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di Cristina Piazza


Il Domani, 9 ottobre 2021

 

Dopo tanto immobilismo, un primo passo tangibile dopo tanti anni è stato formalizzato con la previsione nella legge di bilancio del disegno di legge in materia di riforma della magistratura onoraria. Il 15 luglio scorso, ad un anno meno un giorno di distanza dalla pubblicazione della sentenza UX della CGUE nella causa 658/18 contro il Governo italiano, la Commissione Europea ha comunicato allo Stato italiano la procedura di infrazione in quanto inadempiente, non essendosi adeguato alle prescrizioni previste nella sentenza dei Giudici di Lussemburgo in materia di status del magistrato onorario italiano.

La Commissione Europea ha definito il Decreto legislativo 116/2017 (Riforma Orlando) non pienamente conforme al diritto dell'Unione ed ha concesso allo Stato italiano due mesi per adottare le misure necessarie, scaduti il 15 settembre scorso. L'italia rischia di essere deferita dalla Commissione Europea davanti alla Corte di Giustizia.

Le contestazioni dalla Commissione europea sono numerose e giungono sul tavolo del governo in un momento assai delicato, considerando quanto c'è in gioco per ottenere i fondi del Recovery e le numerose richieste che la medesima Commissione ha indirizzato allo Stato italiano come condizionalità in materia di giustizia. I magistrati onorari sono stati in questa sede riconosciuti quali lavoratori comparabili ai magistrati professionali, ribadendo quanto previsto nella sentenza UX dalla CGUE.

I rappresentanti delle Istituzioni nazionali che si sono avvicendati negli ultimi anni, non hanno saputo dare risposte concrete e in linea con le normative di cui l'Europa si è dotata, sia in termini di direttive e regolamenti sia in termini di principi sanciti dai Trattati firmati dallo Stato Italiano: non hanno saputo maturare una risposta univoca e soddisfacente per armonizzare il diritto interno a quello dell'Unione in materia di status del magistrato onorario, essendo questo nell'ordinamento interno trattato alla stregua di un "volontario".

E' noto infatti che dalla riforma Orlando del 2016 ad oggi non si è ancora approdati a nulla, poiché tutte le proposte formulate in sede ministeriale e parlamentare erano non conformi al diritto europeo e non offrivano un reale superamento alla figura del magistrato onorario che emergeva dalla stessa: una sorta di doppiolavorista a regime autonomo al tempo stesso assoggettato ad una rigorosa normativa in termini di organizzazione del lavoro all'interno degli Uffici e procedimento disciplinare, con molti doveri e assai pochi diritti.

Certo è che il governo Draghi e la sua vocazione europeista, considerando anche la sfida raccolta dall'Italia per gli investimenti del PNRR, aveva restituito fiducia ai magistrati onorari che confidavano in una soluzione rapida ed efficace, sentendosi quali operatori imprescindibili da coinvolgere nelle riforme della Giustizia in Italia, tenuto conto che la categoria ha dimostrato di amministrare il 70 per cento del primo grado di giudizio.

Purtroppo la Commissione Castelli, voluta dalla ministra della Giustizia Cartabia per la riforma della magistratura onoraria, nell'intento di superare le inadeguatezze della riforma Orlando, non ha saputo cogliere del tutto le raccomandazioni europee, individuando nel magistrato onorario una figura professionale ancora ibrida e indefinita e rendendo questa volta debole anche la proposta di riforma della giustizia a Bruxelles. Al termine dei lavori si è assistito ad un ennesimo rinvio: con legge 113/2021, di conversione del D.L. n. 80/2021, è stata prorogata al 31.12.2021 l'entrata in vigore definitiva della legge 116/2017, originariamente prevista per il 15.8.2021.

Occorre ricordare che in riferimento al PNRR nazionale, l'Italia ha proposto un progetto che interviene in alcune materie strategiche per il rilancio dell'economia italiana. Nell'ambito delle riforme proposte per la giustizia si sono prodotti dei dati relativi alla produttività della magistratura italiana sia in ambito civile che penale, ignorando di specificare l'apporto della magistratura onoraria che produce ben il 70 per cento degli affari del primo grado di giudizio. Senza questo apporto statistico - notevolmente importante sia in termini di produttività che di efficienza - i dati trasmessi a Bruxelles della giustizia in Italia sarebbero stati notevolmente inferiori.

Lo Stato Italiano a questo punto dovrà risolvere la questione della magistratura onoraria anche per rafforzare notevolmente il progetto di PNRR della giustizia italiana proposta in Europa, altrimenti si porterà un danno a tutto il progetto poiché fondato su dati che registrano ufficialmente una situazione non reale della magistratura professionale e della magistratura onoraria in Italia la cui esistenza e la cui operosità è stata omessa dallo Stato italiano ed invece ufficializzata e valorizzata dalla sentenza UX e certificata dalla procedura di infrazione.

La Consulta della Magistratura Onoraria ha dimostrato che la magistratura onoraria è in linea con la produttività europea per i processi del primo grado di giudizio grazie all'importante rapporto costruito in questi ultimi anni con la Commissione europea e con la commissione PETI del Parlamento Europeo, avendo costantemente fornito a queste Istituzioni la documentazione che ha fotografato la reale situazione della Giustizia in Italia e il cospicuo apporto della magistratura onoraria.

Consulta MO auspica che il Governo Draghi possa finalmente recepire gli indirizzi precisi e dettagliati e riconfermati nella procedura di infrazione dall'Unione Europea. A dire il vero un primo passo tangibile dopo tanti anni è stato formalizzato con la previsione nella legge di bilancio del disegno di legge in materia di riforma della magistratura onoraria (la riforma che ci riguarda è stata prevista nel NaDeF pubblicato il 29 settembre scorso). Tale primo effettivo concreto passaggio per uscire dall'invarianza finanziaria posta alla base della riforma Orlando e dei successivi disegni di legge di riforma appare un buon auspicio per una reale soluzione finale della vertenza.