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di Dacia Maraini


Corriere della Sera, 9 novembre 2021

 

Mi chiedo: ci stiamo talmente abituando ai femminicidi da non considerarli prodotto di una cultura misogina e prevaricatrice su cui riflettere pubblicamente? Un altro femminicidio. Questa volta a Ostia Antica (Roma). Un uomo di 79 anni, Mauro Piunti, uccide a fucilate la moglie Elena Di Maulo, di 77, che era costretta a letto perché aveva da poco subito un'operazione al ginocchio. Un uomo incensurato, era "grande lavoratore e mai violento", così lo hanno descritto i conoscenti. Piunti era un cacciatore e possedeva due carabine e l'automatico Bonelli con cui ha sparato alla moglie. La notizia appare in piccolo, quasi fosse un normale incidente di cronaca nera. Mi chiedo: ci stiamo talmente abituando ai femminicidi da non considerarli prodotto di una cultura misogina e prevaricatrice su cui riflettere pubblicamente?

L'uomo era incensurato, come tutti coloro che da anni (in un ritmo costantemente crescente) uccidono le mogli o le compagne. E di solito si fanno arrestare senza reagire. Segno che stanno vivendo una vera tragedia interiore. Insomma non si tratta solo di egoismo o prepotenza, ma di una profonda adesione a una antica cultura della divisione dei generi purtroppo ancora diffusa, che andrebbe analizzata e combattuta consapevolmente.

Le donne, se abbandonate o se in lite con il proprio uomo, non pensano di ucciderlo. E non perché siano strutturalmente più pacifiche e generose, ma perché hanno imparato (il più delle volte costrette dalle leggi dei Padri) a sublimare. Un esercizio di grande civiltà che sta alla base di ogni progetto democratico. Per questo sarebbe bene avere più donne nel governo della res publica.

Sarebbe un guaio se, nell'importante processo di emancipazione, le donne buttassero a mare questa grande qualità conquistata a caro prezzo, adeguandosi ai valori storicamente maschili del possesso e del controllo sul più debole. Un uomo che non impara a sublimare, diventa vittima di quelle forze primordiali che portano all'aggressione, alla volontà di possesso e all'odio verso chi vi si oppone. Il caso Piunti ci fa capire ancora una volta quanto male può portare la divisione dei ruoli, la legittimazione di un potere di genere e l'abitudine storica, tollerata e spesso incoraggiata, al dominio e alla prevaricazione.