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di Liana Milella e Conchita Sannino


La Repubblica, 20 gennaio 2022

 

Dopo il no del Consiglio di Stato la conferma del primo presidente. La Guardasigilli Cartabia conferma che la riforma del Csm è pronta. Ma la maggioranza si divide. I simboli contano. Ed è certo di grande rilevanza se oggi, giovedì, alle 10 sarà il capo dello Stato e del Csm Sergio Mattarella a presiedere la seduta in cui saranno riconfermati nel loro incarico il primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio e la sua vice Margherita Cassano. Mattarella, quando Curzio fu votato al Quirinale il 15 luglio 2020, era presente al consenso (quasi) unanime su Curzio (si astenne solo il laico della Lega Cavanna).

Stavolta, dopo il 4 a 2 in commissione, non ci sarà di nuovo l'accordo di tutti sullo stesso Curzio. Finirà, come dice radio-Csm, con 6 astensioni, perché non si sono convinti a votare sì i quattro togati di Unicost, né tantomeno Sebastiano Ardita, che si è già astenuto lunedì nella commissione per gli incarichi direttivi, e con lui l'ex pm di Palermo Nino Di Matteo. Perplessità che non sono tanto sul merito della rinomina, quanto piuttosto sul metodo, sulla "fretta" del nuovo voto.

L'importanza della fretta - Fretta che invece, per chi voterà a favore di Curzio, è un elemento determinante di questa partita. Venerdì, domani, si apre in Cassazione l'anno giudiziario e non è neppure pensabile che Curzio ci arrivi delegittimato, bocciato dal Consiglio di Stato, che giusto alla vigilia dell'evento, nel passaggio di consegne tra l'ormai ex presidente Filippo Patroni Griffi (prossimo giudice costituzionale) e l'ex ministro berlusconiano Franco Frattini, deposita una duplice sentenza. Che privilegia la toga della Cassazione Angelo Spirito - napoletano di Unicost e a un anno e mezzo dalla pensione - sia nei confronti di Curzio che della Cassano. Secondo i giudici di palazzo Spada avrebbe qualche anno in più di carriera. Un calcolo matematico che di fatto azzera qualsiasi discrezionalità del Csm nella nomina.

La pronuncia è arrivata venerdì scorso, all'insaputa di tutti. Non ne era al corrente il presidente del Cds Patroni Griffi, ed è all'oscuro Mattarella. Una vera bomba. Sulla quale aleggia anche un possibile conflitto d'interessi, perché il giudice relatore Alberto Urso è stato valutato nel concorso svolto tra 2017 e 2018 anche da Angelo Spirito - il ricorrente contro Curzio e Cassano - che era nella commissione decisa da palazzo Chigi. Il sindacato dei giudici amministrativi, l'Amcs, nega il conflitto, nonché il dovere, o quantomeno l'opportunità di un'astensione da parte di Urso. Ma non basta. La bocciatura di Curzio e Cassano arriva non solo dopo quella dell'ex procuratore di Roma Michele Prestipino, ma anche di altri magistrati promossi dal Csm. E l'impressione - come ha detto a Repubblica il segretario di Area Eugenio Albamonte - è che il comportamento di palazzo Spada miri di fatto a bloccare la possibilità per il Csm di essere libero nelle nomine. Tanto varrebbe affidarsi a un algoritmo matematico.

Csm da riformare - Ma superato il voto di oggi e le inaugurazioni di domani al palazzaccio di Roma, e ancora il giorno dopo nei 26 distretti giudiziari, il tema sarà proprio la riforma del Csm. Ed è questo uno degli obiettivi strategici che viene affrontato, tra Senato e Camera, dalla Guardasigilli Marta Cartabia che illustra due volte la tradizionale relazione sullo stato della giustizia e che sabato ha scelto Reggio Calabria come sede distrettuale in cui essere presente per la cerimonia di apertura. La ministra - dopo una maratona che dura dalle 9 del mattino alle 8 di sera - ottiene il voto favorevole di entrambi i rami del Parlamento. Finisce con un en plein al Senato - 195 i sì, 25 i no, 2 le stensioni - e alla Camera, con 265 voti a favore, 34 no e tre astenuti. Contro c'è sempre Fratelli d'Italia.

