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di Fabrizio Caccia


Corriere della Sera, 5 novembre 2021

 

Approvato il decreto legislativo sulla presunzione di innocenza. L'impatto sull'informazione. Stop alla giustizia show e maggiore tutela per chi è sottoposto a indagine: così, recependo la direttiva europea del 2016, il Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi ha approvato ieri sera, in esame definitivo, dopo il previsto passaggio parlamentare, il decreto legislativo sul rafforzamento della presunzione di innocenza. Una soluzione di compromesso tra tutte le forze politiche, che continuerà però a suscitare polemiche.

Il testo approvato prevede, ad esempio, che il procuratore capo mantenga "i rapporti con gli organi di informazione esclusivamente tramite comunicati ufficiali oppure, nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa". Dunque, almeno in teoria, non potranno più essere fornite informazioni al di fuori di questi contesti. Poi c'è il passaggio che le voci più critiche, a partire dal togato indipendente del Csm, Nino Di Matteo, hanno definito "il bavaglio lessicale" messo a pm e forze dell'ordine.

L'articolo 4 del testo modifica il codice di procedura penale inserendo un nuovo articolo 115-bis ("Garanzia della presunzione d'innocenza") che impone, infatti, ai magistrati di pesare le parole. Perché, recita il testo, non possono "indicare pubblicamente l'indagato come colpevole", in un atto che non sia una sentenza, ma anche solo in un'intervista, a pena di richieste da parte dell'interessato di "rettifica della dichiarazione resa" entro 48 ore.

Ma non solo: sono previste anche conseguenze disciplinari e risarcimento danni in questi casi a carico di chi indaga. Il rischio, allora, già paventato da rappresentanti dell'Anm, è che potranno aprirsi così nuovi fascicoli che di certo non aiuteranno a velocizzare la macchina della giustizia. Super cautela, d'ora in poi, anche nelle ordinanze di applicazione di misure cautelari: "L'autorità giudiziaria" dovrà limitare "i riferimenti alla colpevolezza della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti, i requisiti e le altre condizioni richieste dalla legge per l'adozione del provvedimento". Lo schema di decreto mercoledì aveva ricevuto il parere positivo del Csm (con l'opposizione dei soli consiglieri Di Matteo e Ardita). Nei confronti del documento il Consiglio superiore della magistratura due giorni fa aveva espresso "apprezzamento" evidenziando però "alcune criticità tecniche".

"Ci avviamo a una situazione nella quale fino alla sentenza definitiva i processi in tv li possono fare soltanto gli imputati e i parenti degli imputati - aveva detto il consigliere Di Matteo - mentre nessuna notizia potrà essere data dai procuratori e dalle forze dell'ordine". Il decreto appena approvato prevede "che la diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita soltanto quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre rilevanti ragioni di interesse pubblico". Inoltre "è fatto divieto di assegnare ai procedimenti pendenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza". Come Mafia Capitale o Pizza Connection, per capirci. Sul rispetto del dettato legislativo, infine, sarà chiamato a vigilare il procuratore generale presso la Corte d'Appello, inviando una relazione "almeno annuale" alla Corte di Cassazione, che potrà costituire base per procedimenti disciplinari.