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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 20 gennaio 2022

 

Il via libera alla relazione sulla giustizia in Parlamento. La ministra: un'esperienza che vorrei continuare. Tutte le mie energie per accelerare sul Csm. "Sappiamo bene quanta fatica e disponibilità è stata chiesta a tutte le forze politiche per trovare un terreno su cui convergere. Queste riforme sono figlie del contesto straordinario in cui sono nate: di un governo sostenuto da una maggioranza amplissima, di "unità nazionale", con sensibilità al suo interno molto distanti tra loro. È anche la sua ricchezza".

Parla di giustizia Marta Cartabia, la Guardasigilli del governo Draghi. Illustra al Parlamento gli interventi compiuti e quelli ancora in cantiere; compreso il difficile e ancora indefinito capitolo che riguarda il Consiglio superiore della magistratura, divenuto cruciale dopo il conflitto con il Consiglio di Stato: "Continuerò a spendere tutte le mie energie per accelerare il corso di questa riforma e sollecitarne l'esame da parte dei competenti organi del governo", promette la ministra.

Tuttavia alla vigilia dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica, le parole di una donna delle istituzioni il cui nome compare negli elenchi dei candidati sia al Quirinale che a palazzo Chigi qualora il premier traslocasse, assumono inevitabilmente anche un altro significato. E così diventa naturale associare i toni della ministra a orizzonti più vasti. "Il cammino delle riforme della giustizia è stato un cammino non sempre lineare - dice Cartabia - ma è stato un cammino possibile perché sorretto dalla comune responsabilità per l'interesse del Paese, sempre alla ricerca di una equilibrata sintesi. Di questo ringrazio di nuovo, sentitamente e pubblicamente, tutte le forze politiche".

Un omaggio alla propria maggioranza ma anche all'opposizione di Fratelli d'Italia, che insieme a qualche fuoriuscito grillino non approverà la relazione ma senza contrarietà esasperate, anzi con accenti di disponibilità. Se questo significa che per la "ministra del possibile" possono aprirsi altre strade si vedrà, ma intanto la ex presidente della Corte costituzionale incassa un successo significativo nella tappa che, un anno fa, vide cadere il governo Conte 2 e il suo predecessore in via Arenula, Alfonso Bonafede.

La relazione sull'amministrazione della giustizia rivendica il raggiungimento dei traguardi stabiliti per il 2021 e fissa quelli del 2022, sempre in una logica di condivisione e costante dialogo con i partiti e chi ogni giorno affolla i tribunali: dai magistrati agli avvocati al personale amministrativo, allo scopo di garantire il rispetto dei diritti di accusati e parti lese. E poi il pianeta carcere e delle pene alternative che aiutano il recupero dei condannati "di cui beneficiano sia i singoli che la società", le relazioni internazionali e tanti altri aspetti. Compreso l'impegno su singoli casi, come il processo bloccato per il sequestro e l'omicidio di Giulio Regeni.

Cartabia ricorda il mantenimento dell'abolizione della prescrizione dopo il giudizio di primo grado voluto dal precedente governo, ma anche i "correttivi a garanzia dell'imputato" introdotti con l'improcedibilità; un meccanismo che però non deve distogliere dall'obiettivo di "portare tutti i processi a sentenza definitiva, ma nel rispetto di tempi ragionevoli".

Si sofferma su questioni che interessano questa o quella parte degli emicicli di Camera e Senato: dalle nuove regole sulla "presunzione di innocenza" alla lotta contro "la piaga della corruzione"; dalle modifiche necessarie per attrarre nuovi investimenti all'aumento del Pil legato alla riduzione della durata dei processi. E poi il contrasto alla criminalità organizzata e migliori condizioni di vita nelle prigioni, per detenuti e agenti penitenziari, fino al capitolo della "giustizia riparativa": una nuova frontiera che sta molto a cuore alla Guardasigilli, non in una banale chiave "buonista", bensì alla ricerca di "un sistema in grado di ricostruire legami civici tra i cittadini, che ricuce e ripara, non si nutre di odio né cede alla reazione vendicativa, e vive innanzitutto di ricerca di verità".

Anche in questi passaggi Marta Cartabia parla di giustizia, ma potrebbe parlare anche di politica e contesti più vasti. I partiti che sostengono il governo applaudono. Il Pd con i senatori Anna Rossomando e Franco Mirabelli e i deputati Andrea Giorgis, Walter Verini e Alfredo Bazoli, promette appoggio a riforme nello spirito della Costituzione; la leghista Giulia Bongiorno riconosce "competenza e capacità di mediazione" alla Guardasigilli, ma la esorta al "coraggio" come Forza Italia; i Cinque Stelle e Italia viva - da fronti opposti - ringraziano entrambi; e così Enrico Costa, di Azione, pur chiedendo maggiori controlli sulle performance dei magistrati.

Un buon viatico per la ministra della Giustizia a cui, dice in conclusione, "piacerebbe poter continuare questa esperienza per implementare il lavoro avviato, con la collaborazione di tutti". Altri orizzonti non tocca a lei immaginarli.