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di Daniele Zaccaria


Il Dubbio, 3 dicembre 2021

 

Il garantismo, i diritti della difesa, il giusto processo sono pilastri dello Stato di diritto, ma nell'immaginario giustizialista (che troppo spesso coincide con il senso comune) si tratta di pedanterie, capziosità, cavillosi distinguo o "gargarismi" per citare un noto direttore di giornale, che avrebbero l'unico scopo di proteggere i "colpevoli" dal tocco dritto e virtuoso della giustizia. L'egemonia culturale di questa concezione è stata innegabile, andando ben al di là delle cronache di politica giudiziaria e costituendo una vera e propria narrazione, con magistrati e procuratori eroi contrapposti ad avvocati cinici e in malafede.

Ma adesso qualcosa scricchiola in questo immaginario manipolato. Basta scorrere il catalogo della piattaforma Netflix (230 milioni di abbonati nel mondo) per trovare infatti decine di film, serie e soprattutto documentari che raccontano la giustizia penale da tutt'altra angolazione, mostrando l'approssimazione delle inchieste, il bullismo dei procuratori, la fallacia delle testimonianze, la spietata superficialità delle sentenze.

Anche se non mancano incursioni in Brasile, Francia, Italia, la gran parte delle opere naturalmente mette a fuoco le distorsioni del sistema giudiziario americano, il più forcaiolo e carcerocentrico tra le grandi democrazie. La più emblematica e allo stesso tempo rigorosa è senza dubbio "Innocence files", minserie in nove episodi che parla di otto errori giudiziari, tra i quali anche alcune condanne alla pena capitale. Tutto ruota attorno al lavoro degli avvocati di The Innocence Project, una ong che da anni si batte per far ribaltare sentenze che gridano vendetta, frutto di indagini corrotte, di giurie manipolate, di violazioni continue dei diritti degli imputati, del continuo processo mediatico messo in scena dai media.

Otto casi in cui degli innocenti hanno subito una ingiusta condanna e che tra mille difficoltà sono riusciti a ottenere giustizia. Molti di loro dopo decenni passati a marcire in prigione. Una goccia nel mare visto che solamente l'1% dei ricorsi legali viene accolto ogni anno e che solamente una minima percentuale di questi ultimi può essere seguita da The Innocence Project: "Siamo una specie di Tribunale di ultima istanza per i pochi che riusciamo ad assistere, sempre troppo pochi", spiegano gli avvocati che spono riusciti a raccogliere nuove prove e far annullare i verdetti.

"Si può passare una vita dietro le sbarre o finire giustiziati con un'iniezione letale per le parole di un dentista?", si chiede polemicamente l'avvocato Ken Murrow, difensore di un marinaio condannato per omicidio e violenza sessuale per la perizia di in odontotecnico molto rinomato nell'ambiente forense che "senza ombra dubbio" ha riconosciuto il morso dell'imputato sul corpo della vittima. "Appena una giuria vede un camice bianco gli crede senza margine di dubbio, lo chiamo "effetto Csi", dalla serie tv dedicata alla polizia scientifica. Ma spesso i periti sbagliano, la scienza forense non è una vera scienza e le giurie spesso non hanno strumenti per sgomberare la mente dai pregiudizi". Le analisi su lesioni da morso, sono spesso ingannevoli e l'odontologia forense è una disciplina poco affidabile come hanno dimostrato i legali della ong: "I morsi non sono impronte digitali, pensare questo è un'assurdità, non dovrebbero neanche far parte delle prove processuali".

Un altro caposaldo nelle sentenze di colpevolezza è la testimonianza oculare che raramente le giurie mettono in discussione. Qualcuno che afferma di aver "visto" personalmente tale persona compiere tale atto è di solito l'asso nella manica della pubblica accusa, un elemento che nella stragrande maggioranza dei casi porta a un verdetto di colpevolezza. Nelle interviste ai giurati che avevano contribuito alle condanne in quanto "assolutamente certi" emerge lo stupore, lo smarrimento di persone che hanno agito in perfetta buonafede Ma tutti i moderni studi di neurologia spiegano che la memoria è una facoltà fallace, che il nostro cervello è continuamente preda dei tranelli e degli scherzi che ci giocano i ricordi e le emozioni. Quasi tutti gli errori giudiziari di cui si occupa Innocence files sono frutto di testimonianze "sicure" che poi si sono rivelate inattendibili e piene di contraddizioni.

Su questa fallacia endemica si innesta poi un sistema giudiziario vizioso, in cui gli sceriffi e gli agenti di polizia manipolano impunemente le testimonianze, forzando di fatto il riconoscimento degli accusati. Oppure di persone chiamate a testimoniare mesi e mesi dopo i fatti, il che, spiegano sempre i neurologi, non può che produrre brandelli confusi di memoria travestiti da certezze. Le stesse certezze dela cultura giustizialista che serie coraggiose come Innocence files stanno contribuendo a sgretolare.