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di Piercamillo Davigo


Il Fatto Quotidiano, 17 gennaio 2022

 

La sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato i due nuovi presidenti della Corte designati dal Csm è figlia di troppi sconfinamenti intrecciati. E dell'abbandono di una virtù cardinale. Il Consiglio Superiore della Magistratura è previsto dalla Costituzione come organo di governo autonomo dell'ordine giudiziario per la magistratura ordinaria.

Hanno altri organi di governo autonomo la magistratura amministrativa (TAR e Consiglio di Stato), quella contabile (Corte dei conti), quella militare e quella tributaria. Il CSM ha al suo interno una Sezione disciplinare che pronuncia sentenze ricorribili innanzi alle Sezioni Unite civili della Corte Suprema di cassazione, mentre per le altre magistrature (tranne quella militare) le sanzioni disciplinari sono inflitte con atti amministrativi.

Tutti i provvedimenti del CSM (diversi dalle sanzioni disciplinari) sono adottati con atti amministrativi, come tali ricorribili al giudice amministrativo: in primo grado Tribunale amministrativo regionale ed in appello Consiglio di Stato. Le sentenze del Consiglio di Stato sono ricorribili innanzi alle Sezioni Unite civili della Corte suprema di cassazione solo per motivi di giurisdizione (come quelle della Corte dei conti). Nei motivi di ricorso per giurisdizione rientra anche quello che viene chiamato "eccesso di giurisdizione" così riassunto dalle Sezioni Unite nella sentenza 3978:5 del 23.11.2021 depositata il 14 dicembre 2021 ricorrente Prestipino Giarritta Michele: "Fuor di dubbio è che le decisioni del giudice amministrativo siano sindacabili per motivi inerenti alla giurisdizione quando detto giudice sconfini nella sfera del merito riservato all'amministrazione, anche quando la decisione finale pur sempre esprima la volontà del giudice di sostituirsi a questa, pur nel rispetto della formula dell'annullamento (tra le ultime, Cass., sez. un., 3 novembre 2021, n. 31311). E questo principio acquista particolare pregnanza proprio con riguardo al Consiglio superiore della magistratura, il quale, in ragione delle proprie competenze di rilievo costituzionale, gode di un tasso di discrezionalità particolarmente elevato". In tale sentenza le Sezioni Unite hanno peraltro escluso che fosse presente tale sconfinamento.

La questione da un lato è potenzialmente idonea a ledere le "competenze di rilievo costituzionale" del CSM (se si riduce il concetto di sconfinamento) e dall'altro può incidere sulla tutela giurisdizionale affidata al giudice amministrativo (se il concetto di sconfinamento viene ampliato). La giurisprudenza delle Sezioni Unite sul punto presenta qualche oscillazione che non è qui possibile approfondire. Il recente caso in cui due sentenze del Consiglio di Stato hanno annullato la nomina del Primo Presidente e del Presidente aggiunto della Corte Suprema di cassazione (Consiglio di Stato, Sez. V, 14.1.2022 n. 267 e n. 268) potrebbe essere l'occasione per una pronunzia che tracci in modo chiaro i confini della giurisdizione amministrativa, anche se l'eventuale decisione, investendo i vertici della Corte, sarà accompagnata da polemiche.

