"Migranti prigionieri nei container". Ancora tensione al confine francese Stampa

di Massimo Calandri

 

La Repubblica, 18 luglio 2019

 

Mentone, gli stranieri detenuti illegalmente in prefabbricati di 15 metri quadrati senza cibo né acqua. La denuncia di Amnesty, Msf e altre Ong: "La polizia falsifica i documenti per riportare in Italia anche i minori" I due container in alluminio, di un giallo screpolato dal sole, sono stati sistemati dai francesi accanto alla loro caserma di polizia, subito dopo il confine di Ventimiglia: 3 metri per 5, una minuscola finestra, all'interno nessun arredo - neppure una branda - a parte un paio di vecchie sedie di plastica.

Da inizio anno ci sono passati migliaia di migranti, detenuti illegalmente prima di essere rispediti in Italia. Esseri umani fermati dai gendarmi transalpini e trattati senza alcun rispetto per la legge e l'umanità: niente medico, avvocato, interprete. Niente.

"Vengono dall'Italia, in Italia devono tornare". Ma dal momento che i nostri poliziotti della caserma di Ponte San Luigi, poche centinaia di metri più a est, non accettano i respingimenti dalle 19 alle 9 del mattino, ecco che i "clandestini" fermati al tramonto da qualche parte vanno rinchiusi. Non al centro di identificazione di Nizza, no. Prigionieri a forza, illegalmente: nei container. Uomini e donne, bambini di pochi mesi, e guai a ribellarsi.

Che importa, se quasi un migliaio di minori avrebbe dovuto invece essere assistito e ospitato - lo dice sempre il codice - dalla Francia: gli agenti hanno rispedito anche loro il mattino dopo, magari dopo aver strappato sotto i loro occhi i documenti d'identità e falsificato i dati trascritti sul Refus d'Entrée, il foglio che viene messo loro in mano prima di spingerli via. Allez, vite! Amnesty International France, Anafé, La Cimade, Médecins du Monde, Médecins sans frontières, Secours catholique Caritas France.

Sei associazioni francesi - più altre due di avvocati per la difesa dei diritti dell'uomo - hanno sottoscritto un documento che rafforza 13 denunce presentate alla procura di Nizza e a Felipe Gonzales Morales, inviato speciale delle Nazioni Unite, per altrettanti casi di "privazione illegale della libertà" nei confronti di migranti, costretti in quei container giallo screpolato di marca Agelco. Ma basta passare qualche ora nella terra di nessuno sul ponte che scavalca il rio San Luigi, in mezzo alle due caserme, per raccogliere altre terribili testimonianze dai respinti.

O per ascoltare la versione degli agenti italiani, che in un surreale balletto a loro volta restituiscono ai colleghi stranieri i minori che non potevano essere espulsi, confessando: "I francesi ci guardano dall'alto in basso, fanno i prepotenti". "Mi hanno chiuso in quella prigione per più di 10 ore con molti adulti, la notte del 27 maggio". Alpha è un ragazzo nigeriano di 17 anni. "Gli ho detto che ero minorenne, non gli importava. "Zitto, o è peggio per te".

Non potevamo usare i bagni. È stato orribile". La sua e molte altre storie ("Persone maltrattate cui viene rifiutata la visita medica, promiscuità, documenti strappati") le raccontano i responsabili di due associazioni italiane, We World e Iris, che con Anafé e Oxfam hanno presentato le denunce in procura. L'altra notte nei container c'era anche una famiglia eritrea: papà, mamma e un bimbo di 4 mesi che ha pianto tutta la notte.

Ha avuto un po' di latte in polvere solo ieri mattina, nel campo della Croce Rossa a Ventimiglia. Jacopo Colomba lavora al confine per We World, una delle associazioni in prima linea per i diritti degli ultimi. "Durante la settimana sono 40-50 al giorno le persone che ricevono il Refus d'Entrée e vengono riconsegnate alla polizia italiana. Nel fine settimana 50-70 casi almeno". Quasi 8.000 da inizio anno.

"E buona parte di loro trascorre la notte nei container". I minori? "Mediamente, il 10 per cento. Forse di più". Un migliaio di ragazzi. Solo una parte viene restituita dai poliziotti italiani ai colleghi francesi, come prevede la legge. È successo anche ieri pomeriggio. Un ragazzino di origine yemenita, un altro bengalese ("Perché adesso i migranti passano dalla rotta balcanica: anche i nordafricani, che raggiungono la Turchia con un visto e poi risalgono l'Europa. Una strada lunga, ma meno rischiosa", spiega Colomba).

Due agenti della nostra polizia di frontiera li accompagnano verso la caserma transalpina: entrano tutti e 4 negli uffici, i poliziotti risalgono qualche minuto dopo. Soli. "Glieli abbiamo lasciati, anche se i francesi non sembravano molto d'accordo: i minori erano stati identificati in Italia qualche mese fa, ma i nostri colleghi stranieri si erano "sbagliati" nel compilare le schede. Però le impronte non mentono. E insomma, se li devono tenere".

Che assurdità, tutto questo andare e tornare. Parliamo di due sedicenni. "I francesi è come se si sentissero più forti di noi", spiega l'agente. "Ma sapete che se ci prendiamo quei due ragazzini commettiamo un reato?". Lunedì Gérald Darmanin, ministro francese dell'Azione e dei Conti pubblici, era nella vicina Cannes, dove ha perorato la causa della lotta ai prodotti di marca falsificati: borsette, orologi, vestiti. "Ho chiesto il rinforzo della collaborazione con le autorità straniere, in particolare italiana. Siamo tutti d'accordo". Quando si tratta di merci - non di uomini - nessun problema.