La battaglia sulla giustizia appesa alle elezioni in Emilia Romagna Stampa

di Simone Canettieri


Il Messaggero, 17 gennaio 2020

 

Anche la prescrizione passa dalla via Emilia. Dopo lo strappo renziano in commissione dell'altro giorno, il calendario inchioda tutti a lunedì 27 gennaio, il day-after del voto regionale. Quando la Camera sarà chiamata a esprimersi sulla proposta di legge di Enrico Costa (Fi) che punta a cancellare la riforma Bonafede.

Matteo Renzi ha già annunciato che, coerentemente con la posizione già esplicitata in commissione, Iv voterà con il centrodestra. E allora tutto potrà succedere, soprattutto a seconda del risultato di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna.

Di sicuro, pallottoliere in mano lo spostamento di Italia Viva verso Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia mette sotto stress la maggioranza: 286 a 300. Con il ruolo determinante del gruppo Misto, che conta anche una quindicina di deputati di centrodestra (a partire da quelli di Cambiamo di Giovanni Toti).

Con un risultato beffardo: se saltasse il governo rimarrebbe solo lo stop alla prescrizione tanto caro ai grillini. Dal Nazareno osservano lo scenario. E, come confidato dal segretario Nicola Zingaretti a Il Messaggero, i sospetti che Renzi voglia rompere o trovare un incidente che porti al crash ci sono tutti. Non a caso i vertici del Pd con un pensiero di insieme alla situazione politica attuale dicono: "A Renzi la paura del fallimento e gli insuccessi stanno dando alla testa. Ormai attacca solo il Pd. Ha iniziato il boicottaggio delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria per far vincere Salvini".

Accuse pesanti perché, per la prima volta, tirano in ballo anche la partita cruciale nella regione rossa per eccellenza. D'altronde sul "non possumus" in Calabria e Puglia (dove si vota in primavera) Renzi è stato netto: non ci saremo con il centrosinistra.

Discorso diverso, adesso, per la madre di tutte le sfide, appunto. Fatta questa premessa si capisce perché il nodo prescrizione sia solo una parte dell'ingranaggio che rischia di incepparsi a Palazzo Chigi, già dalla notte del 26. Sulla giustizia, da sempre tema a rischio per la salute di tutti gli esecutivi, il premier Conte predica ecumenismo. Sul tavolo della maggioranza - al di là di Iv - rimane la sua proposta di mediazione sulla prescrizione.

La quadra trovata la settimana scorsa sul disegno di legga delega "non è che ci faccia impazzire, ma siamo consapevoli che un'intesa vada trovata", dicono da via Arenula, sede del ministero della Giustizia guidata dal grillino Alfonso Bonafede. In queste ore lo scontro si sta polarizzando tra Iv e M5S. Il Pd si trova in mezzo alle prese con le accuse dell'ex premier fiorentino che rimprovera al suo vecchio partito di aver smarrito l'impronta riformista. Ecco perché la materia va trattata con cura.

Per Andrea Orlando, ex Guardasigilli e vice di Zingaretti, "la prescrizione è sempre una sconfitta per lo Stato ma una norma che interrompe la prescrizione al primo grado di giudizio sta in piedi soltanto se ci sono tempi certi nel processo. Attualmente questa certezza non c'è".

Al momento c'è, invece, la proposta mediana di Conte: distinguere tra condanne e assoluzioni (per le quali non si interromperebbe la prescrizione) e prevedere nell'ambito della riforma del processo una sanzione disciplinare legata al singolo procedimento. Bonafede assicura che la legge delega il prima possibile - "al massimo entro due settimane" - inizierà a camminare.

Altrimenti dal Nazareno sono pronti a rispolverare dalla soffitta la loro soluzione: "Un disegno di legge già pronto per non confondere la nostra posizione con quella della Lega", dice Orlando. Si gioca tutto dunque sul filo dei nervi, ma anche dei tempi. In mezzo, e prima, rimane grande come una casa la grande incognita del voto in Emilia Romagna: tra accuse di sabotaggio (nei confronti di Renzi) e la paura (da parte del Pd) di perdere lo storico baluardo.

Anche per questo motivo da Zingaretti a Franceschini, passando per i ministri dem, tutti nei prossimi giorni scenderanno in campo - da Piacenza a Rimini - per sostenere Bonaccini. Il giorno dopo il voto, comunque vada, la maggioranza non sarà più la stessa. E la prima prova sarà appunto sulla prescrizione. Con annessi tentativi di spallata da parte di Salvini.