"Punire i giudici per gli arresti sbagliati". L'idea di Forza Italia che piace a Bonafede Stampa

di Liana Milella


La Repubblica, 12 luglio 2020

 

La proposta di legge di Enrico Costa: se un innocente finisce in prigione non deve pagare solo lo Stato. A sorpresa c'è l'ok del Guardasigilli. Il no di Caputo dell'Anm: "Una norma manifesto che frenerà la magistratura". Potrebbe essere il primo caso in cui Forza Italia e il governo rossogiallo, alla Camera, si trovano d'accordo sulla giustizia. Indiscutibilmente una notizia.

Un assaggio di alleanza sul crinale più delicato possibile. Non è certo il sì alla commissione d'inchiesta per Berlusconi su Mediaset, ma se andasse in porto - e ce ne sono tutte le avvisaglie - sarebbe un possibile voto comune per far scattare una misura disciplinare specifica contro le toghe per gli arresti, "troppi, non necessari, e se riconosciuti ingiusti, poi risarciti dallo Stato con milioni di curo", come dice Enrico Costa di Forza Italia, chiesti dai pm e autorizzati dai gip.

Quelle "ingiuste detenzioni" che l'anno scorso, un migliaio circa, hanno costretto lo Stato a rimborsare quasi 45 milioni di curo. La proposta è del responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa. Da martedì è in commissione Giustizia a Montecitorio. Relatore Pierantonio Zanettin, avvocato ed ex laico del Csm.

Ma la sorpresa sta nel fatto che a dare il via libera potrebbe essere proprio il Guardasigilli Alfonso Bonafede. Il quale peraltro, quando al Senato si è difeso nella mozione di sfiducia per via dell'ex pm Di Matteo, ha ricordato anche che in via Arenula ha dato esplicito mandato al suo ispettorato di monitorare tutti i casi effettivi di "ingiusta detenzione" per verificare se non ci sia stato un comportamento anomalo da parte dei magistrati che hanno chiesto e poi disposto gli arresti.

Alla sola notizia di un nuovo e possibile illecito disciplinare i giudici invece vedono rosso. Il segretario dell'Anm, Giuliano Caputo, peraltro pubblico ministero a Napoli, si arrabbia subito: "Abbiamo già efficaci strumenti per accertare eventuali errori e un rigoroso sistema di responsabilità civile e disciplinare.

Questa modifica è inutile e rischia di condizionare l'adozione di iniziative cautelari proprio nella fase in cui i magistrati sono chiamati ad operare scrupolosamente, sulla base di elementi frammentari, un difficile bilanciamento tra le fondamentali garanzie di libertà e le esigenze di tutela della collettività. Che si tratti dell'ennesima norma manifesto è confermato dal riferimento alla "superficialità", concetto e terminologia del tutto estranei al mondo del diritto"

Ma Costa la pensa in tutt'altro modo, ed è convinto che anche la maggioranza lo seguirà: "Se viene tolta la ingiustamente la libertà a una persona, non può pagare solo lo Stato, ma occorre fare chiarezza e verificare se ci sono state negligenza o superficialità da parte del magistrato che come pm ha richiesto l'arresto o come gip lo ha disposto. Ci sono vite distrutte per arresti decisi con troppa disinvoltura. Talvolta ai limiti del sequestro di persona".

Nasce da qui la sua mini legge, in tutto due articoli. Il primo, nella procedura di riparazione dell'errore giudiziario riconosciuto come tale, inserisce il passaggio disciplinare, perché "la sentenza che accoglie la domanda di riparazione è trasmessa agli organi titolari dell'azione disciplinare nei riguardi dei magistrati, per le valutazioni di loro competenza". Un illecito che si trasformerebbe in una vera e propria minaccia per il magistrato chiamato a decidere se arrestare o meno una persona.