Rita Bernardini denunciata per autoproduzione di cannabis Stampa

di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 18 luglio 2019

 

La leader radicale contesta: "dovevano arrestarmi, la legge è uguale per tutti". Alla fine è riuscita nel suo intento, ma non fino in fondo perché avrebbe voluto farsi arrestare come succede agli altri cittadini. Dopo anni di disobbedienza civile, sponsorizzando pubblicamente la sua iniziativa sull'auto coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa per sollecitare il pieno utilizzo a fini terapeutici, ieri Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale, ha subito un fermo dai carabinieri.

Lo ha preannunciato lei stessa tramite un post su Facebook con tanto di foto delle sue rigogliose piantine di marjuana, spiegando che la mattina presto è stata raggiunta da una telefonata dei carabinieri mentre si trovava su un treno in direzione di Parma, dove avrebbe dovuto partecipare al laboratorio Spes contra Spem, nel carcere della città emiliana.

Alla domanda "lei è in casa?", l'esponente del Partito Radicale ha risposto semplicemente "no, veramente sono sul treno in direzione Parma e sto fuori due giorni". I carabinieri però le hanno ordinato di andarli a raggiungere subito. Il tempo di scendere dal treno e prendere un taxi, ha raggiunto immediatamente la sua abitazione. Una volta giunta lì, è stata condotta in caserma, assieme alle buste contenenti le piantine di marjuana sequestrate durante l'ispezione.

Bernardini non è stata arrestata, ma solamente denunciata. Per questo l'esponente radicale ha espresso tutto il suo disappunto - facendolo mettere anche nel verbale - per la decisione della Procura di Roma di non procedere al suo arresto, come accade a tutti i cittadini. "Così si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere uguale per tutti", commenta amaramente Rita Bernardini.

L'avvocato Giuseppe Rossodivita, anch'esso esponente radicale, sottolinea che coglieranno l'occasione di un eventuale processo per mettere sotto accusa una legge secondo loro irragionevole e criminogena. "Sarà una buona occasione per aprire un dibattito al quale la classe dirigente di questo paese si è sempre sottratta e continua a sottrarsi", dichiarano Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale.

"La legalizzazione della marijuana e la distribuzione controllata di eroina fanno parte di una politica di sicurezza volta al contenimento della criminalità che grazie alle leggi in vigore - agisce sul mercato in regime di monopolio. Con l'alibi di tutelare le persone, si consegnano nelle mani di organizzazioni senza scrupoli che vendono sostanze pericolose, pericolo dovuto alla proibizione". Non manca la solidarietà da parte di altre forze politiche.

"Se oggi si ravvisa questo atto, bisogna spiegarsi come mai ciò non è stato ravvisato negli anni precedenti, visto che sono almeno sei anni che Rita Bernardini compie questa disobbedienza civile", osserva l'ex senatore del Pd Luigi Manconi. "La battaglia che compie non è una semplice lotta nonviolenta, ma è la politica radicale dell'obiezione di coscienza contro le leggi ingiuste. E quindi non si può che stare dalla parte di Rita Bernardini".

Sono tantissimi a oggi i pazienti che si curano con la marijuana terapeutica, traendone un effettivo giovamento per la propria patologia, soprattutto in presenza di dolori cronici, dovuti a malattie anche gravi. In Italia l'accesso alla cannabis medica è previsto da 12 anni, ma riuscire effettivamente a giovarsi di tali terapie resta un percorso a ostacoli.

Per questo motivo Rita Bernardini, assieme all'associazione LapianTiamo, chiede l'opportunità di pensare, per l'Italia, a una legge tesa a consentire l'auto coltivazione per fini terapeutici a tutti i pazienti che ne facciano regolare utilizzo. Un argomento, quest'ultimo, da inserirsi nell'ottica di una legalizzazione più ampia che riguarderebbe l'uso personale, ponendo l'accento sui potenziali vantaggi proprio in termini di colpo da infliggere al business della criminalità organizzata.