sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ernesto Ferrara


La Repubblica, 21 novembre 2021

 

Alla Leopolda di Firenze duro intervento sull'inchiesta Open: "Non decidono i magistrati cosa è politica e cosa no, parlerò in tutte le udienze del processo. Dal Pd nessuna solidarietà, ringrazio solo Tinagli". "Stanno violando la Costituzione. Per sequestrare i nostri telefonini hanno usato 300 persone all'alba, nell'ultima retata contro Messina Denaro erano in 150. Hanno sbagliato Matteo". A testa bassa, duro come mai. Assediato dall'indagine Open Matteo Renzi reagisce rilanciando. Sparando a zero. Trasforma la Leopolda nel palco della sua requisitoria su Open, per cui è indagato insieme ad altre 10 persone per reati che vanno dal finanziamento illecito alla corruzione.

La tesi dei magistrati è che la cassaforte renziana Open agisse come articolazione di partito. Renzi confuta, "mai stata la Leopolda di partito", e si scaglia contro tutti: gli "accrocchi del Csm" che "se noi facessimo come loro ci indagherebbero per traffico di influenze", "l'atteggiamento populista dei pm fiorentini", che "se vogliono capire la politica si dovrebbero candidare", i silenzi "vigliacchi e mediocri" del Pd, "renitente alla solidarietà", soprattutto gli ex renziani dem, "l'unica che ringrazio è Irene Tinagli", sferza Renzi.

Poi ancora contro Bersani "che ha preso 82 mila euro dai Riva dell'Ilva di Taranto", D'Alema "che ha distrutto il Monte dei Paschi" e "i rapporti col Venezuela del M5S, su cui ho comesso il reato di non averli distrutti politicamente, anche se adesso lo fanno da soli": "Pronto a confrontarmi con tutti, non accetto lezioni di etica" sfida Renzi preoccupando il Pd. Perché la tensione dentro la maggioranza di governo così torna a crescere.

I protagonisti della vicenda Open quest'anno non si fanno vedere granché, nella vecchia stazione ferroviaria fiorentina. In fuga dalla ribalta, niente riflettori. C'è Maria Elena Boschi certo, ma mancano in tanti: "Se passo? Non credo. Ma sarà una bella Leopolda sono vicino a tutti" fa sapere ieri mattina l'avvocato Alberto Bianchi, che di Open era dominus. "Non credo di passare, ho il festival delle religioni", si giustifica pure Marco Carrai. "Un processo kafkiano e uno sputtanamento mediatico", per il quale "andrò in sede penale a difendermi" e "chiederò di parlare a tutte le udienze", perché "chi decide che cos'è politica nei Paesi democratici è il Parlamento" arringa Renzi, metà avvocato di sè stesso metà pm a sua volta, come fosse lui ad avviare dalla Leopolda un procedimento contro la giustizia italiana.

E infatti l'ex premier cita Enzo Tortora, evoca il film Le vite degli altri sui metodi Ddr, si sfoga per il fatto che agli atti dell'inchiesta Open siano finiti anche sms con Carrai sulla malattia di un amico e persino quelli in cui gli chiedeva di aprire il cancello di casa, "perché al suo cane non sto simpatico, sarà un cane grillino". Mostra articoli di giornale, foto e chat, Renzi: "A fronte di 15 miliardi di giro d'affari di mafia, Camorra e Ndrangheta in Toscana negli ultimi due anni la Guardia di Finanza di Firenze si sta concentrando su Open, se era o no corrente. Andassero a cercare i riciclatori. Vogliono fare un processo politico alla politica. Hanno fatto una retata stile mafia non hanno trovato niente nei telefonini e si sono messi a fare pesca a strascico nei dati personali. Non mi sento un perseguitato anche se sono indagato dallo stesso pm che ha arrestato i miei genitori e indagato mia sorella e mia cognata. Non ho paura. Nemmeno di chi vuole mettermi il cordone sanitario" sfida il leader Iv infiammando la platea. Sul palco sfilano magistrati, avvocati e docenti iper critici sul sistema giudiziario, Sabino Cassese e Annamaria Bernardini Pace, Gianluca Caiazza, presidente delle Camere penali italiane ma anche legale di Renzi in Open, convinto che "il potere giudiziario abbia esondato i limiti costituzionali" e Carlo Nordio, che si scaglia contro la "spazza-corrotti".