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di Maria Fiore


La Provincia Pavese, 16 gennaio 2022

 

Una delegazione di rappresentanti dell'Osservatorio carceri, avvocati e politici hanno fatto visita ieri alla struttura. Un dirigente medico, che è psichiatra, e altri due medici in supporto. Su questi numeri si regge il sistema sanitario del carcere di Torre del Gallo. A questo personale, ridotto al lumicino, si appoggiano i detenuti che hanno bisogno di assistenza, medica ma anche psicologica, perché magari vivono più di altri il disagio della propria condizione.

"L'area sanitaria è un buco nero", dicono senza mezzi termini gli avvocati penalisti che, ieri mattina, hanno fatto visita al carcere di Pavia insieme ai rappresentanti dell'Osservatorio nazionale carceri e ad alcuni politici.

La delegazione, che ha chiesto il sopralluogo dopo che in carcere si erano verificati tre suicidi in un mese, è stata accompagnata dalla direttrice Stefania D'Agostino all'interno della struttura, che nella parte più vecchia è apparsa fatiscente. Piove dal tetto, ci sono problemi con l'acqua calda e in alcune celle mancano perfino i termosifoni.

La delegazione era composta da dodici avvocati. Erano presenti i rappresentanti della camera penale di Pavia Daniele Cei (presidente), Alberto Assanelli, Marco Panzarasa, Francesca Timi, Valeria Chioda, Cristina Castagnola, Eleonora Grossi, Alessandro Cignoli, Antonio Radaelli, e Valentina Alberta come rappresentante dell'Osservatorio carcere. Presente anche il presidente dell'Ordine degli avvocati Massimo Bernuzzi e Alessandro Cignoli come consigliere, insieme a una delegazione politica composta dal parlamentare Alessandro Cattaneo, dall'assessore di Pavia Anna Zucconi e dal consigliere comunale Michele Lissia.

Alla visita era presente anche Laura Cesaris, garante dei detenuti per la provincia di Pavia. La delegazione ha incontrato il direttore sanitario Davide Broglia, impegnato nella somministrazione della terza dose di vaccino ai detenuti, e ha potuto visitare il polo psichiatrico, dove sono reclusi i detenuti più difficili, quelli incapaci di intendere e volere. "Il disagio psicologico c'è anche tra i detenuti comuni - spiega Grossi - ma questi casi non sono certificati".

Il carcere, che ospita attualmente 578 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 514 persone, dal punto di vista delle condizioni strutturali è apparso come diviso in due. La parte vecchia, che ospita i detenuti cosiddetti comuni (chi si è macchiato di reati non gravissimi), cade a pezzi.

Le infiltrazioni di acqua dal tetto provocano umidità e muffa nelle celle, dove ci sono problemi con l'acqua calda e con il riscaldamento. Il blocco C, realizzato di recente, è invece "come dovrebbe essere un carcere", spiega l'avvocata Eleonora Grossi. È la sezione dei protetti, i detenuti che hanno commesso reati molto gravi, come le violenze sessuali e gli omicidi, e dove sono ospitati i collaboratori di giustizia. "Le celle, che sono riscaldate e salubri, hanno spazi giusti e ciascuna è dotata di bagno interno e addirittura doccia - aggiunge Grossi.

La direttrice ci ha spiegato che le segnalazioni sulle criticità vengono fatte, ma le risposte tardano ad arrivare. L'obiettivo della visita era proprio questo: gli avvocati vogliono essere un tramite per aprire le porte del carcere verso l'esterno e per arrivare a una soluzione, attraverso chi ha il potere di intervenire".