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di Maria Teresa Meli


Corriere della Sera, 21 novembre 2021

 

Il leader di Italia viva attacca sulla giustizia. E cerca altri voti centristi per pesare sull'elezione del prossimo capo dello Stato al Quirinale. Settantatré. È il numeretto magico che nella sala della Leopolda viene sussurrato dai fedelissimi di Matteo Renzi. Settantatré come i parlamentari di questo ipotetico centro che forse non vedrà mai la luce, ma che di certo peserà sui giochi per il Quirinale. Non a caso vengono invitati a parlare diversi esponenti di quest'area: Enrico Costa di Azione, Emilio Carelli e il sindaco di Genova Marco Bucci di Coraggio Italia, Benedetto Della Vedova di +Europa.

Poi attacca a testa bassa: "Se noi facessimo come il Csm ci prenderemmo gli avvisi di garanzia per traffico di influenze". I magistrati sono nel mirino: "Hanno impiegato più forze dell'ordine per le perquisizioni di Open che per prendere Matteo Messina Denaro, spendendo i soldi dei contribuenti". Quindi tocca ai 5 Stelle. Nei loro confronti, come sempre, è irridente: "Non soi se sia un reato volerli distruggere. Il mio vero reato è stato quello di non essere riuscito a farlo. Ma ci stanno pensando loro con lo scontro sotterraneo tra Conte e Di Maio".

Torna ad attaccare Pier Luigi Bersani che "ha ricevuto 98 mila euro dai Riva per la sua campagna elettorale" e da cui non accetta "lezioni di etica". Lo stesso dicasi per Massimo D'Alema che "è riuscito a distruggere il Monte dei Paschi di Siena, cosa che non erano riuscite a fare la guerra e la peste". Va avanti, Renzi: "Io non mi fermo". E infatti fa sapere: "Chiederò di parlare in tutte le udienze". Per raccontare la storia così come la racconta agli "amici" della Leopolda. Una storia di 92 mila cartelle, "in cui ci sono messaggi privati che non hanno nessuna rilevanza penale". Messaggi, alcuni, scritti nelle chat quando era parlamentare: "Una palese violazione".

E in questa giornata dei diritti violati o meno, il leader di Iv avanza una proposta: "Con Ivan Scalfarotto abbiamo lanciato un modo per superare il fallimento del ddl Zan. Un semplice articolo per allargare la tutela della legge Mancino ai casi di omofobia, transfobia e abilismo. Chi vuole la legge firma l'emendamento Scalfarotto". Gli risponde Matteo Salvini, pur non citandolo direttamente: "Aumentare le pene per chi discrimina, offende e aggredisce in base all'orientamento sessuale? Per me si può votare anche domani, tanto che esiste una proposta di legge a mio nome al Senato".