sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Daniele Mastrogiacomo


La Repubblica, 5 novembre 2021

 

Un'inchiesta penale per crimini contro l'umanità. Alla fine, dopo cinque giorni di verifiche sul campo, con raccolta di testimonianze, resoconti, dossier e denunce, il procuratore della Corte penale internazionale de l'Aja, Karim Khan, ha deciso di aprire un fascicolo per un reato grave nei confronti delle autorità venezuelane. Il paese andino è il primo di tutta la Regione a finire nel mirino della Cpi. Non era scontato. Già prima di Khan c'erano stati altri esponenti di punta dell'Onu, l'Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet in testa, a scrivere relazioni sulla realtà venezuelana con severe critiche al regime per le durissime repressioni nei confronti dell'opposizione e di quanti, per due anni di seguito, avevano invaso le strade chiedendo cambiamento e libertà.

Maduro le aveva respinte con sdegno accusando l'ex presidente del Cile di parzialità. Adesso, dopo aver accolto il magistrato della Corte Internazionale e averlo messo in condizione di compiere il suo lavoro, si trova costretto ad accettare il verdetto, sebbene a malincuore. "La Procura - ha detto il presidente nel corso di una trasmissione tv - ha deciso di passare alla fase successiva. Non condividiamo la scelta, ma la rispettiamo".

Nella nota della Corte de l'Aja si spiega che si è conclusa l'istruttoria sul processo avviato nel 2018 e si avverte che in questa fase non è stato individuato "nessun sospetto né alcun bersaglio". L'indagine, secondo Khan, "adesso punta a determinare la verità e a verificare se ci sono elementi per sporgere denuncia contro persone e strutture". Un modo di annunciare la formalizzazione di un reato, il crimine contro l'umanità, senza riferimenti individuali.

Si tratta di un concreto passo avanti nel contrastato rapporto tra organismi giudiziari internazionali e l'inquilino di Palazzo Miraflores. Qualcosa che dà speranza alle famiglie delle centinaia di vittime di detenzioni illegali, ai parenti dei tanti morti in esecuzioni extragiudiziarie e di chi è rimasto ferito o ucciso nelle rivolte del 2017 e 2018, subito dopo il dissolvimento per decreto dell'Assemblea nazionale eletta democraticamente e dominata dall'opposizione. Il cui leader Juan Guaidò ha commentato: "Le famiglie delle vittime potranno rivendicare il diritto alla giustizia finora loro negato".

"Chiedo a tutti di lasciarci lavorare", ha replicato Khan, "non prenderò in considerazione alcun tentativo di politicizzare l'indipendenza del nostro ufficio".

Maduro ha dovuto accettare l'attività del pubblico ministero, che fa parte della dirigenza britannica di turno nella Corte, perché ha bisogno di aprirsi nuovi canali internazionali. Le sanzioni e l'isolamento a cui è sottoposto il suo regime, assieme alla pandemia, hanno reso durissima la vita in Venezuela. In vista delle elezioni regionali e comunali del 21 novembre a cui parteciperà per la prima volta anche l'opposizione deve dimostrare di essere pronto ad un confronto democratico, trasparente e anche di essere disposto a perdere.