Cartabia affronta a 360 gradi i temi del suo dicastero - dai tempi lunghi della giustizia, agli impegni rispettati del Pnrr sulla riforma del processo penale e civile, al carcere, alle donne - ma proprio la coincidenza con il voto di oggi al Csm su Curzio e Cassano ci porta ad estrapolare dal suo discorso la questione del Csm e della sua riforma, cioè la prossima scadenza politica che a questo punto arriverà dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato.

Dice Cartabia: "All'appello manca ancora un altro fondamentale e atteso capitolo: la riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm, che il presidente della Repubblica e alcune forze politichehanno ancora di recente sollecitato. Gli emendamenti riguardano tra l'altro il sistema elettorale, la composizione e il funzionamento del Csm, il conferimento degli incarichi direttivi, le valutazioni di professionalità, il collocamento fuori ruolo, il concorso per l'accesso in magistratura e il rapporto tra magistrato e cariche elettive". "Sono certa - dice ancora Cartabia - che nelle prossime settimane potremo progredire nella scrittura anche di questo atteso capitolo di riforma, che il Pnrr ci impegna ad approvare entro il 2022. La Camera ha già calendarizzato la discussione in aula e quella scadenza dovrà essere rispettata. Per parte mia continuerò, come ho fatto nei mesi scorsi e come ben sanno tutti coloro con cui ho avuto interlocuzioni sul tema, a dare la mia massima disponibilità per accelerare il corso di questa riforma e per sollecitarne l'esame da parte dei competenti organi del governo".

Ma proprio sul Csm si averte già un possibile clima di tensione nella maggioranza. Basta ascoltare le dure parole pronunciate al Senato dalla responsabile Giustizia della Lega, nonché noto avvocato penalista, Giulia Bongiorno. Dopo l'esordio - "È l'ora più buia della giustizia" - Bongiorno affronta il caso della Cassazione e dei vertici bocciati dal Cds, ma confermato oggi dal Csm: "Io non mi schiero - dice alla ministra - ma lei cosa pensa di questi conflitti? Prenda atto che non è tempo di piccoli ritocchi, servono riforme profonde e radicali, il Csm non è una casa che ha bisogno di una tinteggiatura, ma è da demolire e ricostruire". I colleghi di centrodestra la applaudono. E lei lancia la proposta della Lega: "Serve una legge elettorale con il sorteggio con requisiti iniziali per essere candidati". Quel sorteggio che non figura invece tra le proposte di Cartabia, ma viene caldeggiato da tempo anche da Forza Italia. Alla Camera lo ribadisce il forzista Pierantonio Zanettin.

Bongiorno motiva così la sua proposta destinata ad aprire sicuramente una crepa nella maggioranza: "Le obiezioni al sorteggio è che si premi il fortunato e non il meritevole, ma se oggi il sistema attuale ha premiato i meritevoli, allora io preferirei i fortunati. Il sorteggio elimina il legame con le correnti e la gratitudine dell'eletto". Se ne riparlerà, a questo punto, dopo l'elezione del capo dello Stato, ma proprio il dibattito sulla giustizia, tra Camera e Senato, mette in evidenza come soprattutto la legge elettorale del Consiglio non possa più aspettare. Lo dice il tesoriere del Pd Walter Verini che sposa il progetto dell'Alta Corte, fuori dal Csm, come ha chiesto tante volte l'ex presidente della Camera Luciano Violante, "con personalità di indiscusso spessore istituzionale che possano giudicare i ricorsi e i provvedimenti disciplinari di tutte le magistrature". Quindi anche del Consiglio di Stato. E Verini dà un giudizio positivo sul plenum di oggi alla presenza di Mattarella "per restituire i suoi vertici alla Cassazione 'decapitatì da un'inaspettata sentenza del Cds giunta nell'imminenza dell'inaugurazione dell'anno giudiziario".