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di Roberta Rampini


Il Giorno, 9 ottobre 2021

 

Si tratta di un progetto sperimentale che ha ottenuto il finanziamento della Regione. Ridisegna i confini del lavoro in carcere e apre nuove prospettive sull'utilizzo della rete internet dietro le sbarre. Stiamo parlando del progetto di smart working avviato dalla cooperativa sociale "bee.4 altre menti" nel primo reparto della II Casa di reclusione di Milano-Bollate: 64 detenuti coinvolti in attività di formazione, 10 coinvolte con modalità di lavoro smart e 1.500 ore di attività lavorative in cella.

Un progetto sperimentale, reso possibile grazie alla Fondazione Vismara e che oggi continua con il contributo di Regione Lombardia. Un progetto pilota che il prossimo 13 ottobre verrà presentato al Salone della CSR e dell'innovazione sociale durante d'incontro "Dalla punizione al recupero. L'impegno delle imprese nel carcere".

Ma anche un primo passo per affrontare il tema dei "digital divide", gli emarginati digitali e della connettività in carcere. "Quando è iniziata l'emergenza sanitaria da Covid-19 dieci operatori (detenuti) del nostro call center si sono trovati improvvisamente nell'impossibilità di recarsi andare al lavoro, nell'area industriale del carcere - spiega Beatrice Longo, della cooperativa sociale che attualmente occupa 90 detenuti in varie attività - c'era bisogno di dare continuità ai percorsi delle persone, continuare a garantire il lavoro e così da un giorno all'altro abbiamo pensato di sperimentare una soluzione lavorativa impensabile solo fino a pochi mesi fa: lo smart working in cella".

In collaborazione con la direzione dell'istituto è stato definito un un protocollo straordinario di intervento che riconosce ai detenuti impegnati nel lavoro del call center l'accesso a forme di connettività alla rete internet, nel rispetto dei limiti di sicurezza previsti dall'Amministrazione Penitenziaria, sono state attrezzate le celle e il 21 febbraio 2021 è partito il progetto.

"La remotizzazione delle postazioni di lavoro in cella rappresenta un'autentica rivoluzione per quelli che sono i canoni dell'universo penitenziario oltre a essere una nuova chiave interpretativa per l'approccio al tema del lavoro in carcere", commenta Pino Cantatore, direttore della cooperativa sociale bee.4, presente nel carcere bollatese dal 2013.

"Lavorare rimando nelle nostre camere detentive è davvero una rivoluzione, è un ambiente che ci appartiene e che conosciamo, ma soprattutto abbiamo continuato la nostra attività", commenta un detenuto. "Questa esperienza mi ha fatto crescere", aggiunge un altro detenuto.