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di Giovanni Verde


Corriere del Mezzogiorno, 19 gennaio 2022

 

Si fa cattiva informazione quando si lascia intendere che i problemi stiano tutti nel Csm. Non ho letto le decisioni del Consiglio di Stato. È da ritenere che in esse siano compiutamente spiegate le ragioni per le quali ha ritenuto che vi siano state violazioni dei criteri. Questo è il nostro sistema, nel quale anche il Csm è sottoposto al controllo di un altro giudice, che è libero di fare le sue valutazioni (diversamente il controllo non avrebbe senso).

E il Csm, qualora ritenga infondati gli annullamenti, potrà riproporre le proprie scelte. Ci sono alternative? Certo, si potrebbe ritenere che per le nomine di vertice le decisioni del Csm non sono sottoposte a controllo di altro giudice. Ma lo accetteremmo, noi che ci nutriamo di perenni sospetti e che abbiamo di noi stessi l'immagine di un Paese nel quale dietro ogni cosa c'è qualche trama inconfessabile?

Chi fa informazione, prima di gridare allo scandalo, dovrebbe, in casi come questi, chiedersi se al cittadino interessi che a presiedere la Corte di cassazione sia l'uno piuttosto che l'altro, posto che egli non ha alcuna ragione per ritenere che la sostituzione del nominato con il magistrato ricorrente abbia ricadute sull'amministrazione della giustizia, affidata a magistrati che, per definizione, sono tra di loro fungibili. La verità è che il problema delle nomine riguarda soltanto i magistrati e le loro ambizioni. Come ho sottolineato in altre occasioni, in tema di nomine c'è un solo settore sensibile ed è quello delle Procure della Repubblica.

Qui, tuttavia, la differenza si spiega perché nelle Procure è concentrato un potere immenso e non controllabile. Perciò, si fa cattiva informazione, quando si lascia intendere che i problemi della nostra giustizia stiano tutti nel Csm, nella sua composizione e nelle nomine dei magistrati e si gettano sul Csm luci sinistre che coinvolgono l'intera magistratura. Non è così. Le nomine sono problemi interni al corpo dei magistrati. I problemi della giustizia, quelli che ricadono sulla pelle dei cittadini, risiedono altrove e, soprattutto, non si risolvono, cambiando un'ennesima volta le leggi sulle elezioni dei magistrati componenti il Csm (detto fra noi, il disegno di legge progettato potrebbe addirittura avere effetti negativi).

Stiamo giocando con il fuoco. La giustizia, non diversamente dall'economia (e finanche dalla religione), ha bisogno della fiducia. Creare sfiducia, affogare ogni cosa nella melma del sospetto è distruttivo. È un'ulteriore picconata alla nostra debole e stanca democrazia, di cui non abbiamo sicuramente bisogno.