sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

di Maurizio Crippa


Il Foglio, 19 gennaio 2022

 

Non che ai suoi tempi le turbolenze ai piani alti della magistratura, e della politica di Giustizia, fossero assenti Dal 2010 vice presidente del Csm, al tempo di un governo Berlusconi particolarmente burrascoso con il mondo delle toghe, si è trovato a gestire i contrasti tra i pm e il leader del centrodestra con cui era stato vice ministro di Giustizia.

E anche le magagne del sistema correntizio c'erano già. Dal 2015, con Renzi premier e Andrea Orlando in via Arenula, ha guidato tra le altre cose la Commissione ministeriale per la riforma dell'ordinamento giudiziario. Altre montagne russe. Oggi Michele Vietti guarda la politica e le vicende della magistratura con più distacco professionale, ma sempre con attenzione. E non può non notare un clima peggiorato.

Il primo spunto è la bocciatura da parte del Consiglio di stato delle nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano - primo presidente e aggiunto della Cassazione- e la decisione (secondo alcuni obbligata) del Consiglio superiore della magistratura di confermarle. "Allora, nonostante le dispute non era in discussione la legittimazione dell'organo consiliare. Oggi invece il Csm è sotto schiaffo anche reputazionale".

Secondo molti osservatori, un suo predecessore Cesare Mirabelli ad esempio, intervenendo sulla validità, dice che il Consiglio di stato ha fatto un'invasione di campo. "È esatto, ha fatto qualcosa che ritengo censurabile, è una prevaricazione contro un organo costituzionale. Però, prima di gettare la croce sul Consiglio di stato, bisogna dire con chiarezza un'altra cosa". Che è colpa del discredito in cui è caduto il Csm? "No, non è questo il punto. Ovvio, la delegittimazione esiste. Ma la prima e più grave colpa è della politica, Sono anni, lustri, che ci lamentiamo: il correntismo, le logiche di spartizione, la politicizzazione... ma è solo una litania di cui i partiti si disinteressano e su cui la politica non ha mai voluto intervenire. Da quanti anni sappiamo tutto del caso Palamara? E dunque?".

Sembra l'ennesima rissa di potere, o una incomprensibile guerra procedurale: anche la nomina del nuovo procuratore di Roma Francesco Lo Voi è passata dall'annullamento del Tar della nomina di Michele Prestipino. tutto qui? "Io sono del parere che nomine come queste, ai vertici della Cassazione intendo, non possono essere trattati dalla giustizia amministrativa -Tar o Consiglio di stato- come fossero delibere di un qualsiasi sperduto Comune. Sono cose completamente diverse. Ed è giusto, indiscutibile, che debba essere riconosciuto a queste nomine - che in ogni caso vengono fatte secondo procedure formalizzate - un margine di discrezionalità. Che è la discrezionalità appunto della politica - e intendo la parola nel senso più alto. Perché il Csm è il governo della magistratura".

Ma forse, a furia di logiche di correnti eccetera, il Csm è diventato un po' troppo un "ufficio nomine", e questo produce una inevitabile logica di ricorsi, bocciature. Non è così? "Ci può essere anche questo, ma ripeto: tocca alla politica rifare le regole". Il governo, il ministro Cartabia, sta appunto lavorando alla riforma del funzionamento del Csm. Cosa occorre fare? Secondo Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione delle Camere penali, c'è per prima cosa da rivedere i meccanismi di valutazione delle carriere: questi ricorsi nascono da una mancanza di vera valutazione, dice.

"Questo è decisivo. Ma va detto che proprio il Testo unico sulla Dirigenza giudiziaria ha complicato le cose. Con la pretesa di misurare soltanto minuziosamente tutti i requisiti, impedisce quella scelta di merito che non può che essere, appunto, discrezionale. I magistrati, su questo, hanno preparato la corda con cui essere impiccati da soli. Per questo serve una riforma guidata dalla politica. Ad esempio, limitare al solo Consiglio di stato, in composizione speciale, il vaglio delle decisioni sui direttivi".

È uno dei temi su cui dovrebbe intervenire la riforma, oltre al meccanismo elettorale. Che ne pensa? "Francamente siamo al buio, nessuno parla né spiega". Eppure Sergio Mattarella ha spronato più volte la magistratura all'autoriforma. "Cosa ovviamente importante, ma è evidente che nessuna corporazione vorrà mai riformare se stessa. Serve una messa in mora definitiva. e credo questa debba essere una delle priorità del nuovo presidente della Repubblica". Che, a questo punto, potrebbe davvero essere Mario Draghi? "Su Draghi nulla quaestio, ovviamente. Il problema è che contestualmente alla sua elezione ci siano le garanzie di una prosecuzione autorevole del governo: e io, francamente, questo oggi non lo vedo".

Sarebbe meglio un altro presidente? "Non ho indicazioni da dare, ripeto che Draghi non può essere messo in discussione. Ma è necessaria una scelta che ridia centralità alla politica e a un Parlamento molto umiliato ed esautorato in questi anni. La scelta del presidente va fatta dal Parlamento". Caratteristiche ulteriori, oltre alla autorevolezza e alla competenza? "Il presidente della Repubblica è il regista delle istituzioni. Dunque deve conoscere bene tutti gli attori: istituzioni, partiti, storia politica, personalità. Deve interpretare l'unità. È il lavoro più politico di tutti. Ed è difficile".