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di Manuela D'Alessandro


agi.it, 3 dicembre 2021

 

Tanti anche gli atti di autolesionismo, spiega la Garante dei detenuti. "Manca l'assistenza sanitaria e il principio della rieducazione della pena è dimenticato". C'è un carcere dove tre persone, di 47, 36 e 37 anni, si sono tolte la vita nel giro di un mese, tra il 25 ottobre e il 30 novembre. Dove "la rieducazione non esiste, manca l'assistenza sanitaria e anche chi è vicino a finire di scontare la pena vede davanti a sé solo il baratro". Siamo alla Casa circondariale della Torre del gallo di Pavia e l'atto di accusa più pesante arriva dalla garante locale dei detenuti, Laura Cesaris. "A ottobre - racconta all'AGI - ho scritto due volte al Provveditorato per segnalare una situazione che è gravissima senza riceverne una risposta".

Non solo i suicidi. "Sono numerosissimi gli atti di autolesionismo - spiega la docente di Esecuzione Penale. Due casi molto pesanti risalgono all'estate scorsa con una persona che è andata in arresto cardiaco per avere perso troppo sangue". Dei tre reclusi che si sono tolti la vita uno, di 47 anni, "aveva dei problemi psichiatrici gravi tanto che gli era stato concesso di scontare la misura all'esterno del carcere ma aveva commesso dei reati mentre era 'fuori'". Nessuno dei tre avrebbe lasciato dei messaggi per spiegare il gesto. "Quello che mi lascia più amarezza - dice Cesaris - è che l'ultimo che si è suicidato, 37 anni, aveva un fine pena vicino, ad aprile 2023, e il fatto che si sia ucciso indica che nel suo futuro vedeva il nulla".

"Mancano medici, lo psichiatra cuce le ferite" - Uno dei problemi che Cesaris sottolinea è quello della mancanza dell'assistenza sanitaria. "Siamo al lumicino, non è pensabile che lo psichiatra debba cucire le ferite. Ci sono solo due medici che si alternano. Ad agosto tutti e sei i medici che c'erano si sono dimessi perché hanno avuto accesso alla scuola di specialità. Del resto se si pensa che un medico vaccinatore guadagna di più di uno che sta in carcere si può capire quanto non sia appetibile come posto".

Una particolarità di Pavia "è l'elevata presenza di sex offender e collaboratori di giustizia, persone che hanno problematiche particolari. Inoltre, più del sessanta per cento ha condanne definitive ed elevate e non dovrebbe stare quindi in una casa circondariale dove non ci sono trattamenti per la rieducazione. È la negazione di ogni principio costituzionale". E a infiammare ancora di più il disagio, "il Covid che ha allargato la distanza tra i detenuti e il mondo".

Silenzio, secondo Cesari, anche dalla direttrice di lungo corso del carcere, Stefania D'Agostino, che al momento risulta essere in congedo fino al 5 dicembre. "In queste condizioni - è la preoccupazione della Garante - è facile che i più forti prendano la supremazia sugli altri detenuti in carcere. Spero che la Procura indaghi. Come si sono potuti uccidere tre reclusi senza che l'agente della polizia penitenziaria se ne accorgesse?".

Gli avvocati di Pavia, mai così tanti suicidi in poco tempo - "Sono molto preoccupata, non si sono mai verificati tanti suicidi in un arco così ristretto di tempo. Siamo in contatto con la direttrice del carcere con la quale avevano già programmato un accesso al carcere ai primi di gennaio - prosegue la rappresentante degli avvocati -. Alla luce di quello che sta succedendo, vogliamo capire le cause che hanno spinto questi reclusi a togliersi la vita e quali siano le difficoltà nell'esercitare il controllo che deve essere garantito".

Per Grossi, "è importante che non cali il silenzio su queste morti e andare a fondo della questione. Ci chiediamo per esempio se sia diminuito il numero di agenti penitenziari, magari anche per il Covid. Non vogliamo accusare nessuno ma vogliamo trovare soluzioni. Tra i problemi del carcere c'è che una parte di chi è ospitato sta nella struttura vecchia dove, proprio a causa della fatiscenza, spesso si verificano problemi come l'acqua calda che manca o altri disagi che possono provocare tensioni".

Antigone: "Necessario indagare le cause di tipo sistemico" (redattoresociale.it)

L'osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone era stato in visita nell'istituto di pena lunedì 29 novembre. Verdolini: "Il carcere di Pavia presenta moltissime criticità: strutturali, di sovraffollamento, legate al personale sottodimensionato. Infine, criticità connesse ad una popolazione detenuta particolarmente sofferente".

"Siamo sgomenti per il terzo suicidio avvenuto in un solo mese nel carcere di Torre del Gallo di Pavia, il secondo nell'ultima settimana". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. L'osservatorio sulle condizioni di detenzione dell'associazione era stato in visita nell'istituto di pena lunedì 29 novembre, poche ore prima di questo ennesimo gesto estremo.

"Il carcere di Pavia - sottolinea Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia e una delle osservatrici che ha effettuato la visita - presenta moltissime criticità: strutturali, di sovraffollamento, legate al personale sottodimensionato (medico, in primis, ma anche penitenziario e trattamentale); infine criticità connesse ad una popolazione detenuta particolarmente sofferente che si trova ristretta tra quelle mura, in parte composta da detenuti cosiddetti 'protetti', ovvero isolati dagli altri per tutelarli dai rischi di aggressione (uno dei più grandi reparti protetti del nord Italia con oltre 300 presenze) e in parte portatrice di una fragilità sociale e psichica, situata nella struttura per la presenza dell'articolazione di salute mentale lombarda". "Certo ogni suicidio è un caso a sé e va considerato nella sua complessità, valutando anche la disperazione individuale di chi commette questo atto - ricorda Patrizio Gonnella -. Ma è anche vero che quando il numero dei suicidi supera una certa soglia è necessario indagare oltre, per capire se ci sono delle cause di tipo sistemico".

Venerdì l'osservatorio di Antigone sarà di nuovo nel carcere di Pavia, a breve distanza dalla precedente visita.