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di Antonio Passanese


Corriere Fiorentino, 9 novembre 2021

 

"Sarebbe un grande gesto di attenzione. Sollicciano è una vergogna dell'architettura carceraria del nostro Paese". Sovraffollamento, autolesionismo e struttura fatiscente. Il carcere di Sollicciano "è una vergogna dell'architettura carceraria del nostro Paese, con tutto il rispetto per chi l'ha disegnata". Parole forti, nette, quelle pronunciate dal sindaco Dario Nardella oggi, lunedì, in Consiglio comunale dopo aver ascoltato la relazione annuale del garante dei detenuti Eros Cruccolini. "Quella struttura - ha aggiunto il primo cittadino - non è pensata per aiutare il detenuto e per la rieducazione della pena. Chiedo alla ministra Cartabia di venire a visitare il carcere di Sollicciano, sarebbe un grande gesto di attenzione".

Soprattutto dopo la plateale protesta di 8 detenuti, che nel luglio scorso sono saliti sul tetto, e la denuncia, a settembre, di Sandra Rogialli, direttrice Salute in carcere nei presidi penitenziari fiorentini. Che paragonava Sollicciano "a un manicomio". Nardella nel suo intervento nel Salone de' Dugento ha ricordato che "ogni detenuto costa alla comunità 154 euro al giorno, di cui solo sei per il mantenimento, solo 35 centesimi per la sua rieducazione, quella di cui parla la Costituzione italiana. Spesso l'opinione pubblica ritiene il carcere come qualcosa" su cui non porre attenzione "e spesso si dice alla persona che si deve sbatterlo in galera e buttare via la chiave. Questo concetto è lesivo, bisogna fare un grande lavoro".

Per il sindaco di Firenze, "dobbiamo riprendere in mano la Costituzione per evitare il sovraffollamento: serve ripensare a misure alternative e a non doversi trovare così costretti a votare l'ennesimo provvedimento svuota carceri". È fondamentale, ha aggiunto, la "rieducazione, che ci consente di dare una opportunità a questi detenuti. Qui c'è in gioco la civiltà: il carcere va ripensato e ricostruito. E devo ripeterlo: il carcere di Sollicciano è una vergogna dell'architettura carceraria del nostro paese. Quella struttura non è pensata per aiutare il detenuto, non è pensata per la rieducazione della pena".