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di Carmine Saviano


La Repubblica, 9 ottobre 2021

 

Grazie a lui oggi si può usare lo Spid per chiedere un referendum. Una piccola rivoluzione. Intervista all'ex radicale: "Le canne? Solo nel tempo libero. E ne ho molto poco". Non chiamatelo Mr. Referendum. "Perché la lotta per la cannabis legale parte da lontano e coinvolge partiti, associazioni e migliaia di persone che lavorano anche più di me". Riccardo Magi, 45 anni, deputato, radicale nell'anima e presidente di +Europa, ha appena interrotto il suo sciopero della fame: il governo Draghi ha prorogato fino al 30 ottobre il termine per depositare in Cassazione le firme per una consultazione che passerà comunque alla storia. La prima per la quale si è utilizzata la firma digitale. Un'innovazione merito di Magi. Grazie a un suo emendamento, lo scorso 20 luglio 2021, d'ora in poi sarà possibile firmare anche online. "Adesso al lavoro: perché oltre alle firme bisogna depositare anche i certificati elettorali" dice. "Nonostante l'obbligo per i Comuni di farlo entro 48 ore dalla richiesta, ad oggi ne abbiamo ricevuti solo 200 mila su 600 mila richiesti".

 

Ha visto che la Lega si è astenuta sulla proroga?

"Un atteggiamento stupefacente e lo dico senza sarcasmo: avevano chiesto la stessa cosa per il loro referendum sulla Giustizia. Incredibile".

 

Del vostro referendum dicono: "In piena crisi economica questi pensano alle canne. Le esigenze degli italiani sono altre"...

"Sì, è l'argomento Salvini-Gasparri. Inviterei un po' più alla prudenza chi crede di conoscere le priorità dei cittadini. Parlano i numeri: il referendum ha raccolto 100 mila firme al giorno. La metà delle quali dai giovani sotto i 25 anni. Questo per dire che le priorità sono tante e articolate".

 

Altro esempio: "Non basta una firma online ma serve un dibattito approfondito"...

"Con lo Spid iscrivo i miei figli a scuola, dialogo con la pubblica amministrazione, risolvo questioni giudiziarie e fiscali e non posso firmare per un referendum? Io la capisco la nostalgia per il banchetto, ma la vera cosa dannosa è una classe politica sorda all'iniziativa popolare. Negli ultimi dieci anni sono stati portati in Parlamento progetti di legge partiti dal basso sullo ius soli, sull'eutanasia, sul superamento della Bossi-Fini, sulla cannabis. Lo sa quanti di questi progetti sono stati almeno discussi in aula? Nessuno. Zero".

 

Continuiamo con le critiche: "Ci sarà una pioggia di referendum"...

"Neanche le leggi conoscono? In Italia, quando questa finestra sarà chiusa, si potranno presentare altri referendum solo nel 2024. Perché non si può farlo l'anno prima dello scioglimento delle Camere e quindi per tutto il 2022. E non si possono presentare referendum nei sei mesi successivi alle elezioni. Quindi se ne riparla tra tre anni".

 

L'ultima, promesso: "Ci siamo arresi al modello Rousseau"...

"Ma quella è una piattaforma privata dove si fanno dei dibattiti interni a un partito. Qui parliamo dell'uso del digitale al servizio dei diritti politici".

 

Diciamolo: i Radicali sono tornati...

"È stato molto bello ritrovare compagni con cui si è fatta tanta strada. Penso a Marco Cappato, Mario Staderini. La diaspora dei Radicali è una ferita aperta e a tratti ancora incomprensibile".

 

Lei quando ha incrociato quella strada?

"Ero un ascoltatore di Radio Radicale. Si parlava dei temi che mi interessavano: il manifesto di Ventotene, i fratelli Rosselli, il liberalsocialismo. Un giorno mi sono detto: ma andiamo a vedere questi che fanno. Sono entrato nella loro sede di Largo Argentina a Roma e lì ho incontrato Marco Pannella".

 

Cosa le disse?

"Partì con un po' di domande sulla mia formazione e finì con un 'Ma uno bravo come te dove cazzo è stato fino ad ora?'. È iniziato tutto lì".

 

I suoi primi passi?

"La campagna sul fine vita legata al caso di Pier Giorgio Welby. E poi mi diedero uno spazio su Radio Radicale: ogni giorno un collegamento di due ore con un'associazione radicale sul territorio".

 

Subito la politica come professione?

"No, ho fatto qualcosa all'università. E poi per un po' ho collaborato con una casa editrice di libri per l'infanzia, qui a Roma, a Trastevere: la Nuova Edizione Romana".

 

Se ne vedono di Pannella in giro?

"Assolutamente no".

 

Il leader che più l'ha delusa?

"Renzi. Avevo creduto che da segretario del Pd non si esprimesse molto su certi temi molto perché doveva tenere insieme le diverse sensibilità di quel partito. Adesso che è invece leader di una forza più piccola continua a non esprimersi molto".

 

Facciamo un gioco. Cosa penserebbe Pannella del governo Draghi?

"Avrebbe posto delle questioni molto chiare. E avrebbe sfidato il governo".

 

Come ha fatto lei con il tema delle droghe leggere.

"È uno snodo centrale per capire la qualità di una democrazia: quando si parla di droghe si parla di Giustizia, Sicurezza, Salute, Economia. E anche di tutela dei consumatori".

 

Tutela dei consumatori?

"Oltre sei milioni di italiani si rivolgono a un mercato gestito dalla criminalità, che offre merce scadente o pericolosa, per soddisfare un bisogno che è culturale: perché la cannabis è come il vino, solo che mai ci sogneremmo di proibire la vendita di una bottiglia e di costringere chi vuole festeggiare il compleanno ad andare a comprarla illegalmente sotto un ponte".

 

Lei il compleanno lo festeggia con il vino o con la cannabis?

"Non sono un consumatore abituale ma nel tempo libero se capita fumo una canna, così come se capita bevo un bicchiere di vino. Ma di tempo libero ne ho poco: l'ho presa abbastanza seriamente".