Un recente articolo (15 gennaio 2022) apparso su "Giustizia Insieme" (online) a firma della Redazione ha rilevato in ordine alle due citate sentenze del Consiglio di Stato: "È pacifico che si tratti di candidati eccellenti e che vi sia stata effettiva comparazione dei rispettivi curricula ai fini della nomina. È pacifico che non vi siano state violazioni dei criteri di nomina così come predefiniti nel T.U. sulla dirigenza giudiziaria (...), nel senso che è pacifico che il CSM abbia deciso in base a questi e non altri criteri". Nel caso della nomina del Presidente, il Consiglio di Stato ha tuttavia ritenuto insufficientemente motivati i giudizi di prevalenza in quanto privi di "spiegazione concreta e circostanziata" laddove hanno ritenuto sostanzialmente equivalenti esperienze consistentemente diverse (funzioni di legittimità); ovvero privi di ragionevole e compiuta spiegazione dell'esito valutativo perché "l'oggettiva consistenza dei dati curriculari nei termini suindicati avrebbe richiesto una (ben diversa e) più adeguata motivazione in ordine alle conclusioni raggiunte dal Csm: seppure il dato quantitativo-temporale sul possesso degli indicatori specifici non ha infatti valore assorbente e insuperabile, né implica di per sé alcun automatismo sull'esito valutativo, occorre nondimeno una motivazione ragionevole e adeguata per poter giustificare una conclusione difforme dalle (univoche) emergenze dei dati oggettivi" (partecipazione alle Sezioni Unite); o ancora formulati "al di là della opinabilità, e cioè del fisiologico esercizio della discrezionalità spettante all'amministrazione nel quadro degli indicatori previsti dal Testo unico" nel momento in cui si è ritenuto che una determinata sezione (la Sesta Civile) rivestisse un ruolo essenziale e strategico quale Sezione filtro perché tale valutazione sarebbe avvenuta "in assenza di criteri (predeterminati) in tal senso nell'ambito del Testo unico" e conduce evidentemente "ben oltre la discrezionalità valutativa nell'apprezzamento dell'uno o dell'altro profilo curriculare" (ufficio spoglio).

Nel caso della nomina del Presidente aggiunto, il Consiglio di Stato ritiene del pari che "l'oggettiva consistenza dei dati curriculari nei termini suindicati avrebbe richiesto una (ben diversa e) più adeguata motivazione in ordine alla conclusione di ritenuta equivalenza dei profili dei candidati, conclusione che non risulta invece allo stato esplicabile né ragionevolmente intellegibile alla luce dello scarno passaggio motivazionale speso dal Csm al riguardo. Tanto in più in un caso, quale quello in esame, in cui l'importanza del posto a concorso, gli eccellenti profili dei candidati in competizione e la indiscutibile rilevanza dei loro curricula impongono - oltre all'attenta, accurata e completa ricognizione di tutti gli aspetti della rispettiva carriera, anche attraverso la opportuna comparazione - un particolare obbligo di motivazione, puntuale ed analitico, tale da far emergere in modo quanto più preciso ed esauriente le ragioni della prevalenza di un candidato sull'altro".

Sembra così rimanere poco più che una clausola di stile il riconoscimento al CSM della "esclusiva attribuzione del merito delle valutazioni, su cui non è ammesso alcun sindacato giurisdizionale", a dispetto del fatto che in presenza di situazioni di eccellenza il giudizio diventa inevitabilmente sottile e raffinato e veramente difficile da sindacare. E diventa altresì difficile comprendere quali sarebbero i margini entro i quali potrebbe muoversi la valutazione di merito, se tutto deve essere necessariamente predeterminato in maniera assolutamente vincolante. Pronunce siffatte rendono evidente l'anomalia di un sistema che concentra nel giudice amministrativo il sindacato sulle nomine agli uffici di pressoché tutte le magistrature nazionali e che, nel momento in cui include anche le proprie (della magistratura amministrativa) e quelle degli organi chiamati a sindacare le sentenze stesse del Consiglio di Stato (Cassazione), appare di dubbia costituzionalità (cfr. Corte cost. 168/1963).

Come si vede la materia può diventare esplosiva innescando scontri istituzionali. Peraltro non bisogna dimenticare che il Consiglio Superiore della Magistratura si è dotato di un Testo unico sulla dirigenza (nonostante il nome altisonante è una circolare) che in taluni punti consente letture opposte e che era stato oggetto di una proposta di modifica che le vicende che hanno colpito il CSM ha impedito di attuare. A ciò si sono aggiunte, specie nella precedente consiliatura (che effettuò circa mille nomine di direttivi e semidirettivi per il repentino abbassamento dell'età pensionabile con il pensionamento anticipato di circa 500 magistrati, quasi tutti direttivi o semidirettivi, e il trattenimento in servizio di 18), nomine che non sempre hanno convinto. È perciò opportuno che tutti gli organi coinvolti nella questione (Consiglio di Stato, Corte Suprema di cassazione e Consiglio Superiore della Magistratura) facciano uso di una virtù cardinale talvolta dimenticata: la prudenza.