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di Francesco Oliva


La Repubblica, 9 novembre 2021

 

Il caso arriva da Lecce dove, nei giorni scorsi, un giudice ha inflitto 3 mesi di reclusione ad un 42enne di Gallipoli nonostante l'imputato fosse deceduto il 12 giugno scorso. In tutti questi mesi, però, la morte dell'uomo non è mai stata comunicata e il processo si è celebrato comunque con tanto di condanna emessa a conclusione di un'istruttoria andata avanti per un paio di mesi.

Così uno dei tanti processi che si celebrano ogni giorno in Tribunale (di quelli che più di tutti ingolfano la macchina della giustizia dilatando i tempi di una sentenza) si è rivelato un flop giudiziario. Il caso è quello di un uomo accusato di aver violato la misura di prevenzione personale del foglio di via obbligatorio disposta dal questore di Lecce con un provvedimento emesso il 27 settembre del 2017.

In sintesi, l'imputato non avrebbe dovuto più mettere piede a Melissano e nelle vicine frazioni nei successivi tre anni. Il 26 gennaio del 2019, però, viene sorpreso dai carabinieri in una contrada del comune del basso Salento. E, sulla scorta di un decreto di citazione diretta a giudizio a firma della procura salentina, il 42enne venne mandato a giudizio senza il filtro dell'udienza preliminare.

E dire che lo scorso settembre il suo avvocato d'ufficio gli aveva anche provveduto a inoltrargli una lettera per conoscerlo e concertare una strategia difensiva che potesse essere condivisa in vista dell'imminente inizio del processo. Ovviamente il legale non ha mai ricevuto risposta e l'istruttoria è iniziata regolarmente a fine settembre. Il 28 ottobre il giudice ha dichiarato chiusa l'istruttoria dopo aver ammesso i mezzi di prova indicati dal pm e dalla difesa e acquisito tutti gli atti d'indagine.

Quel giorno stesso è stata emessa la sentenza: il Tribunale, dopo una rapida camera di consiglio, ha condannato l'imputato morto a 3 mesi di reclusione "perché le risultanze dibattimentali hanno fornito la prova certa della penale responsabilità". C'è di più a rendere l'intera vicenda ancora più singolare ed è contenuta in un passaggio delle motivazioni contestuali quando il giudice scrive che "a fronte di tali risultanze (...) non ha fornito nel corso del processo alcuna spiegazione alternativa, o alcuna giustificazione, circa l'accaduto. Pertanto, si appalesano perfettamente integrati, in diritto, tutti gli elementi costitutivi del reato contestato".

La scoperta di aver celebrato un processo fantasma è arrivata solo nei giorni scorsi quando l'avvocato d'ufficio si è presentato negli uffici del Registro generale del Tribunale per chiedere un estratto del casellario giudiziario del cliente, un passaggio propedeutico per poter scrivere l'atto d'appello. Nella documentazione acquisita era chiaramente specificato che una precedente sentenza a carico del 42enne (un patteggiamento per resistenza e altri reati) era stata già dichiarata estinta per la morte del reo a giugno.

Mesi dopo lo stesso imputato è stato nuovamente processato in un periodo storico in cui, a causa della pandemia, la giustizia è alle prese con troppi processi da smaltire dopo i mesi di stop e che spesso possono trasformarsi in veri e propri casi di blackout della macchina della giustizia.