Bologna: musica dal carcere in ospedale, progetti al via nel segno del Maestro Abbado Stampa

www.bolognatoday.it, 29 dicembre 2014

 

Un coro alla Dozza e musica per i bambini ricoverati al Sant'Orsola perché "la musica rende tutto meno difficile" E 'per onorare la memoria di Abbado, vogliamo costruire progetti come questi in cui la cultura sia anche intervento nel sociale"

"Così come in ogni carcere c'è una compagnia teatrale, noi vorremmo che in ogni carcere ci fosse un coro e in ogni ospedale pediatrico un progetto terapeutico musicale". A parlare è Alessandra Abbado, figlia di Claudio Abbado e presidente dell'Associazione Mozart 2014, che dopo la morte del maestro - avvenuta il 20 gennaio 2014 - ha preso in mano i progetti in ambito sociale e terapeutico avviati in precedenza dal padre con l'Orchestra Mozart nella convinzione che la musica fosse un elemento di riscatto nel disagio e il fondamento della convivenza civile tra le persone.

Si tratta dei progetti Papageno, che anima il coro polifonico del carcere bolognese della Dozza, e Tamino, che porta la musica ai bambini ricoverati nei reparti di pediatria del Sant'Orsola e a quelli seguiti dal servizio di neuropsichiatria dell'azienda Usl di Bologna).

"La musica rende meno difficili le condizioni di chi sta in carcere ed è uno strumento terapeutico in ospedale - ha detto Alberto Ronchi, assessore alla Cultura del Comune di Bologna. Per onorare la memoria di Claudio Abbado, vogliamo costruire progetti come questi in cui la cultura sia un importante momento di crescita per i cittadini, ma anche di intervento nel sociale".

Ronchi ha anche annunciato un'iniziativa per il 20 gennaio 2015 - primo anniversario della scomparsa di Abbado, "in uno spirito non eventistico, ma in quello che caratterizzava il maestro". Il progetto Papageno coinvolge i detenuti del carcere della Dozza di Bologna, uomini e donne di ogni età livello sociale e culturale. L'obiettivo? Portare il valore del canto corale all'interno del carcere: l'ascolto reciproco, lo stare insieme, la condivisione sono attitudini richieste e sviluppate da questa pratica, che hanno una forte valenza educativa, formativa della persona e della società.

Dal 2011 a oggi sono 120 i detenuti coinvolti: 73 uomini e 47 donne. Attualmente al progetto partecipano 37 detenuti (17 uomini e 20 donne). Ogni anno vengono organizzati un saggio interno e un concerto pubblico, due appuntamenti che richiedono la partecipazione di circa 30 volontari dei cori Ad Maiora e Mikrokosmos e la partecipazione di 4/5 musicisti a seconda del programma.

"La musica è importantissima per il carcere - ha detto Claudia Clementi, direttrice della Dozza: intanto perché il progetto si concretizza in un coro in cui persone diverse rinunciano alla loro individualità per realizzare qualcosa di comune e non è una cosa frequente per un carcere, poi perché è formato da uomini e donne, e anche questo è poco frequente. E poi perché i partecipanti non sono semplici fruitori di musica, ma sono essi stessi creatori di bellezza".

Le prove sono dirette dal direttore Michele Napolitano e si tengono il lunedì mattina, un'ora e mezza nella sezione maschile e un'ora e mezza in quella femminile. Coristi e coriste si incontrano un sabato al mese per organizzare i concerti con la partecipazione di Ad Maiora e Mikrokosmos. "Quando cantano insieme nessuno capisce chi è il carcerato e chi il corista - ha detto don Giovanni Nicolini. Si crea una comunione della diversità in cui ognuno porta la sua voce e alla fine c'è armonia".