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di Errico Novi


Il Dubbio, 20 ottobre 2021

 

Tormenti sempre vivissimi, alla Camera, in quella commissione Giustizia diventata, dall'insediamento del governo Draghi, epicentro di molte tensioni fra garantisti e giustizialisti. Da una parte, l'accidentato percorso della legge che dovrebbe attuare la sentenza della Consulta sull'ergastolo ostativo si arricchisce di un contributo della Fondazione Falcone, in apparenza positivo ma esposto a "recepimenti restrittivi" da parte dei deputati meno entusiasti della svolta, come il Movimento 5 Stelle.

Dall'altra parte, oggi si gioca una partita delicatissima sulla presunzione d'innocenza, con il voto (stavolta destinato a verificarsi davvero) del parere che Montecitorio deve inviare al governo sul decreto attuativo della direttiva Ue. Riguardo al secondo punto, ieri sera non si era ancora riusciti a trovare una sintesi fra i partiti dell'ala "tendenzialmente garantista", da FdI a Italia viva, e la vecchia maggioranza giallorossa renziani esclusi, vale a dire Pd, Leu e pentastellati.

Al centro della contesa, la bozza di parere messa sul tavolo già la scorsa settimana dal relatore, e responsabile Giustizia di Azione, Enrico Costa. Un impianto che vede favorevoli appunto destra e centristi, e che esclude del tutto l'ipotesi delle conferenze stampa convocate dai procuratori capo o autorizzate da loro e poi materialmente tenute da altri pm, o addirittura dalla polizia giudiziaria. Costa ritiene che tali occasioni si trasformerebbero nei soliti "rituali colpevolisti", senza che si possa realizzare la soluzione di continuità imposta all'Italia dalla direttiva europea. Secondo Pd e M5s, invece, va bene il decreto predisposto dalla guardasigilli Marta Cartabia, che consente le conferenze stampa, seppure in casi di particolare rilevanza delle indagini.

C'è poi un'altra parte del parere di Costa, pure interessante, che valorizza il "diritto al silenzio" sempre tutelato dal testo dell'Ue, anche rispetto all'entità della pena e al diritto al risarcimento per ingiusta detenzione, ambiti in cui invece oggi è penalizzato chi, durante le indagini, si avvale della facoltà di non rispondere. "Si cerca la quadra", filtra dalla commissione Giustizia. E proprio le proposte di integrare il decreto governativo con una maggiore tutela del diritto al silenzio potrebbero diventare la chiave per tenere la maggioranza unita.

Riguardo l'altro dossier, la proposta della Fondazione Falcone in materia di ergastolo ostativo valorizza, rispetto alla concessione della liberazione condizionata, le condotte riparative messe in atto dai detenuti di mafia nei confronti delle vittime, e l'impegno per assicurare, pur al di fuori della collaborazione, il "diritto alla verità". Il testo suscita l'apprezzamento, fra gli altri, di Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia e deputato 5S: "È un utile contributo al dibattito in corso e uno stimolo a superare divergenze: è pienamente condivisibile", dice Perantoni, "il fine che ci si propone, cioè tener conto delle indicazioni della Consulta circa l'applicazione delle pene senza indebolire la lotta alla mafia né vanificare le grandi conquiste fatte in questi anni grazie a una legislazione costata la vita a tanti servitori dello Stato".