La potenza della Costituzione Stampa

di Gherardo Colombo e Liliana Segre


Corriere della Sera, 22 gennaio 2021

 

Le parole di Liliana Segre, l'analisi di Gherardo Colombo. "La sola colpa di essere nati" (Garzanti) parte dalle leggi razziali del 1938 e arriva a oggi, esplorando tra l'altro la differenza tra giustizia e legalità. La ricostruzione è precisa, talora sorprendente, come nel caso degli esponenti della segreteria di Stato vaticana che "suggerirono al governo Badoglio di andarci piano con l'abrogazione delle leggi razziali". Colombo presenta il libro il 24 gennaio alle 11.30 sulla pagina Facebook del Memoriale della Shoah di Milano con Michele Sarfatti e Marco Vigevani

Pubblichiamo un estratto del dialogo tra Gherardo Colombo e Liliana Segre tratto dal loro libro.

 

Gherardo Colombo: Hai parlato molto frequentemente della nostra Costituzione, verso la quale condividiamo un affetto profondo. La Costituzione che rovescia il principio che fino ad allora informava le regole dello stare insieme: non le regole che si potevano trovare nella morale, nell'etica, ma le leggi, quelle destinate a disciplinare concretamente, giorno per giorno, la vita della comunità. La prima legge razziale è stata promulgata il 5 settembre 1938, ed era la terribile esasperazione di un sistema basato comunque sulla discriminazione. Sono passati meno di otto anni e si è iniziato a scrivere la Costituzione che, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 (nemmeno quattro anni dopo le disposizioni della Repubblica sociale in tema di "razza"), ha messo alla base dello stare insieme l'esatto opposto della discriminazione, e cioè la pari dignità di qualunque persona.

 

Liliana Segre: L'ultima volta che ho trattato il tema della Costituzione con gli studenti, l'ho fatto scrivendo un messaggio a quelli che si accingevano ad affrontare la maturità, in piena emergenza Covid-19. Ho sottolineato che si era cominciato ancora prima a prendere le distanze dalla discriminazione: nel 1946 si tennero le prime elezioni dopo il fascismo e per la prima volta votarono anche le donne, alle quali il relativo diritto era stato riconosciuto l'anno precedente. Oggi sembra una cosa scontata, ma all'epoca fu, per l'Italia, una novità strepitosa. Voleva dire non solo riconoscere il diritto di voto a una metà della popolazione che ne era stata sempre esclusa, ma incardinare il principio di parità tra uomo e donna in una società che allora era molto arretrata anche sotto questo aspetto.

 

Gherardo Colombo: In effetti... Il voto alle donne era stato riconosciuto in Nuova Zelanda nel 1893, e in Europa la prima nazione a adottare il suffragio universale, la Finlandia, lo ha fatto nel 1906. Dopo Francia e Italia nel 1946, è stata la volta del Belgio, nel 1948, della Grecia, nel 1952 e della Svizzera, nel 1971. Che poi la parità di genere, proclamata solennemente dalla Costituzione, sia stata rispettata o meno fin da subito è un altro discorso. Le donne, per esempio, sono potute entrare in magistratura soltanto a partire dal 1963, e vi sono entrate effettivamente (in uno sparuto gruppetto di otto) solo nel 1965; il reato di adulterio femminile (il corrispondente maschile non esisteva) è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale alla fine del 1968; il marito ha continuato a essere il capo della famiglia fino al 1975. Ancora oggi non tutte le discriminazioni di genere, soprattutto di fatto, sono state eliminate. È lungo e pieno di ostacoli il cammino del cambiamento dei fondamentali della cultura.

