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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 3 dicembre 2021

 

Gli effetti delle novità giuridiche introdotte dalla riforma penale relativamente all'esecuzione, il ruolo degli "attori" (magistratura di sorveglianza, amministrazione penitenziaria e avvocatura istituzionale) coinvolti nell'esecuzione delle pene sia carcerarie che alternative, la tutela dei diritti fondamentali di migranti e persone vulnerabili (detenute madri e minori).

Sono le quattro linee di intervento individuate dalla presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense, Maria Masi, e dal presidente dell'Autorità garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, per rinnovare la collaborazione istituzionale tra il Cnf, con la Commissione per le persone private della libertà personale coordinata dal consigliere Piero Melani Graverini, e il Garante.

L'esigenza comune, si legge in una nota dell'istituzione forense, "è di aggiornare il protocollo d'intesa sottoscritto nel 2017 e determinare le direttrici di lavoro alla luce del mutato quadro normativo e del perdurare dello stato sanitario emergenziale, con l'obiettivo comune di tutelare la dignità dell'essere umano e garantire il principio rieducativo e riabilitativo della pena.

Il nuovo protocollo, che sarà sottoscritto e presentato a gennaio 2022, si svilupperà", prosegue il comunicato, "in azioni congiunte per creare una rete informativa e una interlocuzione costante tra l'avvocatura e il Garante. Nello specifico l'impegno si concretizzerà anche nella diffusione, tramite il Cnf, delle iniziative del Garante delle persone private della libertà ai 140 Ordini territoriali degli avvocati; nella formazione giuridica congiunta del personale addetto agli uffici del Garante e degli avvocati sull'esecuzione penale; nel coinvolgimento degli Ordini degli avvocati nella designazione del Garante comunale. L'accordo", ricorda quindi la noita, "intende individuare anche la più corretta modalità di interlocuzione indirizzata alle categorie più fragili: le donne madri detenute e i minorenni privati della libertà. Tutte le attività saranno condivise con i soggetti istituzionali interessati, a partire dal ministero della Giustizia con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e il Dipartimento giustizia minorile e di comunità".