sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Filomena Gallo e Marco Cappato

 

Il Dubbio, 9 ottobre 2021

 

Sono passati quattro mesi dall'inizio della campagna per il referendum sull'eutanasia legale, promosso dall'Associazione Luca Coscioni, e ieri abbiamo completato il primo passo, con il deposito ufficiale in Cassazione di oltre un milione e duecentomila firme. Ne dovevamo raccogliere 500 mila. Molti non ci credevano e ci hanno presi per pazzi: 500 mila firme in piena emergenza sanitaria erano impossibili da raggiungere e... "le priorità sono altre". Ieri ne abbiamo consegnate più del doppio. Sono numeri mai visti prima che dicono qualcosa di importante sullo stato della democrazia italiana e ci permettono di raccontare una storia diversa da quella che qualcuno si augurava.

Non è vero che "della politica non gliene frega niente a nessuno": certo, interessano poco le vicende dei partiti, ma questioni concrete dalle quali dipende la qualità della vita delle persone possono ancora appassionare, anche i giovani. Chi riteneva che le nuove generazioni fossero lontane da un tema come il fine vita, si sbagliava: il fine vita non riguarda solo le persone che lo vivono in prima persona, ma è parte della vita di chiunque si trovi ad accudire una mamma, un nonno o un amico. Abbiamo avuto la dimostrazione che le libertà e i diritti civili sono più avanti del ceto politico: il diritto a non dover subire una sofferenza contro la propria volontà fa parte del vissuto delle persone. Purtroppo però la politica dei partiti ancora non se n'è resa conto e il referendum potrebbe avere anche l'effetto di aiutarla a tornare in contatto con le esigenze della società.

Non è vero, poi, che la democrazia significhi "lasciar fare ai competenti": dopo anni di ubriacatura populista, col governo Draghi la priorità è gestire la pandemia e i soldi europei, facendo decidere a chi ne è capace. Poi però ci sono anche questioni di libertà individuale, di diritti civili e di partecipazione democratica, che non possono sempre passare in secondo piano.

Abbiamo imparato che la rivoluzione tecnologica può essere al servizio della democrazia: l'Italia è il primo Paese al mondo dove si possono sottoscrivere online referendum con valore legale vincolante. Quello sull'eutanasia legale passerà alla storia come il primo referendum possibile anche "online", grazie alla lunga campagna condotta da Mario Staderini e all'azione del co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Gentili, tradotta nell'emendamento di Riccardo Magi approvato dal Parlamento.

Anche i social media si sono rivelati alleati della partecipazione democratica: senza di loro non sarebbero stati possibili i 13.000 volontari, che hanno dedicato la loro estate a questa impresa di libertà, organizzando banchetti e raccogliendo firme anche al mare o in montagna, nel silenzio delle televisioni e dei grandi partiti.

Ed ecco che dopo 37 anni dal deposito della prima legge sull'eutanasia legale a firma Loris Fortuna, proprio ai grandi partiti potrebbe forse venire il sospetto di aver perso troppo tempo, e che sia il caso di affiancare alla politica di alleanze-scissioni-coalizioni-elezioni anche quella di obiettivi+partecipazione, usando la tecnologia non solo per mobilitare i propri fan, ma per includere un più ampio numero di persone nel processo democratico.

Non ci contiamo, ma ci speriamo. Perché i referendum non sono contro la politica, e nemmeno contro i partiti. Sono lo strumento creato dalle madri e dai padri costituenti per aiutare le istituzioni a restare connessi ai cambiamenti sociali anche quando il manovratore era distratto.