 

Liliana Segre: Certo, e allora si fecero i primi, essenziali passi, quelli che hanno impostato tutto il tragitto. Quelle prime elezioni, infatti, dettero vita all'Assemblea costituente: si tratta, a mio giudizio, del punto più elevato della storia repubblicana. I costituenti erano uomini e donne temprati da lotte durissime e divisi tra loro da rigide appartenenze ideologiche, eppure seppero raggiungere un meraviglioso compromesso: la nostra Carta costituzionale, entrata in vigore nel 1948. Nella Costituzione italiana si è trovato un punto di incontro tra il meglio delle culture espresse dai partiti di allora. E i padri e le madri costituenti ebbero anche l'umiltà di farsi aiutare da alcuni letterati per rendere gli articoli di quella Carta più armoniosi e comprensibili a tutti.

 

Gherardo Colombo: Hanno ritenuto essenziale che la Costituzione venisse compresa da tutti, guardando anche ai tanti cittadini che, all'epoca, erano analfabeti. Che capissero almeno i principi fondamentali, che la Costituzione traduce poi negli articoli che riguardano diritti e doveri e in quelli che organizzano le istituzioni. Così hanno usato, per quanto fosse possibile, termini semplici; non hanno ecceduto nella lunghezza delle frasi; non hanno fatto sfoggio di retorica. Certo che non bastava, soprattutto allora, leggere (o farsi leggere) la Costituzione, tanto erano differenti quei principi dalla realtà concreta della vita.

 

Liliana Segre: È per questo che oggi, dopo oltre settant'anni dall'entrata in vigore, consiglio ai ragazzi di rileggere, anche se sicuramente è già stata oggetto di approfondimento a lezione, proprio la prima parte della Costituzione, quella che contiene i fondamenti, per conto loro, senza mediazioni. Secondo me non si può non amare quel testo, al tempo stesso essenziale, potente e unificante.

 

Gherardo Colombo: Purtroppo non è stato frequente che fosse materia di lezione, salvo (e non sempre) alle scuole elementari (oggi primarie), a un'età in cui è difficile acquisire una visione sistematica della Costituzione, riuscire a capire che si tratta di un insieme, di un tutt'uno, del punto di partenza da cui discende, se osservato, se applicato, la possibilità effettiva di vivere in armonia, senza che nessuno calpesti gli altri, li strumentalizzi, e senza che nessuno sia calpestato o strumentalizzato. Mentre la visione sistematica è necessaria per riuscire a capirla, la Costituzione. Mi auguro, e auguro a tutti noi, che grazie alla legge (20 agosto 2019, n. 92) che introduce l'insegnamento scolastico dell'educazione civica la situazione si modifichi profondamente, e i ragazzi di tutte le età possano prendere confidenza con la nostra prima legge, quella che contiene i principi inderogabili del vivere insieme. Lo dico nonostante che pensi che in un paese normale, intendo dire senza un debito così elevato verso il rispetto delle regole che dalla Costituzione discendono, non sarebbe necessario introdurre un'apposita disciplina, perché il rispetto dell'altro e l'esclusione della discriminazione dovrebbero derivare dall'attenta esposizione che se ne potrebbe fare nelle materie curricolari. Puoi immaginarti quanto si potrebbe trasmettere ai ragazzi in tema di giustizia illustrando loro I promessi sposi!

 

Liliana Segre: Da parte mia invito costantemente i ragazzi a immaginare cosa rappresentarono quei pensieri, quei veri e propri comandamenti nella nostra Carta fondamentale che era stata appena approvata: libertà, uguaglianza, diritti, pari dignità, rispetto, solidarietà. Dopo quello che avevo visto e vissuto nei dieci anni precedenti, davvero avrei potuto dire de te fabula narratur: è di te che si parla in questa favola. Ma la Costituzione non parla soltanto di me, nel senso che se fosse esistita allora non mi sarebbe successo di subire tutto quel che ho subito. Nella Costituzione si parla anche di loro, dei ragazzi, e dei loro genitori, degli insegnanti, del mondo della scuola e anche di tutte le altre persone che vivono nella nostra comunità.

 

Gherardo Colombo: Infatti, protagonista della Costituzione è ognuno di noi.