fase delle indagini preliminari, per l'inerzia dei pubblici ministeri, sostengono i penalisti, nella trattazione dei fascicoli una volta chiusa la fase investigativa), alla previsione di una relazione al Parlamento sui casi di ingiusta detenzione.

Ma a convincere sono anche i vincoli in materia di iscrizione tempestiva nel registro degli indagati. Perplessità invece per le norme che rendono assai più estesa la modalità di partecipazione a distanza al processo e per l'aumento delle pene per furti e rapine. Un passaggio quest'ultimo che contraddice recenti istituti come la messa alla prova e la non punibilità per tenuità del fatto è che a Migliucci sembra il frutto di una spinta populista e demagogica. In sospeso il giudizio sulle intercettazioni, dove la cancellazione dell'udienza filtro potrebbe compromettere la necessità del contraddittorio in una materia tanto delicata.