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di Laura Valdesi


La Nazione, 29 settembre 2021

 

Al via le prime testimonianze nel processo a cinque operatori della polizia penitenziaria per tortura. "Ho sempre riferito ciò che ho ascoltato. Il modo in cui l'hanno fatto mi fa pensare che fossero autentiche". E ancora: "Il 12 ottobre 2018 i quattro detenuti che seguivo mi dissero di aver assistito a maltrattamenti ai danni di un carcerato, mentre veniva spostato da una quindicina di persone in un'altra cella".

Un altro passaggio: "Sostenevano di essere preoccupati perché avevano giudicato eccessivo... non hanno capito il senso dell'intervento. Temevano che potesse accadere anche a loro". Frammenti della testimonianza del funzionario giuridico pedagogico del carcere di Ranza Ivana Bruno. Primo testimone nel processo che vede cinque operatori della polizia penitenziaria in servizio a San Gimignano nel 2018 accusati di torture nei confronti di un detenuto tunisino. Il primo colpo di scena del dibattimento è stato scoprire che uno dei carcerati ha rinunciato alla costituzione di parte civile. Non c'era infatti il suo avvocato.

Poi il pm Valentina Magnini ha iniziato il fuoco di fila di domande al funzionario giuridico pedagogico che si occupava dei reclusi nel settore di alta sicurezza. Ma non del tunisino al centro della spedizione punitiva, questa l'accusa, che viene raccontata in un video, prova quest'ultima ammessa nell'udienza del 13 luglio dal collegio.

Non era a Ranza, Bruno, il giorno dei maltrattamenti. Ci andò l'indomani. Ricostruisce come detto il colloquio con i quattro detenuti che seguiva. "Riferirono che dalla cella dove il carcerato venne trasferito sentivano i lamenti della persona", spiega al pm Magnini. Il video che viene ritenuto prova regina del processo dalla procura lei però non l'ha mai visto. Racconta però di quando vide, proprio il 12 ottobre, il giorno dopo il trasferimento di cella, il tunisino: "Cercai di scorgere eventuali segni. Indossava pantaloni lunghi, notai una ferita nel sopracciglio e un graffio sul viso". E quando l'avvocato Manfredi Biotti chiede come mai non s'interessò di lui visto il racconto che le avevano fatto, spiega di aver ritenuto "più corretto che venisse fatto dalla collega che lo aveva in carico".

Che sarà un processo spigoloso si capisce subito dai ripetuti interventi del presidente Luciano Costantini per ricordare, ad accusa e difesa, "che al tribunale interessa soprattutto cosa è accaduto l'11 ottobre, chiaro? Non sono ammesse domande fuori dal capo d'imputazione. Saremo rigidi". Durante la deposizione di Bruno, sollecitata dall'avvocato Michele Passione per il Garante nazionale dei detenuti che è una delle parti civili, emerge che i cinque imputati le tolsero il saluto.

A più riprese le domande vertono sul fatto che gli operatori della penitenziaria, nella prima fase, frequentavano l'istituto. "Li vedevo entrare in segreteria", ribadisce la testimone. Dopo la sua lunga deposizione è seguita ieri quella della psicologa Lisa Lari che adesso è all'Asl Toscana Sud Est. Non ricorda il tunisino, tantomeno qualcuno le segnalò il suo caso affinché fosse seguito visto che lei si occupava degli interventi obbligatori di sostegno (Ios). Mancava un terzo testimone che sarà ascoltato nell'udienza del 28 ottobre dove presidente sarà il giudice Simone Spina insieme ai colleghi Elena Pollini e Francesco Cerretelli. Il 4 novembre toccherà tra l'altro a tre detenuti che hanno denunciato e il 25 novembre ci sarà addirittura udienza un'intera giornata dedicata sempre ai testimoni del pm Magnini.