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La Nazione, 17 gennaio 2022


I detenuti scrivono una lettera per denunciare la situazione: "Costretti a stare tutti insieme in piccole celle. Siamo preoccupati per la nostra salute". Cresce il focolaio all'interno del carcere della Dogaia tanto che adesso anche i detenuti si sentono minacciati dal virus. Una situazione fuori controllo - i contagi sono oltre cento - come hanno già sottolineato i sindacati di polizia penitenziaria la scorsa settimana su La Nazione, che ha spinto un gruppo di detenuti a prendere carta e penna e scrivere una lettera al giornale.

"Anche fra queste mura esiste il problema 'Covid' - scrivono i detenuti - Da una decina di giorni la situazione all'interno del carcere sta dilagando in modo allarmante. E noi siamo preoccupati per la nostra salute". Il gruppo di detenuti vuole portare a conoscenza di tutti le condizioni in cui sono costretti a vivere, senza distanziamento, ammassati in piccole celle e senza una netta divisione fra positivi al virus e non.

Il sovraffollamento delle carceri è problema risaputo che mal si concilia con una pandemia la cui prima regola è proprio quella del distanziamento che, dentro alla Dogaia diventa difficile da mantenere a causa di spazi ristretti e affollamento.

"Ci rivolgiamo alle istituzioni dello Stato e a quelle regionali perché possano intervenire, se non per risolvere il problema quanto meno per darci una mano per migliorare questa situazione precaria in cui siamo costretti a vivere", si legge nella lettera dei detenuti.

Ogni cella è abitata da tre persone e non esistono altri spazi dove poter isolare i positivi. "Abbiamo le mascherine - spiegano ancora i detenuti - ma da sole non bastano a proteggere dal contagio. Non possiamo andare più all'aria aperta, né la mattina né la sera ma siamo costretti a restare ognuno nella propria sezione. Le celle non sono dotate di campanello e, se qualcuno si sente male, siamo costretti a chiamare le guardie a voce. Molto spesso, poi, gli agenti, che sono in numero ridotto, sono impegnati in altri servizi e nessuno può intervenire in caso di necessità. Chiediamo pertanto che chi di dovere intervenga evitando che la situazione possa sfuggire di mano".