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di Tommaso Di Giannantonio


Corriere del Trentino, 9 novembre 2021

 

Raddoppiati i casi di autolesionismo, cresce il disagio. Mentre "fuori" si sta tornando gradualmente alla normalità, tra le mura della casa circondariale di Trento si assiste ad una concentrazione di criticità che desta "molta preoccupazione": dalla carenza di personale (155 operatori su una pianta organica di 227 unità) alla mancata attivazione del centro diurno per le persone con grave infermità psichica, dall'interruzione del servizio medico h24 alla sospensione prolungata dei trasferimenti.

L'autolesionismo - Che la situazione sia allarmante lo testimoniano le recenti denunce dei sindacati sulle aggressioni ai danni degli agenti penitenziari ("commesse nella quasi totalità dei casi da persone affette da gravi disagi psichici") e dall'aumento significativo di atti di autolesionismo nel 2020: 59 casi contro i 29 del 2019 (la media degli ultimi 5 anni è di 32 atti). Fortunatamente non si sono registrati suicidi e sono diminuiti leggermente i casi di tentato suicidio (da 18 a 14), anche se la cifra rimane elevata. "Nel carcere si sta attraversando un momento molto difficile che richiede urgentemente un tavolo di confronto tra tutte le istituzioni provinciali competenti - ha detto nel corso della presentazione del suo rapporto annuale Antonia Menghini, garante dei diritti dei detenuti del Trentino -. Da questo punto di vista è di buon auspicio la volontà del nuovo commissario del governo di convocare una riunione del comitato sicurezza sulla situazione carcere".

Meno agenti e attività - Per prima cosa risulta particolarmente preoccupante la progressiva riduzione di personale. A partire dalla direzione: dal novembre 2019 la direttrice Annarita Nuzzaci, di cui più volte la garante ha rimarcato l'impegno, dirige a scavalco anche la casa circondariale di Bolzano. Continua a persistere, poi, la carenza di organico nell'area educativa: da oltre un anno e mezzo ci sono 3 educatori invece di 6. Ancora più critico l'andamento del personale penitenziario, in flessione continua: 155 unità rispetto alle 227 previste in rapporto alla capienza originaria di 240 detenuti. Ed oggi nel carcere di Trento sono ristrette circa 300 persone. "Non è possibile alcun percorso trattamentale - è stata la denuncia di Menghini - se non ci sono risorse di personale che possono seguire le singole attività educative".

Assistenza sanitaria - Centrale rimane il problema del disagio psichico in carcere, "nonostante gli ingenti e più che positivi investimenti fatti nel 2019 dall'Azienda sanitaria" ha precisato la garante. Ad oggi, infatti, non è stato ancora realizzato il "centro diurno" per le persone con grave infermità psichica, che rappresentano il 10% della popolazione carceraria. "Fermo restando che coloro che presentano gravi disagi psichici non dovrebbero eseguire la pena in carcere - ha considerato Menghini - è necessario attivare un luogo in cui queste persone potrebbero essere adeguatamente seguite".

Inoltre, sul piano dell'assistenza sanitaria, dal 25 ottobre è stato interrotto per carenza di organico il servizio medico h24: manca un dirigente medico (per cui è stato bandito il concorso recentemente) e 3 medici di medicina generale a tempo pieno (i bandi sono andati deserti). Su quest'ultimo punto, per aumentare l'attrattività del posto, "abbiamo incremento la retribuzione dei medici che prestano servizio in carcere nell'accordo sulla medicina generale", ha riferito l'assessora Stefania Segnana.

Trasferimenti - Infine, fra le tante limitazioni imposte dalla pandemia, la più impattante (sul piano psicologico) ha riguardato la sospensione dei trasferimenti, dall'inizio della pandemia fino allo scorso agosto. "Ai detenuti - ha affermato Menghini - è stato negato il diritto di eseguire la pena nell'istituto più prossimo alla famiglia". Dunque, "la vera sfida dei prossimi mesi sarà tentare un vero ritorno alla normalità, con tutto ciò che questo comporta - scrive la garante nella sua relazione -. La percezione è infatti quella che la pandemia abbia contribuito ancora di più ad alimentare quella dimensione estraniante che già caratterizzava le nostre carceri, alimentando la percezione di una vita sospesa in una bolla, lontana, troppo lontana dal mondo libero".