Bambini in carcere: perché? Stampa

di Marina Lomunno


vocetempo.it, 11 luglio 2020

 

Perché i bambini da 0 a 6 anni, figli di detenute, per non trascorrere gli anni decisivi della loro crescita senza l'insostituibile figura materna, devono scontare la pena della loro mamma dietro le sbarre? Non è possibile "rieducare" in un ambiente idoneo alle esigenze dei bambini che non hanno colpe se la mamma deve fare i conti con la giustizia?

Attorno a questa domanda si è sviluppato l'interessante video-seminario "Una casa senza sbarre" promosso dal Garante dei Detenuti del Piemonte Bruno Mellano, tenutosi il 4 giugno scorso, e ora disponibile integralmente sul canale Youtube all'indirizzo: you.tube/dV0OgyErqeQ.

In Italia le mamme ristrette con prole da 0 a 6 anni scontano la loro pena, laddove esistono, negli Icam (Istituto a custodia attenuata per detenute madri), appositi padiglioni riservati alle donne con figli dove l'arredo e l'ambiente sono più accoglienti di quello delle sezioni carcerarie con camere, spazi comuni, cucina, sale giochi e studio in un'ottica che si avvicina alla comunità proprio per non dare ai bimbi la sensazione di vivere in galera.

Ad oggi sul territorio italiano, gli Icam sono solo 5: a Lauro (Avellino); a Milano San Vittore, a Venezia Giudecca; a Torino "Lorusso e Cutugno e Cagliari. A Torino le mamme con bambini sono normalmente tutte ristrette nell'Icam che può ospitare 11 donne con prole. A fine maggio 2020 presso l'Icam del penitenziario torinese si trovano 6 detenute con 7 figli tutte di nazionalità straniera. In Italia le donne ristrette con bambini ospitate negli Icam variano da 50 a 60 unità.

"Numeri piccoli che non devono indurre ad abbassare la guardia su questo tema perché è quanto mai necessario contemperare l'esigenza cautelare dell'autorità giudiziaria con il diritto del minore a vivere con la propria madre in un ambiente sano e che ne salvaguardi lo sviluppo psicofisico" ha ricordato al seminario la garante regionale dell'infanzia Ylenia Serra. Al video-seminario coordinato da Bruno Mellano, che ha sottolineato come l'alternativa all'Icam (oltretutto molto meno costosa) sono le Case famiglie protette fuori dalle mura carcerarie, sono intervenuti tra gli altri l'assessore regionale al Welfare Chiara Caucino che ha dichiarato che "La Regione Piemonte intende sensibilizzare la Cassa delle ammende affinché metta in campo misure che consentano di attivare almeno una Casa famiglia protetta "senza sbarre" in ogni regione perché un bambino non deve pagare sulla propria pelle le conseguenze degli errori della propria madre". Anche il sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Giorgis ha assicurato il proprio appoggio alla proposta dell'assessore Caucino, sottolineando l'impegno del Governo affinché "il carcere possa essere sempre più considerato come extrema ratio e si possa dare una piena ed effettiva attuazione al principio costituzionale che prescrive di fare in modo che la pena abbia funzione rieducativa".