Carceri, Bonafede ai cappellani: "Grazie perché ridate fiducia e speranza" Stampa

di Gianni Parlatore


gnewsonline.it, 17 gennaio 2020

 

"I cappellani svolgono un ruolo fondamentale nel percorso di rieducazione di chi ha commesso errori, nell'interesse non solo dei detenuti stessi ma di tutta la collettività. Incarnano un volto buono ma al contempo severo, si fanno testimoni della parola di Dio e portano, in luoghi dove per troppo tempo lo Stato è risultato assente, un messaggio di serenità e di speranza a chi si sente abbandonato".

Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha preso parte al brindisi augurale di buon anno organizzato da don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane: "Per me - ha proseguito il Guardasigilli - è un vero piacere vivere un momento di condivisione con chi svolge una missione spirituale ma anche sociale e morale. Grazie ai cappellani i detenuti comprendono l'importanza di un possibile cambiamento e imparano ad apprezzare la legalità non come dovere ma come amore per le regole e come segno di rispetto nei confronti degli altri".

Don Raffaele Grimaldi, per più di 20 anni cappellano del carcere di Secondigliano a Napoli, e ora alla guida dei 250 cappellani presenti nelle carceri italiane, ha sottolineato il delicato ruolo svolto dai cappellani nelle strutture penitenziarie con "passione e in modo riservato. L'azione pastorale nelle carceri non riguarda solo i detenuti ma tutti quelli che operano nelle strutture di pena. Tendere una mano e donare fiducia è certamente un investimento sulla responsabilità di coloro che hanno vissuto la loro vita nell'illegalità, e sono consapevoli e bisognosi di risarcire il danno arrecato".

 

Don Grimaldi: "occasione per riflettere su esigenza di umanizzare questi luoghi di sofferenza"

 

"Individuare percorsi condivisi di vera vicinanza e attenzione al mondo penitenziario". L'Ufficio dell'Ispettorato dei cappellani delle carceri italiane, ieri pomeriggio alle ore 14, ha ricevuto la visita del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, congiuntamente ai sottosegretari alla Giustizia e ai dirigenti generali dell'Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile. "L'incontro in programma nasce dall'esigenza di poter consolidare un rapporto di amicizia e di collaborazione con i cappellani che operano all'interno degli istituti penitenziari italiani", spiega l'ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, don Raffaele Grimaldi.

"La presenza e la visita del ministro è anche un importante occasione per poter riflettere sul disagio che si vive nelle carceri, perché solo umanizzando questi luoghi di solitudine e di sofferenza, si può aiutare chi è privato momentaneamente della libertà personale, ad un vero recupero della persona - evidenzia don Grimaldi -. In molti istituti di pena i detenuti lavorano e ricevono il dovuto compenso per la loro opera, ma tutto ciò non basta: occorre offrire, a questo anello debole della società, occasioni di vero recupero e di reinserimento sociale, soprattutto quando varcano le soglie del carcere per la tanto desiderata libertà".

Per l'ispettore generale, "tendere una mano e donare loro fiducia è certamente un investimento sulla responsabilità di coloro che hanno vissuto la loro vita nella più totale illegalità, e sono consapevoli e bisognosi di risarcire il danno arrecato", ma "una società che esclude, emargina e scarta è certamente ostaggio di una mentalità prigioniera di un individualismo esasperato, che fa perdere il senso della solidarietà, facendo crescere l'indifferenza e la responsabilità che noi tutti abbiamo verso gli altri". Al tempo stesso, il sacerdote rivolge "uno sguardo particolare alle tante vittime della violenza gratuita da parte di coloro che per questa deprecabile azione hanno subito la privazione della libertà". E "un pensiero va anche a coloro che hanno perso innocentemente i loro cari": "Proprio a loro vorrei dire di non trasformare la rabbia, la sofferenza che covano dentro di sé in vendetta".