Il Consiglio d'Europa sui detenuti: "Urgente proteggere i loro diritti durante la pandemia" Stampa

di Liana Milella


La Repubblica, 7 aprile 2020

 

La commissaria per i diritti umani Dunja Mijatovic scrive che "diminuire il numero dei detenuti in questo momento è fondamentale per garantire un aumento della sicurezza sanitaria".

"Salvaguardare la salute e i diritti dei detenuti durante la pandemia da Covid-19". Anche il Consiglio d'Europa, con la commissaria per i diritti umani Dunja Mijatovic, con una decisione appena diffusa, si muove sulle carceri. Considera i detenuti "persone vulnerabili" e ad alto rischio proprio per le condizioni di vita all'interno delle prigioni, dove le raccomandazioni sullo spazio e la distanza tra una persona e l'altra, e soprattutto quelle riguardanti l'igiene, non possono essere rispettate, "esponendo così gli stessi prigionieri a maggiori rischi". Senza considerare le gravi malattie già esistenti.

Tutto questo, come è scritto nella nota della commissione, espone i carcerati, e finora ha portato a casi di rivolta negli Stati della Ue. Di conseguenza molti stati hanno già cominciato a liberare alcune categorie di detenuti, ricorrendo a varie forme, incluse le amnistie. Nonché la sospensione delle carcerazioni e quindi l'esecuzione delle sentenze. È urgente, scrive la commissaria, che queste politiche proseguano.

Particolare attenzione va posta ai detenuti anziani e a quelli che si trovano in cattive condizioni di salute. E ovviamente anche a quelli che hanno commesso reati non gravi. "Diminuire il numero dei detenuti in questo momento è fondamentale per garantire un aumento della sicurezza sanitaria" scrive ancora la commissione Operaz i diritti umani. E naturalmente anche per rendere meno onerosa l'attività di chi lavora in carcere. La nota sottolinea inoltre che a chi esce va garantita non soltanto un'abitazione, ma anche le necessarie cure sanitarie. "Naturalmente" dovrebbero essere rilasciati tutti coloro, come i giornalisti o gli attivisti politici, che sono detenuti in aperta violazione dei diritti umani.

Altrettanto devono essere garantiti tutti i diritti di coloro che restano comunque in carcere, ad esempio le donne incinte o i bambini. Le restrizioni non devono avere carattere discriminatorio, ma devono essere proporzionate, limitate nel tempo e trasparenti. La nota considera "necessarie" in questo momento le restrizioni già in corso per i contatti con i familiari, ma specifica che esse devono essere imperativamente mitigate da misure alternative, come la possibilità di accedere con più frequenza alle conversazioni via telefono e alle video comunicazioni.

E i detenuti devono comunque continuare ad avere accesso all'informazione, all'assistenza legale, mentre chi dirige le carceri deve garantire che i detenuti non debbano essere esposti a ulteriori rischi. In conclusione la commissaria Mijatovic afferma che durante il periodo della pandemia gli Stati devono urgentemente adottare misure per garantire i diritti umani anche chi resta in carcere e con gli investimenti necessari. Un monito che sembra cadere proprio nel momento giusto visto che il Senato si appresta a discutere e approvare gli emendamenti al decreto del Guardasigilli Alfonso Bonafede che riguarda la condizione dei detenuti.