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di Marina Lomunno


La Voce e il Tempo, 5 novembre 2021

 

Il principe Miškin nel romanzo "L'Idiota" di Dostoevskij sostiene che "La bellezza salverà il mondo". Frase celebre, spesso abusata, ma che torna in mente a chi ha percorso il corridoio d'accesso al padiglione C della Casa Circondariale di Torino "Lorusso e Cutugno" prima del 30 ottobre scorso. Soprannominato ironicamente "corso Francia", data la sua estensione (183 metri), camminare lungo quel corridoio dava la sensazione di entrare in tunnel, tra due ali di muri scrostati dal tempo e dall'incuria: l'unica "distrazione", le finestre con le sbarre che richiamano le celle.

Qualcuno potrebbe obiettare: "E allora? Un carcere non è un grande albergo": vero, ma è risaputo che colore, pulizia e cura di un ambiente anche se luogo di detenzione, possono aiutare a pensare "positivo". Quell'esteso camminamento invece era un'area depressa", come ha spiegato Giulio Lucente, curatore del progetto di decorazione che, in collaborazione con la sezione carceraria degli studenti del Primo liceo artistico di Torino, ha trasformato il corridoio in una galleria d'arte, riqualificando uno degli accessi al penitenziario dove ogni giorno transitano detenuti e operatori carcerari.

Il risultato del lavoro di ritinteggiatura - grazie anche al contributo della Caritas diocesana che ha fornito pennelli, latte di smalto per gli infissi e di pittura per i muri - è stato inaugurato sabato 30 ottobre dalla direttrice del carcere Rosalia Marino che ha subito accolto con favore la proposta. Al taglio del nastro ringraziando la Caritas e tutti coloro che ne hanno reso possibile la realizzazione, la direttrice ha sottolineato che è solo il primo ambiente comune che viene abbellito: altri corridoi del penitenziario verranno decorati e ingentiliti.

"Alla base del progetto c'è l'idea di creare un ambiente accogliente in una struttura di coercizione che, per sua stessa natura istituzionale, dovrebbe cercare di favorire il recupero di un nuovo equilibrio negli utenti che ospita" ha proseguito Giulio Lucente, pittore e insegnante al Liceo artistico di Torino. Ed ecco allora com'è nata la galleria d'arte che racconta la spiritualità dei detenuti dietro le sbarre: dopo aver rinfrescato muri e infissi, si è passati, con la regia dell'architetto Marilena De Biase, ad allestire sulle pareti i pannelli realizzati dai reclusi allievi del liceo artistico che anno conseguito la maturità, ma anche ex detenuti, allievi di altre scuole d'arte e pittori con la collaborazione di un agente penitenziario. Il tema conduttore delle tele, ha illustrato Lucente, trae ispirazione dai fi lm "Nella città dell'inferno" (1959, regia di Renato Castellani con Anna Magnani e Giulietta Masina) e "Hellzapoppin" ("Scaturito dall'inferno", 1949 regia di Henry G. Potter). Un percorso lungo le pareti del "corso Francia del Lorusso e Cutugno" che, attraverso l'arte a partire dall'"inferno" che porta a commettere un reato e alla carcerazione, conduce all'inizio di una nuova esistenza.

I pannelli realizzati dai giovani artisti ristretti parlano della vita che scorre fuori dalle mura del carcere: un viaggio verso la libertà dipinto ad esempio in un pannello (nella foto in alto) in cui il volo delle api "simboleggia l'augurio di entrare a far parte di una società più aggregante, positiva e costruttiva".

"Con quest'opera che è anche restituzione sociale da parte dei detenuti e che speriamo quindi possa essere visibile al pubblico" conclude Pier Luigi Dovis, direttore della Caritas diocesana "oltre ad aver scoperto nuovi talenti, siamo riusciti unendo forze e competenze a contribuire a rendere possibile l'umanizzazione di un luogo di pena: l'arte e il colore aiutano chi è 'dentro' a guardare oltre le sbarre e a considerare che il carcere è solo un passaggio non tutta la vita futura".